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Spunta una missione italiana in Arabia Saudita. Avs: "Chigi l'ha tenuto segreto". Crosetto: "Bastava leggere le carte"
La Task Force "concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell'area". Il Pd presenta un'interrogazione per fare chiarezza. Il ministro della Difesa: "Le informazioni richiamate oggi erano già pubbliche e disponibili"

Foto ANSA
Una nuova polemica attraversa il campo militare e raggiunge velocemente quello politico. C'entra una missione italiana nel Golfo, a cui è seguito l'attacco dell'opposizione e la risposta del ministro della Difesa. Andiamo con ordine.
Cosa sappiamo della missione italiana nel Golfo
Dalla seconda metà di marzo 2026, a seguito della crisi nell'area del Golfo e della richiesta di supporto avanzata dai paesi partner, "la Difesa italiana ha schierato un dispositivo dell'Aeronautica Militare a supporto delle Forze Armate e di sicurezza di Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein". È quanto si legge sul sito web della Difesa, in una pagina ad hoc che annuncia di fatto l'esistenza della Task Force Air-Arabia, spedizione resa nota ieri dal giornalista Fausto Biloslavo sul Giornale. La Task Force, spiega la nota inserita dal ministero sul suo sito, "concorre alla sorveglianza e alla difesa dello spazio aereo, nonché alla protezione delle forze e degli interessi nazionali presenti nell'area". Il contingente nazionale, viene spiegato, è costituito da circa 400 militari dell'Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. A comandarlo è il Colonnello Michele Schiavi e comprende vari gruppi: "La Task Group Argo, equipaggiato con velivolo E-550A CAEW, sistema multi-sensore per l'allarme precoce, la sorveglianza aerea e le funzioni di comando, controllo e comunicazione. L'assetto consente di rilevare, identificare e tracciare potenziali minacce aeree. La Task Group Typhoon, composto da quattro velivoli Eurofighter F-2000A, impiegati per concorrere alla difesa dello spazio aereo assegnato. La Task Group Medal, equipaggiato con velivolo da trasporto C-130J/KC-130J. La Task Group Kuwait, che assicura capacità di sorveglianza aerea attraverso un radar per la difesa aerea AN/TPS-77 e fornisce supporto tecnico specialistico a favore dei velivoli della Kuwait Air Force. Ed infine la Task Group C-UAS, dotato di sistema anti-drone ACUS-E, impiegato per il contrasto ai sistemi aerei senza equipaggio di piccole dimensioni".
Sempre secondo quanto riportato da Biloslavo, nella penisola arabica sarebbe schierato anche un contingente terrestre dell'Esercito Italiano da circa 300 militari (di cui la metà in Arabia Saudita), la Task Force Land-Arabia, la cui esistenza è possibile confermare tramite il sito della Difesa. Sempre come riportato, la Task Force Land schiererebbe pure una batteria SAMP-T (sistema missilistico terra-aria) per la difesa anti-aerea e anti-missile, 1 radar KRONOS (non è specificato il modello) in Arabia Saudita e uno in Bahrein, e una batteria di artiglieria contraerea SKYNEX negli Emirati Arabi Uniti.
L'opposizione chiede chiarimenti a Chigi. Crosetto: "Tutto già illustrato con trasparenza"
Il caso è diventato velocemente politico. "Il governo Meloni ha tenuto nascosto al Parlamento e agli italiani l'invio da mesi di militari e di armi italiane in Arabia Saudita e in altri Paesi del Golfo durante la guerra illegale di Trump contro l'Iran", ha detto Nicola Fratoianni, leader di Avs. "La subalternità della destra al presidente Usa non può calpestare la nostra Costituzione. Ora vengano subito in Parlamento a spiegare il loro comportamento e a dire finalmente la verità", ha concluso.
Dal Pd è arrivata un'interrogazione alla Camera e al Senato "per chiedere chiarezza in merito alla nuova task force in Arabia Saudita che vede impegnati militari italiani in un teatro caratterizzato da tensioni crescenti". Secondo i dem Alfieri, Amendola, Graziano e Provenzano, l'ultima delibera che riguarda le missioni internazionali per il 2026 ha previsto, nell'ambito della scheda 4, la proroga, oltre che delle missioni in Iraq, dell'impiego di militari italiani negli Emirati arabi uniti, in Kuwait, in Bahrein e in Qatar per le esigenze connesse con le missioni internazionali in Medioriente e Asia. "L'Arabia Saudita non rientra quindi nei paesi previsti dalla scheda 4 della delibera di proroga", hanno osservato gli esponenti Pd. "Abbiamo già in più occasioni contestato il tentativo del governo di forzare le nuove norme che permettono l'interoperabilità degli assetti militari e del personale tra operazioni diverse, purché rientrino nella stessa scheda autorizzata dal Parlamento. Poiché si danneggia la trasparenza e la chiarezza delle informazioni a danno dei parlamentari, sia di maggioranza sia di opposizione, che devono prendere decisioni delicate. Ma in questo caso, se le notizie fossero confermate, siamo andati oltre, utilizzando assetti e personale militare in un paese che non rientra espressamente nella proroga che autorizza le missioni per il 2026", conclude la nota.
Secondo il ministro della Difesa Guido Crosetto, "l’interrogazione del Pd si fonda su un presupposto errato. Sarebbe bastato seguire con attenzione le audizioni del Capo di Stato Maggiore della Difesa e del Comandante del COVI davanti alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, oppure leggere con attenzione il decreto Missioni e le relative schede, per verificare che il quadro normativo e operativo è stato illustrato con la massima trasparenza", si legge in una nota pubblicata oggi. "Le informazioni richiamate oggi erano già pubbliche e disponibili – prosegue il comunicato –. Tanto che è bastato a un giornalista consultare il sito istituzionale della Difesa per ricostruire correttamente quanto alcuni esponenti dell’opposizione sostengono di non conoscere. Le Commissioni parlamentari rappresentano il luogo del confronto e dell’approfondimento. Se vengono utilizzate principalmente per alimentare polemiche, anziché per ascoltare, studiare gli atti e approfondire i contenuti, il rischio è proprio quello di presentare interrogazioni fondate su presupposti non corretti". Spiegazioni a parte, Crosetto si è detto comunque disponibile a fornire ulteriori chiarimenti, "nella convinzione che su temi così delicati il confronto debba svolgersi sulla base dei fatti e non delle ricostruzioni".