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Processo a Tajani. Nuovo scontro sulle preferenze. I congressi slittano (e in Campania c’è una fronda)
La riunione in Senato sulla legge elettorale si trasforma in un altro momento di tensioni con il segretario. Il ministro Zangrillo: "Non possiamo diventare il partito delle sagre di paese". Lista di dissidenti al congresso campano
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Se è la stessa Stefania Craxi ad ammettere che quello dentro Forza Italia, sulla legge elettorale, è stato un confronto “franco”, si capisce come possa essere andata davvero. Due ore di riunione, al Senato, dove la gestione del segretario Antonio Tajani è finita sotto accusa. Ben due ministri, il titolare della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e Maria Alberta Casellati, ministra delle Riforme, si schierano contro la linea “preferenze a oltranza”. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Pichetto Fratin non si presenta neppure. Zangrillo prende la parola per dire che “Forza Italia non può diventare il partito delle sagre di paese”. Con una ridotta composta dalla capogruppo Craxi e dai senatori Ronzulli, Fazzone e Galliani, descritti tra i più critici. Proprio rivolgendosi a Galliani Tajani sceglie una metafora calcistica per dire che “Forza Italia deve cambiare modulo, come il Milan dopo Van Basten”. Invitando a evitare "battaglie solitarie". Solo che l’ex dirigente di stanza a Milanello gli ricorda che “dopo Van Basten c’è stato anche Lapadula e il Milan è arrivato settimo...”. Silenzio e ilarità. Il viceministro alla Giustizia Sisto pone questioni di costituzionalità. A sintetizzare il clima teso basta la nota, “fonti qualificate di FI”, che smentisce, accreditandolo, lo scontro Tajani-Craxi.
E dire che nelle intenzioni del segretario l’incontro doveva servire ad appianare le divergenze. Il vicepremier spinge per approvare l’emendamento voluto dalla premier Meloni. Mentre l’ala berlusconiana, con in testa la capogruppo a Palazzo Madama, vuole margini di autonomia più ampi. Per questo tra gli interventi critici c’è chi ha spiegato a Tajani che “alla fine votiamo ma sia chiaro che è una scelta tua”. Uscendo dalla riunione in pubblico il ministro degli Esteri non riuscirà a ostentate più di una mezza apertura: “E’ stato deciso che un eventuale emendamento che inserisca il tema delle preferenze può essere esaminato in maniera positiva. Ma noi vogliamo che prima del deposito dell’emendamento ci sia un confronto tra le forze di centrodestra con l’obiettivo di trovare un accordo”. Per dirla con il vice capogruppo Roberto Rosso, “il nostro per adesso è un nì”. Tra le modifiche cui punta l’ala Craxi c’è il ripristino dell’alternanza di genere nell’espressione delle preferenze rispetto ai capilista, senza il quale il tavolo rischia neppure di aprirsi. Ci sarà tempo per incontrarsi, visto che oggi inizia la discussione sullo Stabilicum in commissione Affari costituzionali e il termine per presentare gli emendamenti è stato fissato all’1 settembre (con arrivo in Aula il 9 e voto finale fissato per il 15 settembre). E dire che la decisione del presidente del Senato Ignazio La Russa di considerare inammissibile l’emendamento sulle “intercettazioni a strascico” nell’analisi del decreto Giustizia e immigrazione doveva servire proprio a far rientrare queste tensioni di maggioranza. Tajani intanto prova a distrarsi dal caos interno presentando il programma della festa di FI giovani “Azzurra libertà” e promettendo una “campagna elettorale spumeggiante”.
Questo sul piano parlamentare. Ma anche sul piano organizzativo nelle varie regioni non si respira una grand’aria di pacificazione tra i forzisti. Sta generando una cospicua apprensione la candidatura del ticket Martusciello-Silvestro (entrambi coinvolti in procedimenti giudiziari) al congresso regionale campano convocato per il 9 settembre. Tanto che diversi deputati campani hanno spedito una lettera ai vertici nazionali. E sarebbero intenzionati a proporre una candidatura alternativa. Una specie di unicum visto che tutti i congressi che si stanno tenendo sono la semplice conferma-ratifica dei segretari uscenti (come accaduto lo scorso weeekend in Toscana, con la vittoria scontata e solitaria di Marco Stella). Mentre ci sono regioni come la Basilicata (l’ha raccontato ieri Il Fatto) dove il congresso viene costantemente posticipato anche a causa del fatto che la ministra Casellati non vuole rinunciare, per ora, al ruolo di coordinatrice regionale. Soprattutto senza la garanzia di essere inserita come capolista nel suo Veneto. O come il Piemonte, dove si sta consumando un disallineamento sempre più marcato tra le posizioni di Zangrillo, che vorrebbe fare il congresso, e quelle del presidente Cirio, che negli ultimi tempi, a dire dei rivoltosi interni, pur avendo una buona interlocuzione con la famiglia Berlusconi si sarebbe avvicinato a Tajani. Alla fine l’appuntamento dovrebbe tenersi a settembre o comunque dopo l’estate. Quando, chissà, lo strappo sulle preferenze si sarà ricomposto. O forse solo acuito.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
