Il caso Ceuta, lo abbiamo visto, ha rimesso in circolo, nell'estrema destra europea, l'algoritmo del "dagli allo straniero", specie se un pochino di colore. Le immagini dell'"invasione" di Ceuta hanno tirato fuori il peggio delle destre europee e ci hanno ricordato quanto la strumentalizzazione dei temi legati all'immigrazione sia direttamente proporzionale alla vicinanza alle elezioni politiche. Italia, Francia, Spagna e Polonia si avvicinano alle elezioni e la demagogia attorno al caso Ceuta, per fortuna durata pochi giorni, nasce anche da qui: dal desiderio da parte delle destre europee di poter raggranellare qualche follower e un po' di consenso in più, evocando la paura più ancestrale che c'è. Lo straniero, specie se un pochino di colore. Il copione è sempre lo stesso. C'è l'invasione. Gli immigrati sono alle porte. Dobbiamo difenderci. Dobbiamo chiuderci. Dobbiamo salvare i nostri popoli per dare loro un futuro.
Le campagne elettorali sono iniziate, in mezza Europa, e accanto alle idee per contrastare l'immigrazione (i verbi cambiano a seconda della difficoltà che si ha nei sondaggi, si va da un semplice governare a un più impegnativo contrastare, fino a un più rude arginare per concludere con un definitivo bloccare) ne vedremo altre con cui le destre estreme cercheranno di dimostrare di non essere solo chiacchiere, distintivo e migranti da fermare. I programmi elettorali ci regaleranno soddisfazioni, delusioni e disperazioni. Ma per mettere a nudo l'estremismo delle destre più radicali quando parlano di migranti c'è un modo originale che suggeriamo ed è quello di andare a studiare quante promesse dei populisti di destra sarebbero irrealizzabili senza l'apporto dell'immigrazione. La destra italiana, quella più estrema, prima di ogni campagna elettorale, oltre ad attaccare le banche, trova modi più o meno originali per promettere di abbassare l'età pensionabile, dossier sul quale invece non può esercitarsi il generale Vannacci, andato in pensione a 56 anni: meglio non parlare del tema, almeno in campagna elettorale.
Si diceva: le pensioni. Primo punto. La destra vuole mandare prima gli italiani in pensione? Facciamo due calcoli. Entro il 2050 la quota di persone tra 15 e 64 anni è prevista in discesa dal 63,5 al 54,3 per cento, mentre gli ultrasessantacinquenni saliranno dal 24,3 al 34,6 per cento. Dunque: per promettere, in modo realistico, di poter anticipare le pensioni, pazzia che per fortuna la destra al governo in Italia non ha realizzato dopo averla promessa, serviranno necessariamente più immigrati regolari e occupati, in grado di finanziare le pensioni del futuro.
Secondo punto. La destra, come ripete spesso in campagna elettorale, vuole abbassare le tasse (proporlo in campagna elettorale è un conto, farlo al governo è un altro conto) e contestualmente vuole trovare un modo per aumentare la spesa, per poter dare forma alle proprie idee, tra flat tax, assegni familiari, più spese per la polizia, più fondi alla sanità, più aiuti alle scuole? Perfetto. Per poterlo promettere senza farsi ridere dietro, anche se poi non lo farà, occorre riconoscere che servono più entrate fiscali per lo stato. Per avere più entrate fiscali per lo stato occorre allargare la popolazione che lavora. Per allargare la popolazione che lavora indovinate cosa serve? La risposta la offre l'Istat: l'Italia, nel 2025, ha mantenuto un suo equilibrio perché, a fronte di una popolazione di cittadinanza italiana che è diminuita di 189 mila persone, la popolazione straniera è aumentata di 188 mila. Avete sentito qualche sovranista lamentarsi di questo dato? No. E sapete perché.
Terzo punto. Vuoi essere credibile nella lotta contro la denatalità? Bene. Per farlo servono più soldi, probabilmente, e i soldi si possono trovare più facilmente ampliando la platea che paga le tasse piuttosto che facendo pagare più tasse a tutti, essendo le politiche di revisione della spesa un tabù. Ma per combattere la denatalità, nell'attesa che gli italiani tornino a fare figli su figli, occorre guardare anche qui i dati. Senza immigrati, la crisi demografica peggiorerà. Con gli immigrati, gli effetti della crisi demografica possono essere compensati almeno in parte. Anche qui ci aiuta l'Istat: nel 2025 sono nati appena 355 mila bambini e il saldo naturale è stato negativo per 296 mila persone. Il saldo migratorio positivo è stato invece di 296 mila e ha compensato quasi esattamente la differenza tra morti e nati. Avete sentito qualche sovranista lamentarsi di questo dato? No. E sapete perché.
Punto numero quattro: vuoi fermare la fuga dei cervelli? Bene, viva la patria. Ma se vuoi fermare la fuga dei cervelli non puoi pensare di intervenire soltanto cercando di trattenere quelli italiani. Devi trovare un modo per rendere i cervelli stranieri più desiderosi di venire in Italia. Ed ecco il paradosso documentato dall'Istat: tra il 2019 e il 2024 l'Italia ha perso 78 mila giovani laureati italiani, ma ha registrato un saldo positivo di 88 mila giovani laureati stranieri. Risultato complessivo: poco meno di diecimila laureati in più. Risultato positivo soltanto grazie all'immigrazione.
Punto numero cinque: vuoi, in nome del patriottismo, difendere il made in Italy? Bene. Ma le aziende che scommettono sul made in Italy, per produrre, hanno bisogno di manodopera. La manodopera di cui hanno bisogno non riescono a trovarla tutta fra i lavoratori disponibili in Italia. Per avere la manodopera necessaria a permettere al made in Italy di competere con il mondo c'è bisogno di altra manodopera non italiana. E il risultato è quello che sappiamo: per rendere l'industria, che il sovranismo vuole giustamente proteggere, in nome del made in Italy, più italiana servono più lavoratori stranieri, non per questioni ideologiche ma per questioni produttive. Le imprese italiane, secondo i dati Unioncamere, nel 2025 prevedevano di ricorrere a lavoratori stranieri per quasi un'assunzione programmata su quattro. La quota saliva a un'assunzione su tre nell'edilizia e a più di due su cinque nell'agricoltura e nel tessile.
Il paradosso finale, per la destra sovranista che gioca a man bassa con un pizzico di xenofobia, è che anche la domanda delle domande, quella sulla sicurezza, per poter ricevere risposte reali, e non solo virali, ha bisogno di qualche atto concreto, difficilmente compatibile con la paura dello straniero. Per avere maggiore sicurezza non basta "fermare" l'immigrazione o lavorare per espellere chi non dovrebbe stare nel paese. E' necessario, ma non sufficiente. Per combattere l'insicurezza, occorre lavorare con forza su canali legali, documenti rapidi, contratti regolari, formazione, controlli sui datori di lavoro, lotta al caporalato e rimpatri efficaci. Rendere gli immigrati invisibili non produce più controllo, ma produce più irregolarità, più ricattabilità. E, una volta compreso che neppure la destra più arcigna può permettersi di essere davvero contro gli immigrati, sarà facile capire che una destra desiderosa di proteggere l'Italia, per essere credibile, non può limitarsi a dire "fermiamoli tutti", ma, per rendere le proprie proposte anche lontanamente compatibili con la realtà, dovrebbe imparare a capire come avere più immigrati senza che questo diventi un catalizzatore di paura. Ceuta passa, la realtà no.