Politica
di fronte a un giudice •
Dopo l'intesa Ucei-Anpi, la Brigata ebraica presenta una denuncia per l'espulsione dal corteo milanese del 25 Aprile
L’esposto è contro ignoti e ipotizza i reati di violenza privata, rapina e istigazione a delinquere. Ma dal materiale che sarà consegnato alla procura composto da video e testimonianze varie è evidente il ruolo attivo di centri sociali e militanti dell’estrema sinistra

Foto Lapresse
Sono bastate 24 ore dall’intesa tra Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane) e Anpi (Associazione nazionale partigiani italiani) che afferma il “diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile” per rimettere in discussione un rapporto sempre più critico negli ultimi anni. La Brigata ebraica ha presentato una denuncia contro coloro che lo scorso 25 aprile hanno provocato la loro espulsione dal corteo di Milano: l’esposto è contro ignoti e ipotizza i reati di violenza privata, rapina e istigazione a delinquere ma dal materiale che sarà consegnato alla procura composto da video e testimonianze varie è evidente il ruolo attivo dei centri sociali e dei militanti dell’estrema sinistra. Che la Festa della Liberazione arrivi in Tribunale è un fatto senza precedenti che però si giustifica, secondo i promotori, con l’altrettanto inedita cacciata di un gruppo che è stato costretto ad abbandonare la manifestazione perchè “la loro incolumità era in pericolo”, come ha spiegato oggi Alessandro Pecoraro, consigliere di Ponte Atlantico, illustrando i contenuti della querela.
Se si è arrivati a questo esito oltre alla responsabilità materiale di una frangia del corteo c’è quella politica dell’Anpi cui di fatto spetta dagli anni ‘70 l’organizzazione del 25 aprile milanese. Un’operazione complicata che deve tenere assieme ebrei e Propal, tant’è che soltanto l’ordine di sfilata dei gruppi ha richiesto una lunga mediazione ma non è bastata a mantenere l'ordine: una falla nell’organizzazione è stata sufficiente per mettere a contatto i due gruppi con la Brigata ebraica che è dovuta uscire dal percorso scortata dalle forze dell’ordine. L’Anpi è intervenuta più volte – è stato ricordato – schierandosi contro la Brigata con Maso Notarianni che ha stigmatizzato lo sventolio delle bandiere con la stella di David considerandolo “una provocazione” e il presidente Pagliarulo che ha accusato la stessa Brigata di avere bloccato la manifestazione.
Che questa vicenda debba finire di fronte a un giudice non è dovuto solo alle tensioni dell’ultima edizione ma a quelle, ripetute, delle ultime 20, prima ancora del 7 ottobre 2023 e della guerra a Gaza. Lo pensa Davide Romano, direttore del Museo della Brigata ebraica, che pure ha definito “doloroso” questo passaggio di carattere legale perché chiama in causa alcuni membri del Comitato Permanente Antifascista di cui fa parte. Ai suoi occhi appare inconcepibile che “le bandiere più contestate il 25 aprile siano le stesse proibite a Teheran: bandiera iraniana pre-ayatollah, bandiere Usa e Israele". Un aspetto, quest’ultimo, poco conosciuto che ha riguardato gruppi di esuli iraniani, venezuelani, georgiani che erano al seguito della Brigata e sono stati costretti anche loro a uscire scortati, del tutto increduli che il diritto di manifestare fosse loro negato come accade nei loro paesi di provenienza.
Le accuse non hanno risparmiato l’amministrazione Sala grazie a Manfredi Palmeri, consigliere di opposizione, che ha ricordato come la commissione consiliare Speciale per il contrasto ai discorsi e ai fenomeni di odio non citi l’antisemitismo e come dopo il 25 aprile il consiglio si è rifiutato di condannare le violenze accadute durante la Festa. Sempre il Comune è destinatario di una proposta avanzata da Alessandro Litta Modignani: dovrebbe assumere la gestione dei festeggiamenti della Liberazione in quanto evento pubblico. Così avviene negli altri paesi, assicura il coordinatore di Ponte Atlantico che ha supportato l’iniziativa. Un’idea da discutere che troverà la probabile opposizione dell’Anpi.