Parla Minniti: “Sospendere Schengen non serve. Dopo Ceuta, un cambio di paradigma in Ue”

L'ex ministro contro "le risposte emergenziali" del governo e dell'Ue. "Sospendere il trattato può portare a esiti opposti a quelli sperati. Ora serve un vero patto tra Ue e Africa, che non ci esponga al ricatto di singoli paesi e organizzazioni criminali, come accaduto in Marocco"

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Roma. “Se il primo riflesso è l’emergenza, la risposta non può che essere la difesa dei confini, la sospensione di Schengen. Ma questo tipo di approccio può portare a esiti opposti a quelli sperati”, mette in guardia Marco Minniti. Il presidente di Med-Or italian foundation parla della vicenda di Ceuta e Melilla, dei migranti in arrivo dal Marocco, a cui il governo minaccia di reagire con una stretta alle frontiere. Ne è nata anche una crisi diplomatica. 
“Quanto accaduto in queste ore deve invece essere considerato in una dimensione più ampia: l’occasione per un cambio di paradigma, a cui l’Italia dovrebbe lavorare insieme all’Unione europea”, dice l’ex ministro dell’Interno. E prosegue: “L’Italia è stata molto esposta in passato alla sospensione di Schengen, tanti paesi l’hanno praticata nei nostri confronti con l’idea che la questione centrale fosse quella dei movimenti secondari. E’ il ragionamento che ha ispirato le recenti scelte dell’Ue: non governare i flussi ma cercare di ridurre al minimo l’impatto sui singoli paesi”. La revisione degli accordi di Dublino, ricorda Minniti, è uscita dai radar. “E questo è un problema anche per l’Italia, paese di primo approdo. Occorre quindi un radicale cambio di strategia, per non esporre l’Europa al ricatto di singoli paesi e organizzazioni criminali”.
In questo senso la vicenda di Ceuta e Melilla, insieme al dramma umanitario, offre vari spunti. “Probabilmente si tratta della crisi più grave che la Spagna ha dovuto affrontare negli anni recenti. Se nel 2021 gli arrivi furono circa 8 mila, oggi siamo nell’ordine dei 50 mila, con oltre 50 morti. Una vera tragedia”, dice Minniti. E le ragioni sono varie, osserva ancora l’ex ministro dell’Interno. “Sánchez è particolarmente esposto, a causa di questioni giudiziarie ed etiche. Ha risposto, in una sorta di riflesso identitario, procedendo alla regolarizzazione di circa un milione di migranti”. A questo si è aggiunta la recente sentenza della Corte suprema spagnola che rende illegittimi i cosiddetti rimpatri “caldi”, immediati, per chi arriva a nuoto, proprio come accaduto a Ceuta. “Sánchez qualche giorno fa è andato in Algeria per rilanciare le relazioni tra i due paesi ed è nota la tensione fra Rabat e Algeri nel Sahara occidentale. Il Marocco potrebbe avere usato la spinta migratoria come un’arma di pressione enorme, proprio in risposta alla visita del premier spagnolo. Sicuramente c’è stata una forte iniziativa delle mafie dei trafficanti di essere umani, dopo la sentenza della Corte spagnola”.
Tutto questo, prosegue Minniti, dovrebbe imporre una riflessione che va ben oltre una logica emergenziale che ha poco a che vedere con la sospensione di Schengen. “Anche perché per arrivare dalle due enclave, che hanno uno status speciale, fino alla Spagna sono già previsti particolari controlli”. Ma soprattutto, dice l’ex ministro: “Bisogna convincersi che le migrazioni sono strutturali, non possono essere cancellate. Vanno governate attraverso regole e processi che tengano conto della dura competizione tra nazioni, fatta anche di atti ostili, e tolgano ai paesi extra Ue la possibilità di usare onde umanitarie come strumento di destabilizzazione e ricatto”. Il presidente di Med-Or non crede che gli accordi stipulati in Lussemburgo, da cui è derivato il nuovo Patto su migrazione e asilo, abbiano rappresentato una svolta. “Se la situazione non è sfuggita di mano lo si deve ai singoli accordi. Come per esempio quelli siglati dall’Italia con paesi di partenza o transito, come Tunisia e Costa d’Avorio. Sono intese che hanno dimostrato la loro validità, ma vanno ora ricollocate dentro una nuova cornice, dentro nuove forme di cooperazione”. La proposta di Minniti è dunque un vero patto strategico tra Ue e Unione africana per le migrazioni legali e contro il traffico di essere umani, anche per far fonte alla questione demografica: “Si concede ai singoli paesi un numero significativo di ingressi regolari in cambio di rimpatri immediati: questo risolverebbe tanti problemi di sicurezza. E poi è necessaria la collaborazione nella lotta al traffico di esseri umani, anche con operazioni di polizia internazionale”. In attesa di questo patto l’Italia porta avanti il Piano Mattei: “Va nella giusta direzione ma per esprimere tutte le sue potenzialità – conclude Minniti – dovrebbe assumere una dimensione europea, con Bruxelles in prima fila. Un grande progetto per la stabilizzazione dell’Africa, un interesse vitale per noi europei. Europa e Africa hanno sempre più un destino comune”.