Neppure Bompiani sa (o vuole) dire se il libro di Ranucci sia un romanzo o un'autobiografia

Le gesta erotiche che Sigfrido racconta nel libro "La scelta" sono vere o verosimili? L'abbiamo chiesto alla sua casa editrice che però ha fatto spallucce

24 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 14:05
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Roma. Il principale problema, ovviamente, è che se ne vanti. Il problema complementare, da settimane, attiene invece alla natura delle sue conquiste. Sono gli amori di cui Sigfrido si gloria veri o verosimili? Sono fatti documentabili, realmente accaduti, o curiose licenze di un inchiestista? (Di un reporter amato dalle donne, certo, ma più per la promessa eroica di verità che per la poesia). La questione è morale, si capisce, non meno che letteraria. Sicché bussiamo in casa Bompiani, con cui Sigfrido Ranucci ha pubblicato il libro La scelta, e chiediamo direttamente all’editore se le alcove, le tenerezze, i baci con le tirocinanti siano ascrivibili all’inchiesta o al romanzo rosa (Ranucci era stato vago: “Non sapete distinguere l’uno dall’altro”, aveva detto a Esperia, prima a sollevare il caso). Risponde al Foglio la direttrice della saggistica Giulia Ichino. “Ci dispiace”, dice. “Ma non possiamo aiutarvi”. Ma come? Non potete dirci a quale genere appartiene il libro di Ranucci? “Noi editori pubblichiamo i libri per dare voce ai loro autori, e non è nostro compito interpretarli”. Ah. Ma se non è questo il vostro compito, allora qual è? “Non è nostro compito fornire informazioni ulteriori, non possiamo esservi utili”. Va bene, grazie.
Quindi non si può dire se La scelta sia giornalismo o romanzo. E’ forse new journalism? “Io e tutti i colleghi della casa editrice possiamo solo aggiungere la nostra solidarietà e vicinanza a Sigfrido Ranucci”. Va bene. Ma solidarietà per cosa? Perché se è per l’attentato, ci mancherebbe. Se è per la sospensione delle repliche estive, TeleMeloni è una profezia che (forse) si autoavvera. Se è per i giornalisti impiccioni, siamo nel solco di Boccia (Maria Rosaria).
Non è chiaro “solidarietà” per cosa, ma non importa.
Gentile Ichino, scusi l’insistenza, è che vorremmo solo avere conferma: il libro La scelta è a tutti gli effetti un’autobiografia oppure no? Vediamo, tramite Amazon, che l’avete classificato nel genere “giornalismo, editoria, giornali”. Ha poco a che vedere con la narrativa, giusto? Niente. E’ forse autofiction? Nessuna risposta.
A questo punto le comunicazioni sono chiuse e il nostro dubbio è che non lo sappiano neanche loro. Che neppure in Bompiani sappiano se sia vera o falsa l’effusione con la stagista a Milano. In un albergo dove Sigfrido si faceva stanare con l’iPad aperto su una chat clandestina. La stagista svizzera Karoline gli urlava allora “sei una merda”, fuggiva in lacrime, poi veniva investita da un Suv (sono fatti tutti così gli uomini e l’amore?). Una piccola grande storia, la loro, di cui però nessuno sa.
Sul profilo Instagram della direttrice Bompiani, intanto, scorgiamo un post datato 17 ottobre: “Questo è Sigfrido Ranucci, questa è la vocazione di chi difende la parola libera, questo è uno dei fronti che più che mai dobbiamo presidiare insieme, uniti, vigili, solidali”. Editoria militante o romanzo impegnato, chissà. Quanto a Report, magari ha ragione Bompiani: la parola è libera. Talmente libera, forse, che rischia di essere un pendolo: un giorno inchiesta, un giorno romance. Con una domanda che resta aperta: ma il metodo Report è giornalismo o romanzo Harmony? Ora più che mai, urge una Scelta.