Una destra senza populisti. Parla Roberto Occhiuto

Liberale, liberista e anche un po’ libertario: è il manifesto del governatore della Calabria, ala riformista di Forza Italia. Idee per il governo del paese: con Meloni (promossa a pieni voti) e senza Vannacci
10 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 10:08
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Un'agenda liberale, liberista e anche un po' libertaria. Quella che manca al paese e, forse, anche al centrodestra. La propone Roberto Occhiuto, 57 anni, governatore della Calabria, ala riformista del partito più riformista della coalizione, Forza Italia. Non semplice, in un paese che sembra ostaggio degli opposti populismi e con il conducator Vannacci che incombe: senza, stando a quel che dicono i sondaggi, non si vince; con, stando a quello che dice lui, non si governa o almeno non si governa in maniera sensata. Occhiuto, iniziamo da lì. “Intanto la politica non è aritmetica, quindi non è per forza detto che immettere elementi di populismo in una coalizione faccia sì che la coalizione aumenti i consensi. Anzi, può anche far perderle appeal fra i riformisti e i liberali: non è scontato che i voti si sommino”. Resta quindi d'attualità la domanda di Lenin: che fare? “Si fa quel che il centrodestra ha fatto fin dalla sua formazione: stare unito, vincere le elezioni e governare con stabilità. Se ti metti in mano ai populisti forse vinci, anche se io non ne sono sicuro, però è difficile pensare che poi tu possa governare”.
“E le elezioni – continua Occhiuto – servono appunto per decidere chi deve guidare il paese. Giorgia Meloni è una leader straordinaria, capace di trovare e recuperare consenso, interprete di una destra europea non populista. La parte liberale che la appoggia, cioè Forza Italia, deve approfittare dello sbandamento a sinistra sempre più accentuato del campo cosiddetto largo per rilanciare le sue ricette liberali”.
Poi vedremo quali sono. Intanto, pare di capire che lei Vannacci in casa non se lo metterebbe… “No e non ne parlo nemmeno volentieri, perché così si finisce per enfatizzare un fenomeno presente in tutta Europa, la destra populista, invece di combatterlo. Con Vannacci in coalizione, Meloni, che è la nostra risorsa più importante, sarebbe costretta a ribattere a un generale che le sparerebbe ogni giorno sempre più grosse, quindi a fare una campagna elettorale su un terreno che non è il suo. Proprio Meloni ha dimostrato di saper governare da destra ma senza cedere al populismo”. Per esempio? “Per esempio, sui conti. I populisti non si pongono il problema dell'equità generazionale e delle responsabilità verso le generazioni future. Meloni ha tenuto i conti in ordine e i problemi creati dai populisti li ha risolti: per esempio, il buco causato dal folle bonus edilizio di Conte”.
D'accordo, ma il centrodestra i populisti li ha in casa: fra Salvini e Vannacci le differenze sono sempre più labili… “La Lega che ho conosciuto io si è sempre segnalata per capacità di governo, è quella di Fedriga, di Zaia, adesso di Stefani”.
Si parlava di Matteo Salvini, però. “Da governatore della Calabria, posso dire che Salvini si è dimostrato un ministro delle Infrastrutture che non cerca il consenso facile delle sue valli ma cerca di fare qualcosa di storico come il Ponte sullo Stretto. Chi l'avrebbe mai immaginato che il Ponte sarebbe diventata la grande battaglia di un ministro leghista?”.
Insomma, Aldo Cazzullo ha torto quando scrive che Salvini è il peggior ministro dei Trasporti dall'invenzione della ruota… “Non sono d'accordo con Cazzullo, Salvini è un ministro delle Infrastrutture che viene dal nord ma alla mia regione ha assegnato risorse mai avute in passato, quattro miliardi e mezzo solo per le strade. Se fosse in cerca di consenso dalla sua base elettorale, quei soldi non li avrebbe certo dati alla Calabria”.
