Lo spettro Di Battista: sondaggi al 3,5 per cento. La sua estate militante

Il campo largo si arrovella: "Ma Dibba che farà?". Ma c'è anche chi teme il complottone: è un modo per tenere buoni da una parte i 5 stelle più riottosi, dall'altra chi nel Pd è esasperato dalle sparate di Conte

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E’ uno spauracchio estivo? Il burraco dei feticisti della politica, la settimana enigmistica del Transatlantico? O c’è qualcosa di più concreto? In attesa di settembre, nel campo largo ci si arrovella. Si cerca un segnale che possa almeno far intuire una risposta: Alessandro Di Battista alla fine lancerà davvero il suo movimento? L’ex grillino, alle prossime politiche, rischia sul serio di essere la spina nel fianco che il generale Vannacci è diventato per il centrodestra? O è tutta una fantasia? Lui, il Dibba, il Che Guevara di Corso Francia, dopo aver spiegato qualche settimana fa che “sì”, ci sta penando sul serio, resta muto come un pesce. Intanto batte l’Italia palmo a palmo per presentare il suo monologo “Scomode verità”, calcando i palcoscenici dell’intero Stivale. Due giorni fa, per dire, era in Abruzzo, nella tecnostruttura di Pescasseroli. Domani, invece, sarà a Piano di Sorrento per presentare una delle sue ultime fatiche letterarie “La Russia non è il mio nemico”, pubblicato per Paper first. Mentre per il Fatto Quotidiano continua a dedicarsi al reportage. L’ultimo, uscito solo qualche giorno fa, dal’Albania. Non per raccontare i centri per i rimpatri voluti da Meloni, ma le proteste degli albanesi contro il resort che vuole costruire il genero di Trump, Jared Kushner.
I reportage, dicevamo, sono realizzati per il quotidiano di Travaglio, lo spettacolo è prodotto da Loft, casa di produzione SEIF, la società che edita anche il Fatto, il libro è pubblicato da Paper first, che di SEIF è la casa editrice. Insomma, molti dubitano che il Dibba, la cui carriera da reporter, scrittore e sobillatore di coscienze è così strettamente legata alla galassia del Fatto, possa andare contro la linea Travaglio che, com’è noto, sostiene le primarie aperte del campo largo tra soggetti politici che però, badate bene, devono rimanere ben distinti. Sperando poi nella vittoria di Giuseppe Conte e della linea stop armi a Kyiv, anche, a questo punto, con il sostegno del Dibba. Una linea che ha galvanizzato persino un’ultra critica come l’ex sindaca di Roma Virginia Raggi. Inevitabile dunque che ci sia chi, con una certa vena di complottismo, vede tutta questa presunta operazione del partito di Dibba come uno specchietto per le allodole per tenere buoni da un lato tutti i più riottosi tra gli ex grillini, dall’altro chi nel Pd è più insofferente alle sparate dell’ex premier 5 stelle.
Ma a differenza dell’ex sindaca Raggi, che per se stessa sogna un seggio in Parlamento, il Dibba ha ambizioni e possibilità più grandi. Anche con l’aiuto dell’offensiva giudiziaria e mediatica che Grillo ha deciso di muovere a Conte sul simbolo. Se volesse dismettere i panni del reporter e rimettere quelli di capo popolo avrebbe tutt’altro spazio. E dunque il dubbio resta: che farà? I sondaggisti hanno già cominciato a valutare il peso elettorale di un movimento che, per adesso, ha la consistenza dei fantasmi. Secondo una rilevazione del 1 agosto realizzata da Mannheimer per La 7, ancor prima del suo battesimo il Movimento del Dibba varrebbe già il 3,5 per cento. E d’altronde, qualche settimana fa, lui esultava per le 370 mila firme raccolta per il referendum contro il finanziamento pubblico ai giornali. Non abbastanza per portare avanti un quesito palesemente illegittimo, ma sufficienti a dire che i suoi seguaci un peso lo hanno eccome. “Andremo avanti”, ha detto dunque. Senza specificare meglio i contorni di questo “avanti”. Aspettando Dibba, i suoi – dall’ex ministra Barbara Lezzi all’ex capogruppo grillino Alessio Villarosa, fino all’anticontiana pugliese Antonella Laricchia – sperano nell’avventura elettorale.