“No pasaran!”. Gli imbarazzi di FI con gli alleati, dal ddl minori alle intercettazioni

Sul disegno di legge per l'imputabilità dei minori i forzisti dicono di "non essere stati consultati". E ora auspicano un confronto tecnico in Parlamento. Mulè: "Sulle intercettazioni non indietreggeremo"

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“Il ddl per l’imputabilità dei minori? L’abbiamo appreso, non siamo stati consultati preventivamente”. E’ un po’ questo il tenore delle considerazioni che si muovono tra i parlamentari di Forza Italia sul disegno di legge presentato dal governo giovedì, la cosiddetta norma “anti maranza” che, nelle intenzioni della premier Giorgia Meloni, punta a “punire i ragazzi che pensano di poter fare come vogliono. Chi sbaglia paga”. In realtà alla Camera giace da qualche tempo una proposta a prima firma che punta a far scendere a 13 anni la soglia di imputabilità dei minori. Ma di certo le tempistiche non sembrano essere state concordate con gli azzurri, in un momento già particolarmente teso nel rapporto tra alleati. Con una crescente pressione del “fattore Vannacci” su Fratelli d’Italia e Lega che rischia di schiacciare il partito di Tajani. E anche dei rilievi di costituzionalità, si sussurra tra gli azzurri, forse bisognava tenere maggior conto. Recependo alcune considerazioni dei tecnici di area. “E’ un provvedimento che affronta il tema della dilagante criminalità giovanile, di fronte al quale non si può essere inerti”, dice il capogruppo di FI alla Camera Enrico Costa. “Il governo è intervenuto correttamente attraverso un disegno di legge che consentirà di avere tutto lo spazio in Parlamento, attraverso le audizioni ed il dibattito, per approfondire i profili tecnico giuridici, garantendo, anche in concreto, la puntuale valutazione delle condizioni soggettive dei minorenni”. Una valutazione nel merito, insomma, è rimandata alla discussione in Aula. Anche se, come detto, all’interno del gruppo parlamentare serpeggi qualche malumore.
Sono apprensioni se vogliamo minori, marginali, rispetto a quelle ben più preoccupanti emerse nello scrutinio del decreto Giustizia e immigrazione, al vaglio della commissione Affari costituzionali del Senato. Dove Fratelli d’Italia ha proposto un emendamento per estendere l’utilizzo delle intercettazioni, su suggerimento del procuratore nazionale Antimafia Giovanni Melillo. E dove s’è manifestata la netta contrarietà dei forzisti. Il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, uomo molto vicino alla famiglia Berlusconi, parlando al Foglio la mette in questi termini: “Quello è il vero fronte interno alla maggioranza. Sulle intercettazioni non indietreggeremo di un millimetro. Lo dico chiaro e tondo: no pasaran!”. Dichiarazioni molto simili a quelle di Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, che nelle scorse ore ha rincarato la dose: “Sono stati presentati dai nostri alleati alcuni emendamenti senza consultarci. Restiamo leali, ma chiediamo anche noi lealtà. Non arretriamo di un millimetro sui principi, ma siamo disponibili a trovare soluzioni attraverso il confronto”, ha spiegato al Corriere. Esponendosi anche sull’altra pietra dello scandalo dei rapporti tra Meloni e i forzisti: lo Stabilicum. “La legge elettorale varata alla Camera può essere approvata così com’è al Senato, anche subito”, ha chiarito. “Attendiamo di conoscere nel dettaglio eventuali emendamenti degli alleati, vedremo se vi sarà solo il sistema misto di liste bloccate e preferenze o anche altro. Ogni tecnicismo va ponderato politicamente”. Anche Tajani ieri sul punto è sembrato ondivago, spiegando che “le preferenze non sono la chiave della nuova legge elettorale”. Sullo sfondo c’è sempre un’estensione della legittima difesa, voluta soprattutto dalla Lega (su pressing vannacciano) e che però da Forza Italia hanno già rispedito al mittente. “Sconvolgerebbe il diritto penale”, ha chiuso il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto.
Tajani oggi sarà a Grosseto per il congresso del partito in Toscana: unico candidato è il segretario uscente Marco Stella. Una conferma senza pathos già osservata in Abruzzo, Sardegna, Veneto. E che in qualche modo serve a cristallizzare il potere del segretario nazionale. Non è detto che però mentre si blinda sui territori il vicepremier riesca a tenere compatti i gruppi parlamentari. Pronti, anzi, a creare più di un grattacapo alla maggioranza. “No pasaran!”.