Roma. E’ difficile da scorgere, il settembre decisivo, dall’ultimo tornante di luglio. Eppure il mese-chiave per il Pd è all’orizzonte: a settembre, infatti, si avranno certezze sulla legge elettorale, si dovrà decidere che cosa fare con le primarie e prima ancora, dice la segretaria dem Elly Schlein, si dovrà mettere mano al programma. Programma che, nelle grandi linee economiche, è già nella mente di Emanuele Felice, ordinario di Storia economica allo Iulm di Milano, membro della direzione nazionale dem e responsabile del dipartimento economia e lavoro del Pd durante la segreteria Zingaretti. Gli chiediamo quali siano, a suo avviso, i punti su cui il centrosinistra deve ragionare. “Mi auguro si trovi ampia convergenza”, dice Felice, “sul fatto di dover intervenire sul triplice declino dell’Italia: economico, demografico e democratico. Su questo il centrosinistra dovrà sfidare la destra, sotto il cui governo il declino si è approfondito”. Come uscirne? “Con una serie di riforme e interventi strategici che agiscano su mancanza di innovazione, bassi livelli di istruzione e diseguaglianze, fattori che favoriscono la rendita e impediscono lo sviluppo”. Da che cosa partire? “Da una grande riforma fiscale, costruita attorno a due punti fermi: la lotta all’evasione, da condurre anche con l’aiuto della AI, e l’eliminazione del forfettario per gli autonomi. L’idea è di ricondurlo intanto all’Irpef, prevedendo la stessa soglia di esenzione per dipendenti e autonomi, per poi procedere a una vera e propria riforma dell’Irpef , sostituendo gli scaglioni con un’aliquota calcolata tramite una funzione continua, sul modello tedesco. Questi interventi andrebbero nella direzione di un alleggerimento per il ceto medio”. C’è chi nel centrosinistra parla anche di patrimoniale, e la stessa Schlein non la considera un tabù. “E’ un possibile terzo intervento. Io sarei favorevole, anche se non è urgente come i primi due”. Chi sarebbe il soggetto da tassare? “Penso al modello ideato dall’economista Gabriel Zucman: una tassazione del 2 per cento sui cento-milionari. Riguarderebbe poche migliaia di persone dal patrimonio prevalentemente mobiliare: attività finanziarie dagli alti rendimenti”. I circa cinquanta miliardi che gradualmente si potrebbero recuperare, Felice li investirebbe “prioritariamente in istruzione e ricerca. Un’istruzione pubblica poco finanziata è un’istruzione regressiva: se non funziona, i più ricchi riescono comunque a raggiungere un buon livello nella loro formazione, a differenza dei meno abbienti. E noi oggi spendiamo in istruzione un punto in meno rispetto alla media Ocse: i nostri professori di scuola superiore sono tra i meno pagati d’Europa, i livelli di abbandono scolastico sono molto alti e abbiamo una percentuale di laureati più bassa rispetto a molti paesi. E’ quindi prioritario un grande investimento, dagli asili all’università”. Si dovrebbe inoltre creare, dice Felice, “un istituto che metta in comunicazione il mondo accademico con le imprese, come in Germania”. Altri punti da inserire in programma, secondo Felice: “Migliorare l’efficienza e la produttività di Pa, Sanità e Giustizia con l’ausilio della AI. Una AI da governare, magari con la creazione di un’agenzia pubblica o pubblico-privata per il governo dei dati”. Bestia nera dei programmi in tempi di guerra: l’energia. “E’ necessario mettere a sistema le imprese pubbliche attive nel settore energetico, per investire nella transizione ecologica e disinvestire dal fossile”. In alcune regioni (vedi la Sardegna), la transizione si è fatta complicata. “La transizione ecologica va affrontata nel quadro di un piano nazionale. Sarebbe una grande opportunità di sviluppo anche per il Mezzogiorno”. Elly Schlein si rifà spesso al “modello energia” della Spagna, dove però c’è il nucleare. “Appunto, lì c’è già. Noi invece dovremmo concentrare le risorse sulla transizione ecologica, a oggi più conveniente del nucleare. Se poi si arriverà alla fusione, se ne parlerà”. Ma che dire, oggi, di fronte al caro benzina e al caro bolletta? “Non si può affrontare il problema con tagli lineari, come ha fatto il governo. Si potrebbe intervenire con dei ristori per il carburante in base all’Isee, come misura tampone. Ma è la visione strategica di un’Italia che riduce le diseguaglianze e innova che ci porterà fuori dal declino”.