A Sant’Anna di Stazzema lo scatto "antifa" di Tajani

Il vicepremier commemora la strage nazifascista. Segna la distanza dagli alleati e dice : "I fascisti italiani furono complici. I valori democrati si fondano sulla guerra di liberazione". E riconosce il ruolo delle "brigate partigiane". La campagna contro la burocrazia intanto crea malumori tra i ministri FI 

13 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 06:50
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Diranno: il vicepremier rosso. A Sant’Anna di Stazzema la destra non si era fatta mai vedere. Almeno fino a ieri, quando Antonio Tajani ha risposto all’invito del sindaco dem Maurizio Verona. Il leader forzista è arrivato in rappresentanza del governo per commemorare la strage nazifascista. E lo ha fatto con parole chiare, di quelle che non sempre gli alleati della maggioranza riescono a pronunciare in queste occasioni. Anzi, quasi mai. “Quella di Sant’Anna non è una delle tante tragedie che ogni guerra porta con sé. Quello commesso dalle truppe della Germania nazista che occupavano e opprimevano il nostro paese è un crimine deliberato, commesso con l’aiuto di fascisti italiani”, ha detto Tajani, denunciando complicità e responsabili. Qualcuno nella destra di governo avrà anche storto il naso. In pochi infatti, al di là di Forza Italia, hanno ricordato l’eccidio del 1944. Ignazio La Russa, da presidente del Senato, ha parlato di “barbarie” e di una “ferita indelebile nella nostra storia”, senza particolari riferimenti. La premier Giorgia Meloni non è intervenuta. Tajani – in versione partigiano – invece si è spinto ben oltre. E’ stato lui a chiudere la cerimonia, parlando dopo i rappresentanti istituzionali e dopo Giuseppe Conte, il leader M5s a cui è stata affidata l’orazione ufficiale. “Non basta dire ‘mai più’, occorre agire concretamente per garantire che tutto questo non si ripeta”, ha detto in un altro passaggio il vicepremier forzista. E ancora: “I valori sui quali si fonda l’Italia democratica sono i valori sui quali si è basata la guerra di liberazione. Una guerra sanguinosa, che non avremmo vinto se non fosse stato per l’intervento decisivo degli Alleati”. Poco dopo Tajani ha però ricordato, sottolineato, il contributo degli italiani alla guerra di liberazione. “Penso innanzitutto alle Brigate partigiane del Nord, ma penso anche all’esercito del Sud”, a tutti quelli che hanno messo da “parte le divergenze per un obiettivo comune”.
In tempi di vannaccismo dilagante, della continua rincorsa a destra, da Tajani arriva uno scatto che va in tutt’altra direzione. Ma non c’è solo questo nello sprint ferragostano del ministro degli Esteri. Un altro segnale, ma qui si tratta di politica nel senso più proprio del termine, il leader di FI ha voluto darlo due giorni fa lanciando la sua campagna contro la mala burocrazia. “Una battaglia” per la semplificazione, che mira a ridurre oneri burocratici e a incrociare le banche dati delle amministrazioni. Con tanto di sportello virtuale forzista: “Hai un caso da segnalare? Scrivi a Forza Italia”. E’ una questione identitaria, liberale. Un problema che ha più volte segnalato anche Marina Berlusconi. Solo che non tutti all’interno del partito hanno capito subito che tipo di campagna sarà. Nel post Tajani citava Casellati e Zangrillo, il lavoro di sburocratizzazione e semplificazione messo in campo rispettivamente dalla ministra per le Riforme istituzionali e da quello per la Pa. “Abbiamo già fatto tanto”, scriveva Tajani. Ma non è abbastanza, è il sotto testo che in molti tra gli azzurri hanno colto. Figurarsi i due ministri (mezzi commissariati), che non devono averla presa benissimo. Alle ricette di Casellati (che ha abrogato migliaia di norme prerepubblicane) e alle digitalizzazioni di Zangrillo – che ha di recente portato la sua riforma, il Ddl merito – Tajani preferisce il suo modello Farnesina: ovvero un’unità per la semplificazione. Dalle sue parti è già operativa, Tajani la vorrebbe in ogni ministero, è in arrivo un disegno di legge. Lo proporrà al resto del governo, insieme ad altre misure, dopo l’estate. Nel frattempo però dovrà far fronte ai malumori nel suo partito. E non sono i primi.