Azzerare la Lega per ripartire dal territorio. Parla Guido Guidesi

L’assessore lombardo, leghista di Codogno, lancia l'allarme per il futuro del Carroccio e propone di ripartire da zero per superare i personalismi e ricostruire il partito. Basta inseguire Vannacci su remigrazione e "rastrellamenti", meglio lavorare per contrastare il centralismo

14 AGO 26
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Foto ANSA

Mentre Matteo Salvini, chiuso nella ridotta di Via Bellerio, fa la conta dei fedelissimi da salvare nelle liste elettorali, a poca distanza, nella sede della giunta regionale guidata da Attilio Fontana, Guido Guidesi – assessore di riferimento – lancia un allarme che somiglia molto a una scelta di campo: “Credo che la situazione sia più grave rispetto a ciò che leggo sui giornali, io credo sia a rischio la sopravvivenza della Lega e mi baso non solo sui sondaggi ma anche sui dati del tesseramento e della presenza a eventi e assemblee”, dice. E chi conosce i modi pacati di questo uomo di economia e governo, potrebbe rimanere sorpreso. Ma non è così: “Nascondere questo vuol dire dare priorità alla composizione delle liste elettorali e non al futuro della nostra comunità politica. Mi pare evidente ci si debba chiarire su tante cose: dalla linea sull’economia a quella sull’Europa” e si sa che all’Europa Guidesi crede davvero. Ma non c’è solo quello: bisogna rimettersi d’accordo, come Lega, su questioni che vanno “dai temi etici, al federalismo, al regionalismo, al sindacalismo territoriale, al liberalismo, alle competenze rispetto alle preferenze. E la compatibilità tra ruolo di partito e ruolo di governo. E su tutte alla convivenza all’interno del partito tra rappresentanti del nord e del sud”.
Sembra, anzi è, un j’accuse rivolto a chi invece gioca alla rincorsa dell’ex generale Vannacci. Prosegue: “Non si può dire ‘abbiamo fatto un congresso’ e fingere che tutto vada bene. Allora io credo che la cosa migliore sarebbe fermarsi, confrontarsi, capire quale possa essere la soluzione con la disponibilità di tutti all’azzeramento dei ruoli interni al partito partendo dall’alto sino alla sezione più piccola”. A mali estremi, estremi rimedi ma a otto mesi dal voto è impresa ardua. “Io posso permettermi di dirlo perché per alcuni sono parte dell’ondata salviniana, invece per gli ultras salviniani sono un nordico nostalgico. La verità è che la Lega è casa mia e io il passo indietro l’ho già fatto quando mi sono dimesso dal Parlamento per aiutare la Lega e la regione, come era giusto fosse”. Guidesi lancia la sua proposta da pontiere: “Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi. Se invece c’è qualcuno che tiene solo al proprio sedere, beh sappia che andando avanti a far finta di nulla tra un po’ di sedie per sedersi non ce ne saranno più”. E questo potrebbe essere l’argomento più convincente. Poi, da uomo che si occupa di economia sul territorio, un assist al mondo delle imprese: la Lombardia “credo che debba fare quello che è capace di fare, quello per cui è nata: essere e rappresentare, anche a livello sindacale, un territorio, le esigenze del territorio e gli interessi del territorio. Questo è il nostro know-how, che esprimiamo anche attraverso gli amministratori locali, i governatori, i sindaci, tutta la rete di cui disponiamo. Sono estremamente convinto che su questo bisogna riprendere e investire, invertendo un po’ la rotta degli ultimi tempi”. Con un occhio attento ai temi energetici. Per Guidesi nella prossima legge di Bilancio, per sostenere il sistema produttivo settentrionale (e qui riappare l’interpretazione federale di Fontana), la Lega dovrebbe chiedere “semplificazione, innanzitutto, perché gli spazi di bilancio sono limitati. C’è bisogno di dare un segnale, soprattutto per le aziende del nord. Penso che il vero avversario continui a essere il centralismo. Il centralismo è nemico dello sviluppo, è nemico della crescita economica, è nemico di tutta la capacità di innovazione, non solo dal punto di vista economico ma anche tecnologico, sotto ogni aspetto”. Insomma l’azzeramento di un partito che si è impantanato è secondo Guido Guidesi, leghista di Codogno appassionato da una vita della sua “comunità” politica, il ritorno alle origini e alle ragioni profonde del movimento. E non certo l’inseguimento di slogan su remigrazione e “rastrellamenti” come quelli lanciati da Vannacci.
“Bisogna assolutamente tornare a dare priorità e, dal mio punto di vista, forse anche unicità al tema del decentramento e del territorio. C’è bisogno di questo. Purtroppo c’era bisogno anche in questo governo di una maggiore azione da questo punto di vista”. Resta da capire come verranno recepite le proposte di Guidesi da Salvini (qualche segnale è già arrivato). Per il momento i “ribelli”, dopo l’ultima sortita capeggiata da Fontana, in attesa del pratone di Pontida, sembrano chiedersi dove andrà a parare la loro rivoluzione. Con Luca Zaia in panchina, Giancarlo Giorgetti impegnato nella ipotetica scalata al Colle più alto e Roberto Calderoli ormai prigioniero del suo ruolo. In tutto questo l’unica granitica certezza è che Salvini non mollerà. In attesa che qualcuno provi a impugnare la ramazza, come in quella lontana drammatica notte di Bobo Maroni. Aspettando i barbari ri-sognanti.