Maran (Pd): “Nessuno vuole l'immigrazione incontrollata, ma Frederiksen sui migranti fa propaganda come Meloni”

L'eurodeputato del Pd contro la premier socialista danese che fa asse con la presidente del Consiglio italiana: "Non propongono nulla di concreto. Servono accordi con i paesi di origine e integrazione, altro che hub all'estero"

12 AGO 26
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Foto ANSA

Roma. “Anche tra noi progressisti nessuno è per le porte aperte, anzi spalancate all’immigrazione clandestina. Anche noi vogliamo che il fenomeno sia regolato e non lasciato nelle mani dei trafficanti, ma la premier danese Mette Frederiksen con Meloni fa solo propaganda per ragioni di politica interna”. Pierfrancesco Maran, eurodeputato del Pd di area riformista, tendenza Milano – dove è stato assessore prima con Pisapia e poi con Beppe Sala –, stigmatizza la scelta della premier socialista danese di farsi promotrice, insieme alla presidente del Consiglio italiana, della linea dura in Europa sull’immigrazione. Un asse che due giorni fa è stato celebrato anche con una sorta di manifesto per punti condiviso sui profili social di entrambe le cape di governo. E che ieri era di nuovo nel mirino del governo spagnolo che di nuovo attaccava l’Italia: ”Sfrutta la crisi di Ceuta per interessi elettorali”.
E lo fa anche la socialista Frederiksen? La premier danese non imbarazza i socialisti nostrani? Maran, sull’immigrazione siete troppo morbidi? “Innanzitutto – risponde l’eurodeputato – non dobbiamo dimenticarci che sull’immigrazione, come su altri temi importanti, in Europa esiste una divisione tra paesi del nord e paesi mediterranei che travalica le tradizionali divisioni tra destra e sinistra. La Danimarca non ha un problema di arrivo diretto di migranti, ma il problema di garantire che i paesi di prima approdo si riprendano le persone. Con una posizione simile a quella del cancelliere tedesco Merz che ora sta appunto chiedendo all’Italia di riprendersi i migranti arrivati da noi, ma trovati in Germania. Potrebbe accadere presto anche con la Danimarca, altro che amicizia Meloni-Frederiksen”.
Intanto però le due fanno sponda. “E lo fanno per ragioni di propaganda interna”, replica Maran. “A Frederiksen fa gioco far vedere ai danesi che sull’immigrazione non ha una linea diversa da quella di una leader della destra europea, a Meloni invece quest’asse serve, ancora di più dopo il caso Sánchez, per non mostrarsi isolata in Europa. I loro obiettivi però sono molto diversi”. Entrambe comunque dicono: no all’immigrazione incontrollata. “Ma va, e chi direbbe sì?”, domanda non senza ironia Maran. “Il problema è come riuscire davvero a realizzare questo obiettivo perché oggi, parole a parte, i migranti irregolari continuano ad arrivare, insensibili al colore del governo di turno. E certo non sono gli hub nei paesi terzi la soluzione”. E quale allora? “Negli ultimi due anni, ad esempio, sono stati aumentati significativamente i fondi per Frontex, lo strumento di polizia di frontiera dell’Unione Europea, che ha consentito di ridurre notevolmente i flussi sulla rotta balcanica. Ma le attività di controllo ai confini non sono risolutive. Il vero punto sono gli accordi con i paesi d’origine. Va detto – aggiunge Maran – che in questo modo si dà il potere a stati esterni di aprire i flussi quando c’è un problema politico da segnalare. Come avvenuto a Ceuta, con il Marocco che ha voluto mandare un segnale alla Spagna dopo la visita in Algeria di Sánchez. E’ quella che si chiama weaponized migration: succede nei Balcani, in Bielorussia e anche in Marocco e Libia”.
Intanto però Frederiksen e Meloni mandano un messaggio semplice: via chi delinque, via chi non si integra e non rispetta le leggi europee. “Anche in questo caso, chi potrebbe essere contrario a questo principio? Ma per dire che qualcuno ha commesso un reato serve un processo. Poi, una volta condannato, un immigrato può essere espulso. Eppure sia in paesi governati dalla destra, sia in paesi governati dalla sinistra, questo non avviene sempre perché esistono dei problemi tecnici con i paesi di provenienza. Meloni e Frederiksen non offrono soluzioni, segnalano solo il problema per fare propaganda. Per far sì che le persone che arrivano possano non commettere reati – prosegue l’eurodeputato del Pd – serve integrarle: mandare i bambini e i ragazzi a scuola, offrire loro servizi e diritti. La clandestinità invece è la porta degli effetti negativi dell’immigrazione di cui parlano le due premier. Per questo rendere più semplice l’accesso al permesso di soggiorno o alla cittadinanza è in realtà più utile a contrastare l’illegalità. Nessuno vuole l’immigrazione irregolare, ma visto quanto è difficile rimpatriare se non ci sono accordi con i paesi di origine, siamo sicuri che non offrire percorsi di integrazione anche a chi è entrato irregolarmente sia la strada giusta?”.