Le tre frecce di Mattarella per difendere la democrazia liberale

Nel discorso del Ventaglio, il presidente della Repubblica ricorda alcune lezioni fondamentali: non si legifera con le emozioni, non si gioca con chi minaccia lo stato, non si governa da europeisti a metà

31 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 06:23
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Foto ANSA

Ci sono occasioni in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per colpire gli estremismi va dritto al punto, chiamando le cose con il loro nome, come succede ogni volta in cui il capo dello stato parla della minaccia russa, dell’orrore putiniano, del rischio di arretrare di fronte a un assedio all’occidente, che ricorda, secondo Mattarella, la stagione della minaccia all’Europa rappresentata da Adolf Hitler. Ci sono altre occasioni, come è successo ieri al Quirinale durante il discorso del Ventaglio, in cui il presidente della Repubblica, per colpire gli estremismi, usa notevoli giri di parole, adotta formule fintamente vaghe, finge di restare sulle generali, ma solo chi non vuole capire può far finta di non aver compreso il messaggio del presidente.
Le frecciate antidemagogiche più interessanti lanciate ieri dal capo dello stato hanno riguardato tre temi su tutti. La prima freccia ha colpito il pacifismo della bandiera bianca. Mattarella ha detto che una difesa comune europea non rappresenta una minaccia, non mira alla guerra, è solo uno strumento per garantire la pace e ha ricordato che scommettere sulla difesa europea, che per essere tale deve essere armata evidentemente non di fionde, è un modo prezioso per evitare che prevalga la legge del più forte. La seconda freccia è quella che Mattarella ha scelto di scoccare per centrare un altro bersaglio: la sicurezza. Mattarella ha detto che le leggi non si scrivono sui singoli casi (avete presente Roggero?). Ha detto che le posizioni minoritarie in nessun caso possono giustificare forme di violenza (avete presente i No Tav?). Ha detto che di fronte all’azione contro i poteri pubblici in Val di Susa “non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi” (avete presente tutti coloro che hanno aspettato ore e ore e giorni prima di condannare con forza?). Ha detto, parlando di immigrazione, di considerare “del tutto improduttiva” la strategia del governare i fenomeni seguendo “la logica dell’emergenza” (avete presente chi governa aumentando le pene a seconda dei decibel offerti dalla cronaca?). Il messaggio è criptico solo per chi non vuole unire i puntini. Una classe dirigente che ha a cuore il rispetto dello stato – e dello stato di diritto – deve ricordare che lo stato si indebolisce quando si screditano le forze dell’ordine, quando si studiano leggi sull’onda delle emozioni, quando si governa con la logica dell’emergenza, quando si alimentano le ambiguità di fronte alle violenze. La terza freccia, più silenziosa ma non meno letale, riguarda l’Europa. Il capo dello stato dice di conoscere bene l’esercizio di critiche rivolte all’Unione per insufficiente incisività della sua azione, “critiche avanzate con accanimento soprattutto da chi ne ostacola, in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci”, e in questo passaggio il presidente infilza i sovranisti all’amatriciana, che prima impediscono all’Unione di agire e poi, prontissimi, la accusano di non agire (avete presente chi non vuole combattere per superare l’unanimità nelle scelte che contano in Europa?).
Le tre frecce di Mattarella possono apparire come scollegate l’una dall’altra ma hanno in realtà tutte un obiettivo comune. Per difendere la nostra democrazia liberale bisogna ricordarsi che i demagoghi si nascondono tra coloro che non vogliono rafforzare il nostro superstato, tra coloro che non vogliono rafforzare la difesa contro i nemici della libertà e tra coloro che non si rendono conto di quali siano i piccoli gesti quotidiani con cui si calpesta il nostro rispetto dello stato. Direbbe Piero Calamandrei che la libertà è come l’aria: ci si accorge della sua importanza solo quando viene a mancare. Potrebbe dire oggi forse Sergio Mattarella: lo stato di diritto è come l’aria, ci si accorge della sua importanza solo quando c’è qualcuno che non lo difende, qualcuno che non lo protegge, qualcuno che non fa di tutto per evitare di calpestarlo.