Politica
l'editoriale dell'elefantino •
Un giusto processo per i "ragazzi cattivi" invece che una esenzione della responsabilità: forse effimero, forse non ingiusto
Se formi una banda di quindicenni o di sedicenni e prendi la tua vitalità nelle tue mani, a scopo di rapina e aggressione e molestia contro gli altri, avrai diritto a un giusto processo invece che a un’esenzione angelica della tua responsabilità. Spunti
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Foto Lapresse
L’imputabilità dei minori è problematica, ma non sembrerebbe uno scandalo in sé. Non si capisce piuttosto se e fino a che punto possa avere un effetto dissuasivo. Preti di strada, operatori sociali e di comunità, la maggioranza dei sociologi, salvo eccezioni e differenze di approccio al tema, sono convinti che stabilire una nuova soglia di responsabilità penale non avrà alcuna conseguenza risanatrice per la piaga delle bande minorili e per numerosi casi di comportamento deviante degli adolescenti o dei poco più che bambini coinvolti in casi di criminalità che suscitano insieme compassione, insicurezza e allarme. L’uso diffuso del coltello, la costruzione di reti relazionali che puntano al più aggressivo disordine, all’illegalità come metodo, all’offesa sistematica della pace e della convivenza nelle grandi città, nella provincia, nei quartieri, non solo in quelli del degrado urbano, con il contorno di uno specifico linguaggio criminale e di comportamenti devianti e fuori controllo, non si possono combattere con una legge, d’iniziativa del governo di centrodestra, che abbassa l’età per la persecuzione in giudizio di chi delinque contro le persone e le cose. Il manifesto di questa posizione progressista è che “non esistono bambini cattivi”.
L’assunto è generoso, esprime fiducia e amore, ma è discutibile, anche secondo le implicazioni moderniste e “liberanti” del pensiero e della pratica di un Freud e delle varie scuole di psicologia del profondo del secolo scorso. Lo stato di innocenza dell’essere umano, prima dell’incivilimento e delle sue conseguenze, è oltre tutto un grande mito rousseauiano, dell’illuminismo radicale e romantico, mito altrettanto ispirato che controverso. Comunque, il problema così è mal posto. Il manifesto andrebbe forse rimodulato: “non esistono bambini moralmente colpevoli, ma solo bambini irresponsabili”. Infanzia e adolescenza fuori e contro la norma sociale prevalente e codificata dalla legge e dalla morale comune sono prodotti da un fenomeno oggi irrimediabile: la scomparsa del piccolo mondo antico, con i cosiddetti suoi valori, da sempre più o meno autentici ma per secoli abbastanza resistenti ai peggiori assalti pulsionali della prima età giovanile: aristocrazia dei comportamenti e educazione liberale, senso religioso, inteso come legame spirituale e rispetto di grandezze incommensurabili al comportamento umano, il famoso timordiddio, osservanza dell’autorità, della gerarchia, della comunità integrata, a partire dalla famiglia e dalla scuola, potenti e quasi esclusivi vettori di integrazione. Nel grande mondo postmoderno tutto questo valorismo è fottuto, e non bisogna essere per forza bacchettoni o vecchi scarponi per sapere, nozione ovvia e di comune abbordabilità, che l’emozione soggettiva, la sua massificazione e replicabilità infinita per immagini e suoni, senza più un centro etico, ha sostituito la razionalità oggettiva e i suoi meccanismi di autocontrollo. Sii libero ma proprio per questo sii consapevole che sei anche responsabile, e che la responsabilità non è il fumo di un giudizio benevolo o corrivo del mondo degli adulti, “i bambini non sono mai cattivi”, ma un dato oggettivo, un codice che rende chiare le conseguenze dei tuoi atti.
Governi e parlamenti non sembrano detenere l’autorità culturale e morale sufficiente a sostituire la perdita del centro (noto e discusso tropo conservatore o reazionario), la crisi della famiglia e della scuola, la pedagogia incantata, amorevole, tic-toc, della psicologia di massa nell’èra delle tecnologie arrembanti e della loro irruzione social in tutti gli aspetti della vita dai primissimi anni dell’esistenza. I buoi sono scappati, e per ragioni forti, questo può essere un giudizio comune al di là delle soluzioni differenti. Vietare le piattaforme al di sotto di una età definita è un progetto probabilmente effimero quanto benintenzionato. Stabilire che se formi una banda di quindicenni o di sedicenni e prendi la tua vitalità nelle tue mani, a scopo di rapina e aggressione e molestia contro gli altri, avrai diritto a un giusto processo invece che a un’esenzione angelica della tua responsabilità, anche questo è forse effimero. Ma potrebbe non essere ingiusto.
Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

