Politica
L'intervista •
Zanda: “Quando dicono ‘siamo pronti’ Schlein e Conte sono ridicoli. Ma possono vincere le elezioni”
"Il leader del M5s provoca, si sta mangiando pezzi di Pd. Ma la segretaria dem tace. Conte ha posizioni putiniste ma per un chiarimento sulla politica estera ormai è tardi. La leadership? Una battaglia che ammazza la sinistra. Ora primarie vere, non influenzabili da fuori”, dice l'ex tesoriere dem
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La sua è quasi una provocazione. “Quando Schlein e Conte dicono ‘siamo pronti, tocca a noi’, sono ridicoli. Ma potrebbero avere ragione. Non perché il centrosinistra vincerà le elezioni ma perché il centrodestra si sta preparando a perderle”, dice Luigi Zanda. L’ex tesoriere dem parla al Foglio, si interroga sulle sorti del campo largo, sulla faticosa costruzione di un’alleanza “che fa troppe foto e poca politica”. E non ha mai deciso di affrontare la grande questione di questi tempi, la politica estera. “Un errore chiaro, irrimediabile in pochi mesi”. Senza dimenticare il tema della leadership: “Le primarie sono elezioni vere, da fare con regole vere. La prossima sarà una legislatura durissima, ma ho l’impressione che Schlein e Conte non abbiano capito che la posta in gioco non è solo la cacciata di Meloni ma il governo dell’Italia”.
Zanda fa un premessa: “Sono iscritto al Pd, voterò per il centrosinistra e inviterò a farlo, anche se Elly Schlein e Giuseppe Conte faticano a dirsi di sinistra, preferendo definirsi progressisti”. E’ una premessa, ma anche un monito alla leader del partito che ha contribuito a fondare: “Credo che la segretaria del Pd debba sempre ricordare con orgoglio che la sua è una forza di centrosinistra, progressisti possono esserlo tutti. E’ solo un modo per acchiappare elettori”.
Il campo largo, sulla spinta del referendum di marzo e dei sondaggi, è convinto di arrivare a Palazzo Chigi: “Siamo pronti”, ripetono i leader. Lo sono per davvero? “Si fanno troppe fotografie e poca politica”, ripete Zanda. “Siamo passati in pochi giorni da testardamente unitari al ‘programma a settembre’. Ora dicono ‘tocca a noi’. Ma resta un problema di fondo”. Quale? “Per non disturbare il rapporto tra Pd e M5s non si è mai discusso di politica estera, come poi è emerso al comizio di Napoli o al Parlamento europeo dove ognuno vota in modo diverso”. Anche sul riarmo, pur con una sintonia di fondo, dem e M5s usano toni diversi. “Si possono usare molti argomenti contro gli investimenti per la difesa, ma dire che non servono perché Putin è buono, mentre l’Ucraina è cattiva, perché non s’arrende, è puro putinismo”. C’è ancora tempo per un chiarimento tra i partiti? “Aver aspettato 4 anni è un errore irrimediabile. Mi auguro che almeno sul resto del programma si vada oltre i titoli e si indichi con chiarezza il modo con cui i traguardi si possono raggiungere. Il richiamo alla Costituzione, al suo spirito, è doveroso, ma non basta. Sul resto per ora vedo solo slogan e poche ricette operative”, osserva Zanda. Poi prosegue: “Un mio amico imprenditore mi ha detto che non andrà a votare, perché sia la sinistra che la destra, quando hanno governato hanno fallito in economia. Mi ha chiesto: perché dovrei pensare che non falliranno ancora?”.
Anche per questo l’ex dirigente dem mette in guardia sulle sfide in arrivo, che richiederanno una politica all’altezza. “La prossima sarà una legislatura durissima, con una economia stagnante, con due coalizioni divise al loro interno sulla politica estera e le alleanze internazionali appese agli umori di Trump. In più non mi meraviglierei se Vannacci avesse qualche amico fuori dall’Italia. Il nostro paese è territorio di guerra ibrida e di spionaggio”. Ma non solo, dice ancora l’esponente dem: “Veniamo da 5 anni che per Meloni saranno un boomerang. Il governo non ha risolto alcun problema, dalla sanità alle carceri fino, soprattutto, all’economia”. In compenso la premier potrebbe portare a casa una nuova legge elettorale e puntare al Quirinale. “Suggerirei a Meloni e La Russa di non candidarsi per il Colle, i franchi tiratori apparsi alla Camera dieci giorni fa sono solo l’antipasto di quel che potrebbe accadere per il Quirinale. E poi solitamente chi cambia legge elettorale perde le elezioni, come successo già a Berlusconi e Renzi”.
Sarebbe ancora più facile per l’opposizione se trovasse finalmente un suo perimetro e la sua guida. Zanda ritiene che allargare il campo sia importante: “Ma il centro finora si è manifestato in mille pezzi e il tempo non è infinito, sta scadendo”. E la leadership? “E’ una battaglia che ammazza il centrosinistra. Pensando a Conte e Schlein mi torna in mente la storia del re Salomone e le due madri. Il primo tra i due leader che si ritirerà avrà dimostrato di sapere come ci si comporta nei momenti più difficili, di aver compreso la posta in gioco”. E’ arrivato il tempo delle primarie? “Sì, ma le primarie sono elezioni vere, da fare con regole vere. Non si può rischiare che vengano influenzate dall’esterno”. Per Zanda comunque c’è un problema più profondo, che nessun gazebo può risolvere: “Schlein e Conte non sono dei leader, sono dei capi partito. I leader si impongono per carisma e pensiero politico, qualità che mancano. Tuttavia tra i due c’è una grossa differenza”. A cosa si riferisce? “Schlein non si accorge che l’ex premier si sta mangiando larghe parti del Pd. Con provocazioni quotidiane alle quali la segretaria non risponde mai”. E se arrivasse un nome terzo, il famoso federatore del campo largo? “E’ un percorso che andava costruito per tempo. Oggi si dovrebbe scegliere un nome privo di carisma, siamo sicuri che porterebbe gli elettori a votare? Davanti a una soluzione del genere Meloni stapperebbe champagne”.
Tra gli altri limiti del centrosinistra c’è l’incapacità di comunicare un’idea di sicurezza, mentre il tema torna centrale sullo slancio della cronaca. “Sulla sicurezza il Pd negli ultimi decenni è stato timido, non ne ha mai fatto una battaglia identitaria, ma almeno è stato serio, non ha mai cavalcato elettoralmente fattacci di cronaca, come sta facendo la destra con il caso Roggero”.
