Marco Malizia, il don di Tajani, si è preso la Farnesina: messe, promozioni. Pregate!

Nonostante le proteste continua lo strapotere dell'ex canonico del Pantheon che al ministero è ormai più importante del segretario generale. Chi vuole parlare con il ministro passa da lui
25 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 09:10
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Tajani è una delizia, Tajani è di (don) Malizia. L’uomo più importante della Farnesina? E’ un prete. Lo chiamano “il capo”, pretende posti in prima fila e a ogni cerimonia sta attaccato a Tajani come l’ostrica allo scoglio. Era il conforto spirituale del ministro (e ne ha bisogno anche solo per le angherie che subisce) ma ora è il ministro del ministro. Si chiama Marco Malizia e chi punta a un’ambasciata si genuflette davanti a lui per arrivare a Tajani. La mattina? Messa. Il pomeriggio? Tutti collegati, anche da Nairobi, per ascoltare il Verbo. Il don spedisce mail come fosse il segretario generale. Il 17 luglio arriva ai diplomatici la comunicazione “Inaugurazione del nuovo varco Asl Maeci”. La firma? Malizia. Parola del (mon) Signore.
Tajani ha bisogno dello Spirito santo, ma adesso la fede è scappata di mano. Cattolico, padre, cristiano, Tajani chiama alla Farnesina questo monsignore don Malizia, cappellano militare, canonico della Basilica del Pantheon. Il primo incontro? Il ministero deve organizzare il forum per la libertà religiosa e appare Malizia. Tajani cade da cavallo come San Paolo. La notizia dell’egemonia del monsignore viene data da Francesco Bechis, sul Messaggero, e le gesta vengono raccontate da Giacomo Salvini, sul Fatto. Alla Farnesina si pensa: dopo gli articoli, Tajani lo ridimensionerà. Accade il contrario. A febbraio scoppiano le proteste dei diplomatici, si muovono i sindacati. I funzionari si chiedono: ma se lo stato è laico, perché dobbiamo avere il consigliere ecclesiastico di fede cristiana? Allora, perché non un rabbino? O il mufti? La Farnesina è il labirinto delle ambizioni e non va dimenticato che FdI guarda con attenzione al vivaio degli ambasciatori.
In questi anni c’è stato un cambio generazionale e il ministero si divide, per dirla con il cristianesimo, in A.B e D.B, prima e dopo Elisabetta Belloni, ex segretario generale, alla guida dei Servizi. E’ andato via il simbolo di un’intera generazione: Giampiero Massolo. In questi anni hanno lasciato le prime linee, le grandi firme della diplomazia: Cesare Maria Ragaglini, Pasquale Ferrara, Ettore Sequi, Piero Benassi, Sebastiano Cardi, Enzo De Luca. Si sta affacciando una nuova generazione, quella dei Fabrizio Saggio, il consigliere diplomatico di Meloni, una generazione che punta alle grandi sedi e qui entra in gioco Malizia. Da quando Tajani lo ha nominato consigliere il suo potere aumenta. Viaggi in Africa con il ministro, fino all’episodio che fa la (piccola) storia. A maggio, i dipendenti della Farnesina ricevono la solita email con oggetto “l’importanza del microbiota intestinale”. Risate e ancora articoli. Si aggiungono veglie di preghiere per la pace, sempre spedite da Malizia. E’ come un call center che vi vuole vendere i filtri per il depuratore. Si dirà: basta cestinare. Eh no. E’ peggio del film “The Mission” con la musica di Ennio Morricone. Ambasciatori precettati, costretti a collegarsi, messe, e sempre messe. Chi vuole spostarsi da una capitale all’altra, chi punta a una sede deve battersi il petto. Comincia a circolare la notizia che la mattina chiedono tutti la confessione a don Malizia. C’è pure il viaggio a Lourdes. Non c’è scampo, neppure per le stanze. Pochi giorni fa viene ristrutturata la Asl del Maeci e arriva la solita mail del prete che opera, a dire il vero, come il segretario generale Riccardo Guariglia (che potrebbe andare a Parigi). Viene svelata la targa, e che nome viene scelto? “Il buon Samaritano”. E si torna alle proteste. Gli ambasciatori laici notano che in nessun altro ministero d’Europa esiste una figura di tale Malizia. Serve una convenzione per i corsi d’inglese? Se ne occupa Malizia. E quando serve chiama anche ai giornalisti del Tg2. Enzo Amendola, ex ministro degli Affari europei, del Pd, che è un birbante, dice: “Qui l’ironia viene facile: per una politica estera da estrema unzione, un prete alla Farnesina è più che ragionevole”. Si dice che la fede è tutto, ma qui c’è un ministro chiuso in confessionale, costretto a fare gli esercizi spirituali. La politica è sacrificio e dolore, ma Tajani si merita il paradiso per pazienza. E’ assediato da Meloni, che insegue Vannacci; la famiglia Berlusconi lo strattona perché non vuole le preferenze. Più che un monsignore ha bisogno della benedizione del Papa. Pregate per un povero ministro: Fra Tajani è il nuovo poverello di Assisi.