Tre sindaci dem dicono dall’Emilia alla segretaria dem: il sistema Ets non è per tutti

Parlano, dal distretto della ceramica. i sindaci Matteo Mesini, Marco biagini e Giorgio Zanni: l'Europa, Meloni e Schlein ci ascoltino, il settore è provato. No ai virtuosismi, più attenzione ai territori che producono e vogliono restare competitivi

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Roma. Un manipolo di sindaci del Pd, nel cuore dell’Emilia governata dal dem pragmatico Michele De Pascale. Sindaci che, dal distretto della ceramica, cintura manifatturiera che abbraccia le provincie di Bologna, Modena e Reggio-Emilia, si alzano e dicono alla segretaria dem Elly Schlein (reduce dall’incontro con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini), e alla Commissione europea e alla premier Giorgia Meloni, che il sistema Ets va cambiato, perché, su imprese altamente energivore, così com’è l’Ets blocca gli investimenti, rallenta la competitività e mette la ceramica italiana in mora rispetto alla concorrenza di paesi che non rispettano gli stessi standard ambientali (vedi India e Cina). (Rizzini, segue in inserto IV)
I sindaci di Sassuolo Matteo Mesini e di Fiorano Modenese Marco Biagini, autori di una lettera inviata contemporaneamente a Schlein e a Meloni, spiegano al Foglio che l’Europa “non può perdere la sua manifattura”. Se si vogliono scrivere nuove regole (e magari, in settembre, il famoso e fantomatico programma del centrosinistra), “bisogna partire dal territorio”, dicono all’unisono Mesini, Biagini e Giorgio Zanni, sindaco di Castellarano e presidente della Provincia di Reggio-Emilia, volato a Bruxelles assieme a Mesini e al vicepresidente della Regione Emilia-Romagna Vincenzo Colla per perorare la causa di un settore “che ogni giorno crea lavoro, innovazione e vera sostenibilità”. A Bruxelles, e nella lettera a Schlein e Meloni, i sindaci hanno anche lanciato un invito: venite a vedere che un distretto che funziona e dà lavoro a 40 mila persone. “Non sono numeri”, dice Mesini: “Sono famiglie, professionisti, una filiera industriale che regge un intero territorio”. Che cosa chiedono alla premier e alla loro segretaria, questi primi cittadini? “Regole che proteggano chi compete davvero, chi lavora, chi investe nella ceramica che già oggi è la più green e sostenibile al mondo”. “Serve una risposta di sistema-paese per difendere il distretto e migliaia di posti di lavoro”, si legge dunque nella lettera inviata al Nazareno e a Palazzo Chigi. Il concetto è: il caso è una priorità nazionale, il distretto ceramico di Sassuolo rappresenta l’87 per cento della produzione nazionale del settore, con oltre 14 mila lavoratori diretti e circa 40 mia persone coinvolte nell’intera filiera tra indotto, servizi e logistica. L’iniziativa, spiegano i sindaci del distretto, è in scia con l’allarme lanciato proprio da Orsini nel corso dell’Assemblea nazionale di Confindustria sul rischio di compromettere la competitività del sistema industriale italiano ed europeo attraverso costi energetici e oneri ambientali non sostenibili. Una preoccupazione che, dicono, riguarda anche il mondo del lavoro: le organizzazioni sindacali del territorio, negli ultimi mesi, si sono mostrate preoccupate per l’aumento del ricorso alla cassa integrazione e le possibili ricadute occupazionali legate al combinato disposto di crisi energetica e incertezza normativa europea. Senza correttivi adeguati, il sistema Ets, applicato a settori hard-to-abate come la ceramica, ancora privo di alternative tecnologicamente mature al gas naturale, si rischia l’implosione. Che l’Italia prenda una posizione forte in sede europea, è la richiesta. “Le nostre imprese sono già tra le più sostenibili al mondo”, dice Mesini, “ma continuano a subire una competizione profondamente squilibrata rispetto ai produttori extra-europei. “La preoccupazione riguarda ora le persone, le ricadute sociali rispetto a questo scenario”, dice Biagini. Così com’è, il sistema Ets rischia di drenare risorse e si tramuta in tassa: “Non discutiamo la bontà del principio a monte, ma senza un cambiamento di marcia si rischia che gli imprenditori delocalizzino in altre aree”, ripetono i tre sindaci. Sarebbe meglio insomma evitare virtuosismi in tema di riduzione delle emissioni, “per mettere in condizione i territori e le imprese di mantenere la competitività”. Aggiunge Zanni: “Il settore è provato. La congiuntura della crisi energetica, dell’aumento dei costi dell’energia e del sistema Ets crea un cortocircuito. E non tutte le industrie sono uguali. Si ascoltino i territori su temi delicati come questi, dove il rapporto tra centrosinistra e imprenditoria è già impostato su paradigmi nuovi, con reciproco e proficuo confronto. E ricordiamoci che il mondo imprenditoriale crea lavoro”. Elly avvisata, mezza salvata? Intanto i sindaci attendono risposte ufficiali.