Tuttavia, non sembra che il governo Meloni brilli per incisività riformista. “A Giorgia Meloni presidente del Consiglio do un voto che oscilla fra il nove e il dieci. Prima di fare il governatore, ero capogruppo di FI e l'avevo conosciuta in Parlamento. Avevo sempre pensato che fosse brava ma, alla prova del governo, nonostante molto scetticismo, ha dimostrato un piglio e uno standing che nemmeno quelli che la apprezzavano già riuscivano a immaginare. Però non può fare tutto lei, non può coprire tutto e sostituirsi a tutti. La parte più riformista e più liberale della coalizione è stata a volte con le braccia conserte aspettando che Meloni facesse il lavoro. Ma lei interpreta in chiave europea il suo essere di destra. Il motore riformista e liberale della coalizione dev'essere Forza Italia, che deve continuare a portare avanti anche le sue storiche battaglie garantiste. E qui bisogna sfatare un mito: quando si parla di riforme, sembra sempre che ci si rivolga a un'élite, come se fossimo il vecchio Partito liberale fisso al 2 per cento. Invece una coalizione liberale è quella che scrive la propria agenda e non se la fa scrivere dalla cronaca. Non vuol dire che non bisogna commentare i fatti del giorno, ma proporre alla pubblica opinione delle riforme concrete e condivisibili”.
Che però sembrano anche utopistiche, nel paese più immobile del mondo. “Io in Calabria le riforme le ho fatte, sui rifiuti, sul sistema idrico, sul baraccone clientelare dei consorzi di bonifica che ho ereditato, e adesso sto lavorando sulla Sanità. Ce l'ha insegnato Berlusconi, il più grande liberale degli ultimi 50 anni, che però sapeva sempre comunicare in maniera geniale e incisiva”.
E' quello che dovrebbe fare Forza Italia? “Premetto che io di FI sono il vicesegretario, quindi il mio giudizio riguarda tutto il partito. Non si tratta di gettare la croce addosso a qualcuno: senza Antonio Tajani, probabilmente Forza Italia sarebbe scomparsa insieme a Berlusconi. Detto questo, vorrei un partito capace di mettere in pratica quotidianamente un'agenda riformista, a cominciare dal metodo”. Il metodo? “Consiste nel non scrivere le leggi sotto la dettatura delle corporazioni”. A questo punto serve un esempio. “Il mercato dei taxi. La mia regione è l'unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l'abbiamo fatto, mettendoci dalla parte del cittadino utente e non della lobby dei tassisti. La lezione è che bisogna scegliere ciò che è giusto anche se al momento è impopolare, consapevoli che, se è giusto davvero, popolare lo diventerà. Pensiamo alla Sanità: non è stata toccata da decenni perché ogni riforma si scontra con i sindacati, l'Ordine dei medici e tutte le altre corporazioni. Ma una riforma va fatta, e nell'interesse dei pazienti, non dei medici. Si chiama metodo liberale e vale anche nell'economia: è quello che ti fa rifiutare la tentazione di sostituirti al mercato ma facendo degli investimenti che lo stimolino. La Calabria ha un mercato debole, secondo il manuale del liberale ortodosso non avrei dovuto fare tanti interventi ma li ho fatti per abilitare il mercato, non per sostituirmici. Per esempio: la società degli aeroporti in mano a un privato che non voleva o non poteva investire. Io l'ho acquisita alla regione, ho fatto gli investimenti che servivano e ho realizzato il record dei turisti. Ora potrei metterla sul mercato”.
