Alla dem Moretti una lettera minatoria firmata 'Potere al Popolo'. Ma il partito: "Minacce non nostre. Valutiamo di agire in via legale"

"Solo qualche imbecille o qualche utile idiota può pensare che le minacce siano opera nostra. Valuteremo con i nostri legali ogni iniziativa necessaria", dicono i portavoce nazionali Giuliano Granato e Marta Collot. Dal Pd arriva la solidarietà verso l'eurodeputata: "Nessuna intimidazione ci farà arretrare"

21 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 11:49
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Foto ANSA

"La lettera di minacce di morte ad Alessandra Moretti? Potere al Popolo è totalmente estraneo". Così al Foglio Giuliano Granato e Marta Collot, portavoce nazionali del partito di estrema sinistra, dopo che l'europarlamentare del Pd Alessandra Moretti ha annunciato di aver ricevuto qualche giorno fa una lettera contenente minacce e una foto raffigurante un uomo con un'arma da fuoco tra le mani. A riferirlo sono fonti vicine all'eurodeputata, le quali spiegano che la firma in calce riporta proprio la dicitura 'Potere al Popolo'. La dem ha subito denunciato l'accaduto alla procura di Vicenza: "Non sono una che si spaventa, nè che si è mai fatta intimorire dalle numerose minacce violente ricevute – ha dichiarato –. Le donne che si espongono in politica come nel giornalismo o in altri ambiti sono spesso oggetto di manifestazioni di odio irripetibili che non vanno mai derubricate o minimizzate come semplici goliardate. Chi minaccia, chi usa violenza e prepotenza va punito". 
La lettera, di cui gli inquirenti stanno cercando di risalire al mittente, riporta frasi di minacce indirizzate all'attività di Moretti in materia di ricerca scientifica, in particolare riguardo alle campagne di vaccinazione, al ruolo dell'Oms e alla gestione dei migranti e ai diritti. Potere al Popolo però nega categoricamente ogni coinvolgimento. "Solo qualche imbecille o qualche utile idiota può pensare che le minacce arrivate all'eurodeputata Moretti siano opera nostra (ma poi su vaccini e difesa dei migranti?). La semplice apposizione del nostro nome in calce a una lettera non dimostra evidentemente alcun legame con la nostra organizzazione", proseguono Granato e Collot. "Potere al Popolo agisce sempre alla luce del sole. Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, criticando e denunciando ciò che non va in questo paese e che da decenni fa sì che lavoratori e lavoratrici continuino a essere impoveriti". Non è escluso che la vicenda possa finire davanti a un giudice. "Stiamo valutando con i nostri legali ogni iniziativa necessaria a tutela del nostro nome e della nostra comunità – chiosano i portavoce – perché è chiaro il danno arrecato da accostamenti tanto gravi quanto infondati."
Immediata la solidarietà della delegazione dem di Bruxelles, dopo la notizia: "Nessuna intimidazione ci farà arretrare nel nostro impegno a difesa della democrazia, dei diritti fondamentali e dei valori europei". Così come del senatore del Pd Filippo Sensi su X: "I violenti soffiano sul fuoco della violenza". Ma anche da parte di chi dal Pd è ormai del tutto uscita, come la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno, secondo cui "sarebbe però un grave errore sottovalutare episodi come questo. Sono il segnale di un clima di odio e di violenza politica che non possiamo accettare e che impone a tutti, a partire da chi ha responsabilità pubbliche, di tenere bassi i toni e di riportare il confronto politico dentro i confini del rispetto e della responsabilità", ha concluso. 
Al netto delle indagini e delle smentite, la firma di Potere al Popolo su quella missiva riaccende uno scontro mai sopito tra campo largo e il partito estremista. Era stata proprio una delegazione di PaP, lo scorso 8 luglio a Napoli, a rovinare la festa al campo largo. Più volte i cori degli attivisti (con bandiere di PaP al seguito) hanno interrotto gli interventi dei politici dal palco montato nella Piazza del Gesù per la prima manifestazione dell’alleanza fra Pd, M5s e Avs (il secondo appuntamento dovrebbe essere a Padova). Le cose si sono complicate ulteriormente dopo che sono iniziati alcuni parapiglia fra i sostenitori dei partiti della manifestazione e quelli di Potere al Popolo, a seguito dei quali i leader del campo largo sono dovuti scendere nella piazza per fare da mediatori.
Per Potere al Popolo nel campo largo (hanno spiegato in un comunicato successivo alle contestazioni di luglio) "trovano ampio spazio le posizioni pro riarmo e pro Nato e anche l’oscenità della Sinistra per Israele. E gente come Renzi, il padre di leggi come il Jobs Act". Posizioni critiche e ben diverse da quelle di un altro soggetto politico di sinistra estrema come Rifondazione comunista (con cui PaP è stata federata a lungo), che anzi vede nell'alleanza un interlocutore valido: "Abbiamo dato la disponibilità a trovare le forme di un accordo tecnico elettorale", ha assicurato al Foglio Maurizio Acerbo, segretario di Rifondazione. Non c'è dubbio che anche tra i vertici del Pd, come del M5s, il timore di una "cosa rossa" circoli, a prescindere dalla contestazione di Napoli.