Festival dell’ipocrisia sulle spese militari

Sovranisti che minacciano la sovranità. Europeisti che colpiscono l’Europa. Antitrumpiani abbracciati a Trump. Studiare le posizioni dei partiti sulla Difesa e capire chi fa a cazzotti con la realtà (occhio alla lettera di Giorgetti)
30 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 06:43
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Armi o non armi? Safe o non Safe? Ucraina o non Ucraina? Difesa europea o difesa italiana? Parametri Nato sì o parametri Nato no? Il dibattito attorno alle spese militari è la miglior cartina di tornasole possibile per mostrare le piccole, grandi e spassose ipocrisie dei partiti italiani. Il contesto è quello che sapete ed è come un mosaico composto da tessere infinite: l’aggressività di Putin, il riarmo della Russia, la necessità dell’Europa di difendersi, il disimpegno dell’America, i nuovi equilibri della Nato, i confini del pacifismo, l’adesione al trumpismo, la fedeltà all’europeismo, la demagogia sulle spese militari che andrebbero a sostituire le spese per altri investimenti più urgenti, e c’è sempre un investimento più urgente di un investimento non gradito che, non essendo contestabile con la forza dei fatti, non può che essere contestato con la forza delle emozioni. Attorno al dibattito sulle spese militari, nel menù delle ipocrisie, si trovano infinite sfumature. L’ipocrisia più grande e clamorosa è quella che riguarda le reazioni all’ovvietà detta due giorni fa da Antonio Tajani. L’Italia non ha chiesto il 27 luglio, con Tajani, di poter accedere ai prestiti europei di Safe, lo strumento del piano ReArm Europe finanziato attraverso emissioni dell’Unione europea e destinato a concedere prestiti per la difesa, con un costo dell’indebitamento inferiore a quello del debito italiano e una durata massima di 45 anni. 
L’Italia ha chiesto di poter accedere a Safe un anno fa, il 29 luglio 2025, quando il governo inviò alla Commissione europea una lettera, vidimata da Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per aderire al fondo con l’obiettivo di finanziare i programmi di difesa già pianificati nel quinquennio 2026-2030, alleggerendo il bilancio dello stato e ricomprendendo buona parte delle spese della difesa nel programma Safe.
La lettera inviata dal ministro Giorgetti alla Ue
La lettera inviata dal ministro Giorgetti alla Ue
Chi si lamenta delle parole di Tajani o non sa cosa ha firmato o finge di non saperlo. Nel menù delle ipocrisie incrociate sulle spese militari, però, si trovano altre pietanze prelibate. Prendiamo per esempio la destra che ama Trump (Salvini e Vannacci), che dice che Trump ha sempre ragione ma che non dà ragione a Trump sull’unica cosa su cui ha ragione davvero: per rafforzare la Nato tutti i paesi membri devono fare la propria parte e devono spendere di più. Prendiamo per esempio la destra che vuole emanciparsi da Trump (Meloni), che non dice che Trump ha sempre ragione, che è favorevole a spendere di più con l’aiuto dell’Europa (Safe) ma che non ha intenzione di rendere davvero l’Italia più autonoma dall’America, non volendo indicare un percorso credibile di avvicinamento all’impegno Nato del 5 per cento entro il 2035.
Prendiamo per esempio la sinistra teoricamente europeista (Avs e M5s), che denuncia lo scarso europeismo del governo, che chiede al governo di combattere in Europa per avere più debito comune e che, di fronte a un governo che sceglie – o sembra scegliere – di affidarsi anche all’Europa per rafforzare la sua sicurezza attraverso uno strumento finanziato con emissioni comuni europee, dice: no, fermi tutti, così non va. Prendiamo per esempio la sinistra che chiede di fare come Sánchez, su tutto e per tutto, e che poi, quando si parla di spese militari, la linea Sánchez o non la capisce o fa finta di non capirla: ricorrere a Safe senza problemi, aumentare le spese militari in modo importante – la Spagna, tra il 2024 e il 2025, ha registrato un incremento reale di circa il 44,5 per cento – e fare di tutto per rafforzare la difesa militare dell’Europa.
Prendete quelle forze politiche, di destra e di sinistra, come il M5s, che, quando erano al governo, spendevano molto per la difesa e si erano impegnate ad aumentare le spese militari come chiedeva la Nato, ma che ora considerano ogni adesione alle richieste della Nato un cedimento alla logica guerrafondaia. Prendete poi quelle forze politiche che sanno che si dovrà spendere di più in futuro per la difesa, lo sanno anche se non possono ammetterlo, e che, dicendo no a Safe, che prevede una possibilità di indebitamento sulle spese militari più conveniente rispetto all’indebitamento nazionale, non faranno sparire le spese militari, ma rischieranno di finanziarle peggio e a costi maggiori: curioso caso di famigerati rigoristi che preferiscono il debito più caro.
Prendete anche il caso di quelle forze politiche, di estrema destra e di estrema sinistra, che chiedono a gran voce di smetterla di finanziare spese militari che servono solo ad arricchire l’America e che non si rendono conto del fatto che il piano Safe impone che non più del 35 per cento del costo dei componenti possa provenire da paesi esterni all’Unione europea e ai paesi partner ammessi. Il menù è lì di fronte a noi, è spassoso e rivelatore ed è lì a indicare un contesto preciso in cui le scene comiche si sommano l’una all’altra. La destra della sovranità non ha intenzione di dotarsi di strumenti per difendere la sovranità. La sinistra che vuole un’Europa più forte non vuole aiutare l’Europa a difendere la sua forza potenziale. Il governo che vuole assumere degli impegni lo fa senza avere il coraggio di mostrare le sue idee. L’opposizione che chiede al governo di essere più europeista mostra di essere meno europeista del governo. Gli antitrumpiani che chiedono di avere un’Europa più autonoma da Trump fanno di tutto per renderla sempre più vincolata all’America. Se non ci fossero una guerra in corso, un’Europa da difendere, i confini della democrazia da presidiare, un esercito da rafforzare, una difesa europea da ideare, ci sarebbe da ridere. Intanto ci si può godere lo spettacolo. E dare una riletta alla lettera inviata dal ministro Giorgetti alla Commissione europea esattamente un anno fa. “L’Italia è pronta a ricorrere a Safe e, sulla base della nostra valutazione attuale, prevede di richiedere un importo massimo di 15 miliardi di euro, comprendente sia gli investimenti già programmati nel bilancio 2026-2030 sia lo sforzo incrementale necessario a rafforzare le nostre capacità di difesa”. Dal festival dell’ipocrisia è tutto, a voi studio.