Meloni e Piantedosi in Val di Susa dopo gli assalti No Tav: "Violenza organizzata"

La premier e il titolare del Viminale si recano al cantiere Tav assaltato sabato. La società Telt stima danni per circa un milione di euro. L'appello del ministro al Corriere: le forze democratiche si allontanino dagli antagonisti

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Ultimo aggiornamento: 11:30
Immagine di Meloni e Piantedosi in Val di Susa dopo gli assalti No Tav: "Violenza organizzata"

Foto ANSA

La premier Giorgia Meloni e il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sono arrivati questa mattina in Val di Susa per un sopralluogo, in seguito ai disordini scoppiati sabato durante il corteo No Tav. Atterrati a Caselle, la premier e il ministro sono poi saliti su un elicottero per raggiungere il cantiere, dove ad attenderli c'erano il capo della Polizia, Vittorio Pisani, il prefetto, Donato Cafagna, e il questore di Torino, Massimo Gambino.
Telt, la società francese incaricata di costruire e gestire la sezione trasfrontaliera della Torino -Lione, ha stimato i danni dell'assalto al cantiere in circa un milione di euro. "Questo non è dissenso, questa è violenza organizzata, premeditata e come tale deve essere trattata", ha dichiarato la premier in un video registrato durante la visita. Meloni ha poi aggiunto: "Noi faremo tutto quello che possiamo per assicurare queste persone alla giustizia e chiediamo anche a chi ne è responsabile, alla magistratura, a tutti gli inquirenti, di fare il massimo del lavoro perché uno stato normale non può tollerare una cosa del genere".
“Esiste un’internazionale della violenza e del disordine che utilizza ogni tema per mettere in pratica teppismo e violenza allo stato puro”, ha detto Piantedosi in un'intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera. I movimenti responsabili delle agitazioni mettono le istituzioni di fronte a una sfida che Piantedosi definisce “tipicamente criminale: ci si approfitta delle libertà democratiche per porre in essere veri e propri atti di guerriglia”.
Il ministro prosegue con un appello a tutte le forze democratiche, invitandole a prendere le distanze dagli estremisti “senza tentennamenti o infingimenti”. D’altronde, l’ambiguità di alcuni partiti politici verso gli antagonisti non è una novità: storicamente le forze progressiste si distaccano dai movimenti violenti relegando le pratiche e i loro promotori alla sfera politica del fascismo, come ha scritto oggi il direttore Claudio Cerasa sul Foglio. Solo oggi, dopo tre giorni, anche la segretaria del Partito democratico ha condannato i fatti di sabato.
Quanto alla gestione dell'ordine pubblico, Piantedosi difende la condotta delle forze dell’ordine: “L’impegno in Val di Susa ha impedito che si verificassero danni e guai maggiori”. E condanna le aggressioni che si sono verificate contro gli agenti: “Attaccare loro è attaccare lo Stato. E purtroppo alcuni dubbi e una certa sfiducia pregiudiziale di natura ideologica espressi talvolta nei loro confronti non sempre aiutano a isolare i violenti”. A questo proposito viene richiamato il caso di Abderrahim Fakir, che Piantedosi definisce una “tragedia molto dolorosa” e rispetto alla quale esprime “piena solidarietà” al sindaco Matteo Lepore “come a chiunque riceva minacce”.
Quando gli viene chiesto se la risposta a queste sfide siano nuovi provvedimenti, Piantedosi si dice favorevole, affermando che la sicurezza “è un tema cruciale e merita una continua manutenzione delle norme utili”. Elenca poi gli obiettivi raggiunti dal governo in questo ambito: crollo degli sbarchi, aumento dei rimpatri, e un calo generalizzato dei reati.
Infine, su un eventuale cambio di guida al ministero ambito dal vicepremier Matteo Salvini Piantedosi taglia corto: “Non sta a me deciderlo. Salvini è stato un ottimo ministro dell’Interno, confermerebbe il suo valore tornando al Viminale”.