L’altro mondo possibile non era quello della piazza violenta del G8

A Genova tutti persero la testa. Zerocalcare c’era, e rivendica tutto, ma bisogna sapere che è un fumetto. L’altro mondo possibile lo hanno creato i ricercatori dei vaccini, i politici delle terze vie, i tecnocrati con le nuove possibilità di comunicazione

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Foto LaPresse

Zerocalcare è un artista del fumetto, emotivamente onesto. Aveva 18 anni nel 2001, quando alla fine di luglio Genova fu teatro di scontri furenti tra manifestanti e polizia, durante i quali un carabiniere di leva di vent’anni sparò dall’abitacolo di una camionetta per difendersi da un’aggressione violenta e uccise colpendolo alla testa un giovane di vent’anni che brandiva un estintore contro di lui. La protesta era contro una riunione di otto capi di stato e di governo, il G8. La piattaforma era la rivendicazione di un altro mondo possibile contro gli sviluppi economici, sociali e politici della globalizzazione, eguaglianza e pauperismo contro mercati liberi, tecnologie e autorità degli stati. Tutti persero la testa. La piazza, che era composita e divisa tra sognatori e casseurs, fu violentissima, devastazione e saccheggio, molotov e sassaiole, incendi e attacchi duri alla polizia.
La repressione di stato fu inevitabile ma spietata, fuori dai canoni di uno stato di diritto, con arresti indiscriminati, pestaggi e torture alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Fu una guerra urbana, un episodio infelice e tragico, una degenerazione incontrollata di dissenso e repressione, e su quella guerra si stese l’ala della leggenda, del mito, della mostrificazione del nemico.
Zerocalcare c’era, e rivendica tutto in un’intervista a Repubblica. Usa un tono nostalgico per il dissenso armato, per la guerriglia dai metodi insurrezionalisti, e censura nel suo campo politico la tendenza al vittimismo, l’idea che si parli delle vittime della repressione poliziesca e non del conflitto organizzato, e di quel tipo di conflitto, della sua radicalità anarchica, che secondo lui supera in forza morale resistente anche le idee e le motivazioni della protesta. La sinistra ha dimenticato, secondo Zerocalcare, che il nucleo forte della protesta di piazza è nella sua espressione violenta, da un quarto di secolo crea un panteon vittimista e lo coltiva, ma non osa richiamare la grandiosità di quei momenti di scontro diretto e soccombe a un’ideologia securitaria della destra che fa di tutto ciò che si muove un reato di devastazione e saccheggio, un comportamento sociale deviante. All’onestà emotiva non corrisponde, è il minimo che si possa dire, un elemento necessario di rigore intellettuale e di senso storico. L’altro mondo possibile era un mito introvabile, come il tempo trascorso da allora si è incaricato di dimostrare ampiamente, e l’idea di costruirlo attraverso l’esperienza violenta della piazza per impedire un summit politico legittimo non poteva che provocare ansia sociale, disperazione, lutti, degenerazioni nello stato e nella giustizia, ombre ideologiche che coprono ancora oggi una tradizione antagonista legittima fino alla linea rossa dell’esercizio della violenza politica di gruppo e di massa.
Zerocalcare è diventato un letterato e un ideologo delle periferie e del nuovo slang generazionale, un poeta popolare su Netflix, organo insigne della globalizzazione tecnologica, e bisogna dire che mentre il mondo cambiava e gli anni si accumulavano sugli anni, in molti dei protagonisti di allora, da Luca Casarini a Vittorio Agnoletto a Anubi D’Avossa Lussurgiu, hanno testimoniato con le loro vite (chi alla Caritas, chi nelle Ong che salvano i migranti naufraghi nel Mediterraneo, chi nella politica di sinistra e nelle università) un tenace e spesso rispettabile coinvolgimento nell’utopia della loro gioventù.
Intanto l’altro mondo possibile lo hanno creato i ricercatori dei vaccini, i socialdemocratici delle terze vie alla guida dei governi, i populisti e i tecnocrati miliardari che hanno avvolto il pianeta nella rete di possibilità di comunicazione e di nuova intelligence dei dati che fa il bene e il male, come sempre frammisti, dal rincoglionimento cognitivo di una generazione quasi perduta al dispiegamento di possibilità di difesa e contrattacco di un eroico paese europeo aggredito dall’autocrazia russa. Il mondo reale non è una palla di fumo ideologico, non è il teatro dei sogni, il dissenso è il sale delle democrazie in lotta di civiltà contro gli incubi fondamentalisti e imperiali che insidiano il primato declinante dell’occidente, ma è il dissenso a mani nude delle Politkovskaia e dei Navalny, è l’antagonismo elettorale democratico di un Mamdani o di altri che si battono contro ogni forma di populismo e di demagogia, è la fatica di ogni giorno per uscire dalla tenaglia fra violenza sociale e repressione di stato. Si può provare nostalgia per qualcosa che è scomparso con il secolo scorso, ed ebbe una assurda reviviscenza all’inizio di quello corrente, cinquanta giorni prima del fatale volo omicida sulle Torri gemelle di Manhattan, ma bisogna sapere che è un fumetto. Di Zerocalcare.