Politica
La pelliccia di Sigfrido •
La giornalista Valentina Pelliccia: “Io usata, come pedina, contro il governo. Sigfrido è un santo”
Chi è davvero Valentina Pelliccia? "Sono una giornalista, amica di Sigfrido Ranucci, strumentalizzata contro la destra di governo e ora contro Report"
30 LUG 26

Roma. Un’altra donna. Per i maligni, un altro petalo della rosa di Sigfrido. Ma chi è, davvero, la signora Pelliccia? La Valentina che da settimane, complice il solleone, monopolizza il cicaleccio romano? “E’ da aprile che creano un’immagine distorta di me”, dice al Foglio la giornalista Valentina Pelliccia. “Ma credo di sapere chi e perché… Anche se non accuso nessuno”. Non insistiamo. “Sono stata strumentalizzata prima contro il ministro Valditara, poi contro la sinistra attraverso Ranucci. Ma sa, sono stanca di essere usata”. Possiamo immaginare. “Secondo me sono soltanto una pedina”. In che senso? “Non posso dirlo. Ma mi hanno usata in maniera vergognosa all’inizio per andare contro il governo, la Lega e in generale contro la destra, poi per andare contro il povero Sigfrido”. Prima che possiamo domandarlo – prima che il pensiero prenda forma – è lei stessa a dirlo: “Non è proprio nella mia forma mentis essere l’amante di uomini sposati”. Non ci saremmo turbati del contrario e non l’avremmo chiesto. Comunque, lei e Ranucci siete molto legati. Siete amici? “Sì, ci stimiamo. Vede, io credo sia una persona molto coraggiosa, a differenza di molti finti giornalisti d’inchiesta”. Per esempio? “Non faccio nomi, di nuovo, ma ci sono tanti giornalisti privi di cultura. Lui il giornalista lo fa da anni, e non è certo un uomo che voglia stare al centro dell’attenzione…”. Ne è sicura? “Guardi, se non condivido alcuni dei suoi servizi io glielo posso dire, ma in privato. A ogni modo, Ranucci è uno che le bombe se le prende sotto casa. E questa è la prova del suo valore”. Dopo Rita De Crescenzo, Maria Rosaria Boccia, le signore semi-fittizie dei libri, adesso si aggiunge anche lei, Valentina. E’ una sua fonte? “No. Io non sono una sua fonte, com’è stato scritto. Non conosco Boccia e nemmeno Lavitola. Mi stupisce molto, però, la semplificazione giornalistica, il pensiero della gente per il quale o sarei amante o sarei fonte”. Vox populi… “Non si contempla che un uomo e una donna possano essere amici”. Non lo dica a noi. “Io ammiro Sigfrido. Apprezzo che lui abbia rinunciato a tante cose della sua vita privata. E’ una persona buona”. Ultimamente qualcuno vuol farlo passare per sciupafemmine. “Si rende conto? La sola idea mi fa piangere...”. Sì. Anche se Ranucci ha pubblicato un libro in cui racconta, con la meticolosità di un amanuense, di diversi suoi incontri erotici… “Non lo sapevo e non mi piace”. Forse però erano romanzati. “Allora è diverso”. Si presenta, comunque, come un’autobiografia. “Non l’avrei fatto”. A ogni modo, secondo lei Ranucci piace alle donne? “Che brutta domanda”. Ha ragione. Stia però al gioco della commedia umana. Le donne come lo vedono? “Mah. Non so. Non dico sia brutto, ma nemmeno lo farei passare per un Adone. Diciamo che non è il mio tipo”. Secondo lei è un eroe? “Per me è un santo”. Ce lo disse anche la Boccia. “Io lo vedo da un punto di vista profondo. Intellettuale”. Lui le mandò quegli audio sulla mafia e la massoneria pubblicati da La Verità? Perché? “Preferisco non parlarne”. E’ stato il suo mentore? “In qualche modo sì. Sono molto interessata al giornalismo d’inchiesta”. Difatti anche lei è una giornalista. Giusto? “Sì, pubblicista”. Ci racconti di lei. “Mi danno dell’influencer ma io ho studiato scienze giuridiche, studio e mi interesso di intelligenza artificiale, sono stata ospite in summit, anche a novembre, nei paesi arabi. Ho un’estrema voglia di studiare e sì: ho scritto per il Tempo, brevemente sul Messaggero, e poi un importante articolo sul valore del fallimento pubblicato su Harvard Business Review Italia, dove pubblicano gli amministratori delegati”. Una vera secchiona. Chi l’avrebbe detto? “Io faccio delle foto con i politici, anche con Meloni, soltanto perché è bello avere un ricordo dei convegni”. Il fascino discreto delle tavole rotonde. “Sì, ma non ho mai fatto selfie per mettermi in mostra, come altre donne…”. Non vogliamo sapere chi. “No, no. Nel mio caso, spesso, sono gli stessi fotografi che mi immortalano alla fine degli incontri”. Pensa che tante maldicenze derivino anche dal suo bell’aspetto, molto esposto sui social? “Grazie per la domanda e per il complimento”. Prego. “Ecco, questa è una buona occasione per fare un passo avanti. Perché le donne carine o appariscenti devono sempre passare per amanti di qualcuno?”. Perché la vita, a volte, è uno sceneggiato. “E’ soltanto una sottocultura”. Certo. Ma non se ne dia pena.