Il metodo di un'agenda riformista: “Non scrivere le leggi sotto la dettatura delle corporazioni. Un esempio: il mercato dei taxi. La mia regione è l'unica dove è attivo Uber X. Abbiamo trovato gli strumenti e l'abbiamo fatto”
Capitolo tasse. “Forza Italia sta giustamente tentando di intestarsi le battaglia sulla loro riduzione, che va fatta ma, e qui torniamo alla lezione di Berlusconi, in maniera tale che i cittadini la percepiscano. Negli ultimi anni, il governo ha fatto due manovre sull'Irpef, prima con l'accorpamento di alcuni scaglioni e poi con una riduzione di alcuni punti percentuali. La riforma costa ogni anno circa sette miliardi e mezzo, è una buona cosa ma pochi se ne sono accorti. Berlusconi avrebbe magari abolito il bollo dell'auto, almeno per alcune categorie di contribuenti: sarebbe costato di meno allo stato e sarebbe stato più avvertito dai cittadini. La riduzione delle tasse va fatta comunque, ma fatta in modo tale che chi le paga capisca che sta pagando meno”.
Andiamo avanti con l'agenda liberale e liberista… “Sburocratizzare il paese si può. L'attuale sistema delle autorizzazioni immobilizza ogni iniziativa. Io vorrei che ci fosse uno stato che affidi la responsabilità della realizzazione delle opere pubbliche alle imprese e ai privati e che verifichi ex post, non che dia prima l'autorizzazione. Più controlli e meno permessi. Ho calcolato che per realizzare un'opera di contrasto all'erosione costiera devo mettere insieme diciannove autorizzazioni preventive. Se ci si limitasse a verificare costi e risultati dopo che è stata realizzata, l'opera sarebbe realizzata in minor tempo e con spesa minore. Lo stato dovrebbe fidarsi di più dei suoi cittadini, invece di pensare, a priori, che lo vogliano fregare. Altra battaglia liberale che mi piacerebbe Forza Italia facesse: troppi giovani lasciano l'Italia, io in Calabria ne conosco molti, ma noi siamo il paese del made in Italy, quindi della creatività, della fantasia, dell'innovazione. E la creatività, per definizione, viaggia sulle gambe dei giovani. Noi invece abbiamo un sistema retributivo che funziona per scatti di anzianità: bisogna proporne un altro, che paghi invece per scatti di futuro. Le grandi imprese questo fanno: investono sui cervelli, non sugli anni. Vale nel privato ma anche nel pubblico. Mi piacerebbe che il mio partito lanciasse una grande discussione sulla valorizzazione dei giovani nel mondo del lavoro, altrimenti dagli stessi giovani saremmo percepiti come una parte politica ingiallita. Chiediamoci perché le start up crescano soprattutto in America. Per definizione, le start up hanno un'alta possibilità di fallire. Se lo fai in America, hai una seconda chance; se lo fai in Italia, finisci sulla black list delle banche e nessuno ti dà più un'altra possibilità. Questo paese non rischia solo di invecchiare, ma di invecchiare male”.
“La riduzione delle tasse va fatta comunque, ma fatta in modo tale che chi le paga capisca che sta pagando meno”. “Sburocratizzare il paese si può: più controlli e meno permessi”. “Proposte coraggiose sui diritti civili”
Delle proposte liberali si è detto, di quelle liberiste anche, mancano solo quelle libertarie. Del fine vita che pensa? “Che sarebbe auspicabile evitare la giungla normativa, con ogni regione che si fa la sua legge. La Corte costituzione ha invitato il Parlamento a occuparsene; spero che lo faccia in maniera coraggiosa e liberale, beninteso nel massimo rispetto per tutte le posizioni etiche e religiose. Credo che in questa legislatura sia ormai tardi, ma uno dei primi punti dell'agenda del prossimo Parlamento dev'essere una legge in materia. In generale, sui diritti civili noi dovremmo, come centrodestra in generale e Forza Italia in particolare, avanzare delle proposte coraggiose. Alcuni temi non vanno valutati per i consensi che fanno avere o perdere ma per il profilo che costruiscono. Una coalizione che balbetta sui diritti civili sarebbe considerata fuori dal tempo, troppo conservatrice, da un elettorato giovane che di questi temi parla con grande libertà”.
