Politica
Niente da fare •
Dibba che flop: fallisce la raccolta firme contro il finanziamento pubblico ai giornali. E il sogno del partito si allontana
L'iniziativa referendaria dell'associazione Schierarsi di Alessandro Di Battista si ferma a meno di 300 mila sottoscrizioni (con solo il 52 per cento delle firme necessarie raccolte). Doveva essere la battaglia costituente per il lancio di un nuovo movimento. Chi temeva un "Vannacci di sinistra" può dormire sonni tranquilli

Alessandro Di Battista
Doveva essere la rampa di lancio, la battaglia costitutiva di un nuovo partito da chiudere adesso, a fine luglio, per lanciare a settembre il nuovo movimento di Alessandro Di Battista. Invece, con sommo scorno dell'ex capo popolo grillino convertitosi a bar man - lo hanno avvistato in uno stabilimento a Ortona, in Abruzzo -, si è trasformato in un flop clamoroso. La raccolta firme di Schierarsi, l'associazione del Che di Corso Francia alla quale hanno aderito negli anni tutti gli ex dirigenti grillini, delusi del Movimento 5 stelle a guida Giuseppe Conte, contro il finanziamento pubblico ai giornali - titolo poco originale: "Basta soldi ai giornali" - si è fermata ieri alle 18 - termine ultimo per firmare - a 264.734 sottoscrizioni online e, a dire dell'ex parlamentare ad altre 100 mila raccolte nei banchetti. Insomma, nei tre mesi di tempo che la legge offre a chi promuove un referendum per raccogliere le firme, nonostante oggi si possa sottoscrivere il quesito anche online, l'associazione di Dibba si è fermata a oltre 150 mila sottoscrizioni dalle 500 mila necessarie per il referendum. A nulla sono valsi i messaggi di diversi ex parlamentari del M5s che hanno riempito i loro contatti WhatsApp di messaggi con questo incipit: "Non sono solito inviare messaggi così. Oggi, domenica 26 luglio, è l’ultimo giorno per raccogliere firme per chiedere un referendum per abolire il finanziamento pubblico ai giornali...".
Un flop troppo clamoroso e che mostra tutti i limiti di un'eventuale movimento anti-Pd. Come ripetono da tempo sia a Via di Campo Marzio, quartier generale del Movimento di Conte, sia nelle chat pentastellate: "Alessandro non ha la struttura, i finanziamenti (e probabilmente neppure la voglia) per lanciare davvero un partito suo". Difficile infatti se non si raccolgono quelle per un referendum, che l'associazione riesca a racimolare le firme, con congruità territoriale, che sono necessarie per presentarsi alle elezioni politiche. Per Giuseppe Conte e per i tanti che nel campo largo temono e non poco l'ipotesi di un "Vannacci di sinistra", in grado, a colpi di populismo, di fare anche in quello quello che il generale sta combinando alla coalizione di centrodestra, un notevole respiro di sollievo. Anche se Dibba non si dà per vinto e sui suoi social rilancia: "Abbiamo rafforzato la comunità di schierarsi, andiamo avanti".
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A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede

