In balìa di una psicosi sulla sicurezza

Dittatura delle emozioni, abuso di cronaca nera e realtà rimosse. Storia del pazzo cortocircuito che spinge a rimuovere i trend (positivi) quando si parla di sicurezza, con la collaborazione di opposizione, media e pure del governo

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Foto LaPresse

Nel dibattito pubblico italiano c’è un tema che fa regolarmente capolino quando si avvicinano le elezioni e che in questi giorni, in forme diverse, con sfumature diverse, con accenti diversi, ha dominato le prime pagine dei giornali, dei notiziari, delle nostre timeline. Il tema, se volessimo essere brutali, potremmo racchiuderlo all’interno della categoria della psicosi. E nel caso specifico, la psicosi più incredibile che, ciclicamente, travolge l’Italia riguarda la sicurezza del nostro paese. Generalmente, ad alimentare questa psicosi concorrono diversi fattori, molti dei quali hanno poco ancoraggio nella realtà. Un ingrediente immancabile, naturalmente, è quello gentilmente offerto, a ogni ciclo, dall’opposizione, specializzata nel trasformare ogni caso di cronaca in un’emergenza nazionale. Un ingrediente ulteriore, ovviamente, è la corsa irrefrenabile, da parte del mondo dell’informazione, a montare la panna attorno a ogni caso di cronaca che colpisce l’opinione pubblica, nella consapevolezza che nulla tira di più, in televisione, almeno in fascia protetta, di una notizia di cronaca nera.
Solitamente, di fronte a un’opposizione che fa di ogni erba un fascio e di fronte a un sistema mediatico che trasforma in un trend statistico ogni sventura, sarebbe lecito aspettarsi di ritrovare una classe dirigente di governo desiderosa di riequilibrare l’industria delle emozioni con la forza della realtà. Ma ogni tanto capita, come sta capitando con questo governo, di cadere in un meccanismo diabolico che funziona grosso modo così: abbiamo abituato per anni i nostri elettori a giudicare la sicurezza del paese sulla base delle percezioni e non della realtà e oggi che la percezione di insicurezza è tornata a essere molto alta, a causa della propaganda dell’opposizione a sinistra ma anche a causa della concorrenza a destra, non possiamo fare altro che alzare la voce e promettere discontinuità rispetto alla nostra stessa azione. Il risultato è la psicosi che vediamo oggi. La destra, per rispondere alla domanda di sicurezza, legittima il Far West, cavalcando per esempio il caso Roggero: se non riusciamo a difendervi noi, non vi preoccupate, difendetevi da soli, per noi va bene.
La sinistra, per rispondere alla domanda di sicurezza, descrive trend di dubbia consistenza che farebbero dell’Italia un paese sempre più insicuro e trasforma, quando ne ha l’occasione, le forze dell’ordine in agenti del caos, del disordine, dell’insicurezza. Ma quando la politica educa gli elettori alle emozioni, e non alla realtà, può capitare di ritrovarsi di fronte a un numero incredibile di verità rimosse. La psicosi sulla sicurezza, che contribuisce ad alimentare l’immagine di un paese insicuro anche quando non lo è, è una psicosi che rende dominante la dittatura del rancore e rende marginale la dura forza dei dati. Se vi dicessimo, prendendo solo gli ultimi dieci anni, che nel 2015 i reati commessi sono stati 2.687.249 e che nel 2025 i reati commessi sono stati 2.357.105, ci prendereste per matti. Se vi dicessimo che nel 2015 gli omicidi sono stati 475 e che nel 2025 sono stati 286, ci prendereste per squilibrati. Se vi dicessimo che gli immigrati sbarcati nel 2015 sono stati 153.842 e che nel 2025 sono stati 66.316, dopo essere stati 158 mila nel 2023, ci prendereste per fuori di testa. Se vi dicessimo poi che l’Italia, su una moltitudine infinita di reati, è considerata, da anni, uno dei paesi più sicuri d’Europa, vi mettereste probabilmente a ridere (nell’ultimo confronto disponibile, anno 2024, il tasso italiano di omicidi è di 0,57 vittime ogni centomila abitanti, contro una media europea di 0,91: è inferiore a quello di Spagna, Germania e Francia ed è il più basso tra i grandi paesi europei). E se vi dicessimo infine che rispetto ai temi dell’ordine pubblico l’unico vero dato in controtendenza rispetto al passato riguarda il numero dei feriti delle forze di polizia durante le manifestazioni di piazza, passato dai 120 casi del 2023 ai 273 casi del 2024, fino ai 459 casi del 2025, ci direste: scusa, ma dove vivi? E in effetti, quando si parla di insicurezza, la realtà va da una parte, con i dati, e la percezione dall’altra. Censis 2025: il 75,8 per cento degli italiani pensa che negli ultimi cinque anni girare per strada sia diventato più pericoloso.
La psicosi sulla sicurezza riguarda tutti o quasi: destra, sinistra, giornali, televisioni, radio, siti di informazione. Ma la psicosi più curiosa, anche se perfettamente spiegabile, è quella che riguarda il governo. Il 5 marzo 2026 il ministro dell’Interno ha comunicato al Senato che nel 2025 il totale dei reati registrati è diminuito del 2,39 per cento rispetto al 2024, ha ricordato che quel dato è inferiore del 13 per cento rispetto al 2015, ha registrato che rispetto al 2024 gli omicidi volontari sono diminuiti del 14,88 per cento, che le violenze sessuali denunciate sono diminuite del 4,45 per cento, le rapine del 3,92 per cento, i furti del 6,11 per cento. Eppure, a essere protagonista della psicosi, è proprio il centrodestra, che avrebbe buoni dati da rivendicare, anche sugli sbarchi, ma che ha di fronte a sé un nemico, o meglio un mostro, che ha contribuito ad alimentare, che sistematicamente, prima di ogni campagna elettorale, trasforma la percezione in realtà e la verità in finzione. Buona psicosi a tutti.