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La sentenza •
Ilaria Salis condannata a risarcire oltre 300 mila euro ai due ex collaboratori
L'europarlamentare di Avs è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Milano per aver comunicato il recesso anticipato del contratto senza giusta causa. L'europarlamentare in una nota: "Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato. Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda"

Foto Ansa
L'europarlamentare di Alleanza Verdi-Sinistra Ilaria Salis è stata condannata a risarcire poco più di 300mila euro di danni a due ex collaboratori ai quali, nel 2025, ha comunicato il recesso anticipato del contratto senza giusta causa. Lo ha deciso il giudice del Tribunale del lavoro di Milano, Franco Caroleo, dopo il ricorso dei due ex assistenti, rappresentati dagli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto. La sentenza, depositata lo scorso 10 marzo, è stata anche pubblicata, senza riferimenti, su una rivista giuridica. Secondo il giudice, sarebbe spettato a Salis, datrice di lavoro, "l'onere della prova della giusta causa", ma l'eurodeputata è rimasta "contumace" nel procedimento e "non ha evidentemente assolto al proprio onere". Quindi, ha ribadito il Tribunale, si deve affermare "l'insussistenza della giusta causa nei recessi impugnati".
La diretta interessata ha diramato una nota in merito: "Nel marzo 2026 il Tribunale di Milano ha emesso una sentenza di primo grado relativa al recesso dal rapporto di collaborazione con due assistenti (un co.co.co e una partita IVA), ritenendo insussistente la giusta causa. Si tratta di una decisione che contesto integralmente e che ho già impugnato", scrive. E continua: "Il procedimento è attualmente pendente in appello e sono pertanto fiduciosa che il successivo grado di giudizio consentirà di accertare correttamente i fatti. La decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni". Ma precisa Salis: "Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento".
Nella nota l'europarlamentare scrive: "Vi è, inoltre, un profilo particolarmente grave, ai limiti del surreale. Non ho infatti avuto la possibilità di difendermi nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia PEC –, la notifica non mi è mai pervenuta. Data la mia incolpevole assenza, il tribunale ha pronunciato la propria decisione esclusivamente sulla base degli elementi acquisiti dai ricorrenti". La dichiarazione si conclude con: "Confido che il giudizio di appello possa fare piena chiarezza sulla vicenda".
La vicenda
Salis, arrestata in Ungheria per aver aggredito dei militanti di estrema destra è stata eletta europarlamentare con Alleanza Verdi e Sinistra nel giugno 2024. Una vittoria a cui concorrono anche i due ex collaboratori, poi licenziati solo dopo pochi mesi (nel febbraio 2025) e senza preavviso. I due contratti, entrambi con scadenza a fine del mandato parlamentare (16 luglio 2029), hanno sostanzialmente la stessa retribuzione (2.900 e 3.000 euro al mese) e mansioni simili: lo sviluppo di progetti finalizzati alla valorizzazione del ruolo della parlamentare europea, la progettazione e gestione di campagne e eventi in Italia e all'estero, l'assistenza per i contatti con le autorità o la consulenza di tipo politico in ambito strategico e tattico. Ma poi sono iniziati i problemi. Prima un'assistente riceve un recesso anticipato per il "venir meno del rapporto fiduciario" che trasforma la collaborazione in una "situazione di incompatibilità ambientale e personale"; quindi a un collega viene revocato l'incarico con effetto immediato "tenuto conto della manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione". Una frattura insanabile di fronte alla quale Ilaria Salis non avrebbe tentato nessun tipo di accordo, e che la vede poi sconfitta davanti al giudice. Il risultato è un risarcimento del danno stabilito complessivamente in 300.900 euro, per i mancati guadagni dei due collaboratori fino a fine mandato, e 10mila euro per le spese legali.
Le reazioni
Alla diffusione della notizia, il vicepremier e segretario della Lega Matteo Salvini ha pubblicato un post con il volto di Salis e con la scritta "SPIACE". "C'è chi difende il lavoro e i lavoratori con le chiacchiere e chi, come Ilaria Salis, sceglie persino di umiliarli. Licenziare senza giusta causa i propri collaboratori è un atto meschino che mette alla porta persone dall'oggi al domani e che non permette loro il tempo per riorganizzare la propria vita. Era facile fare la paladina degli ultimi a chiacchiere, un po' più difficile mettere in pratica le belle parole", ha dichiarato il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli. Sentito dall'AdnKronos il portavoce di FI Raffaele Nevi commenta così l'accaduto: ''Una vicenda che smaschera ancora una volta l'ipocrisia della sinistra. Evidentemente i diritti dei lavoratori sono solo uno slogan da agitare in piazza, e non un principio da rispettare ogni giorno''.