Intanto non sembra che sul caso Roggero il centrodestra si sia comportato in maniera molto liberale, anzi. “Io su questa vicenda non sono intervenuto pubblicamente perché penso non vada fatto sull'emozione del momento. Comprendo l'esasperazione di chi per anni ha subito rapine, però è chiaro che non si può legiferare sull'onda dei casi di cronaca che appassionano l'opinione pubblica. Ogni mese c'è una qualche vicenda che catalizza l'attenzione del paese. Io non dico che non si debba intervenire, ma che bisogna farlo avendo ben chiara in testa un'agenda riformista”.
Il quadro è chiaro. Resta piuttosto incerto quello internazionale, che pure sarà decisivo. Intanto, l'Ucraina: bisogna continuare ad appoggiarla? “Assolutamente sì. Secondo me l'ancoraggio europeista, specie rispetto a minacce così concrete, non si può perdere, anche se l'Unione europea appare debole, lenta, divisa. E' appunto sull'Ucraina che si gioca l'autorevolezza dell'Europa. Una coalizione seria di centrodestra non si fa condizionare dagli umori contingenti. E resta sempre atlantista nonostante le contingenze populiste americane”.
Già, ma che gli Usa di Trump vogliano mollare la Nato al suo destino sembra chiaro. In questo caso, gli europei cosa dovrebbero fare? “Forse sarebbe più prudente aspettare di capire quello che faranno davvero gli elettori americani nei prossimi anni. Gli Usa sono il principale pilastro dell'Occidente, quindi il rapporto con loro deve prescindere da chi li governa”. Intanto in Europa tutti i governi appaiono, più o meno, deboli… “La leader più autorevole, in questo momento, è Giorgia Meloni, e non solo a destra. Ammetto che è un momento in cui il pensiero e la prassi liberali stentano ad affermarsi in Italia e in Europa. Del resto, era così anche quando c'era Berlusconi, che certamente è stato il leader europeo più liberale degli ultimi decenni”. E un altro Berlusconi c'è? “Direi proprio di no, né in Italia né in Europa”.
Parliamo di futuro, allora. Le elezioni chi le vincerà? “Se il centrodestra riuscirà a essere un po' più ottimista verso sé stesso, dunque a liberarsi dal timore di essere scavalcato dai populisti, ha ancora la leader più performante, e francamente in una campagna elettorale fra Meloni e uno dei potenziali leader del centrosinistra si può essere ottimisti”. Il nuovo Parlamento dovrà eleggere anche il nuovo Presidente della Repubblica: chi le piacerebbe? “La prima regola che ho imparato nelle istituzioni è che il Presidente in carica non si cita nemmeno, figuriamoci discutere del suo successore. Il Presidente c'è, è Sergio Mattarella ed è autorevolissimo. In questi anni, la percezione del ruolo del Presidente della Repubblica è stata accresciuta da Mattarella grazie al rigore e all'equilibrio con i quali lo ha interpretato”. Va bene, niente toto Quirinale. Dica almeno come si vede lei, adesso e in futuro. “Io mi vedo bene a fare quello che faccio: governare la Calabria ed essere di stimolo per Forza Italia. Nonostante i retroscena dei giornali, sono uno di quelli che parlano meno con Marina Berlusconi e non ho alcuna intenzione di fare l'anti Tajani, anzi l'anti nessuno. Rimanendo capogruppo di Forza Italia alla Camera, probabilmente sarei diventato ministro. Avrei potuto, ma ho voluto occuparmi della Calabria dove resterò per i prossimi quattro anni”.
Questa ce la segniamo. Allora, visto che è il 10 agosto, faccia uno spot per la sua regione: tre ragioni per venire in vacanza in Calabria. “Primo, perché oggi è molto più facile da raggiungere, le politiche di incoming turistico hanno funzionato, gli aeroporti calabresi sono quelli che crescono di più, la regione è più connessa. Seconda, perché la Calabria concentra tutto il bello dell'Italia in una regione sola, natura, enogastronomia, patrimonio artistico. Terzo, perché è l'unica regione in cui, nella stessa giornata, puoi vedere il sole sorgere su un mare, andare a fare una gita in montagna e poi vederlo tramontare su un altro mare”.