Politica
l'editoriale dell'elefantino •
L’altro mondo possibile non era quello della piazza violenta del G8
A Genova tutti persero la testa. Zerocalcare c’era, e rivendica tutto, ma bisogna sapere che è un fumetto. L’altro mondo possibile lo hanno creato i ricercatori dei vaccini, i politici delle terze vie, i tecnocrati con le nuove possibilità di comunicazione
20 LUG 26

Foto LaPresse
Zerocalcare è un artista del fumetto, emotivamente onesto. Aveva 18 anni nel 2001, quando alla fine di luglio Genova fu teatro di scontri furenti tra manifestanti e polizia, durante i quali un carabiniere di leva di vent’anni sparò dall’abitacolo di una camionetta per difendersi da un’aggressione violenta e uccise colpendolo alla testa un giovane di vent’anni che brandiva un estintore contro di lui. La protesta era contro una riunione di otto capi di stato e di governo, il G8. La piattaforma era la rivendicazione di un altro mondo possibile contro gli sviluppi economici, sociali e politici della globalizzazione, eguaglianza e pauperismo contro mercati liberi, tecnologie e autorità degli stati. Tutti persero la testa. La piazza, che era composita e divisa tra sognatori e casseurs, fu violentissima, devastazione e saccheggio, molotov e sassaiole, incendi e attacchi duri alla polizia.
La repressione di stato fu inevitabile ma spietata, fuori dai canoni di uno stato di diritto, con arresti indiscriminati, pestaggi e torture alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Fu una guerra urbana, un episodio infelice e tragico, una degenerazione incontrollata di dissenso e repressione, e su quella guerra si stese l’ala della leggenda, del mito, della mostrificazione del nemico.
Zerocalcare c’era, e rivendica tutto in un’intervista a Repubblica. Usa un tono nostalgico per il dissenso armato, per la guerriglia dai metodi insurrezionalisti, e censura nel suo campo politico la tendenza al vittimismo, l’idea che si parli delle vittime della repressione poliziesca e non del conflitto organizzato, e di quel tipo di conflitto, della sua radicalità anarchica, che secondo lui supera in forza morale resistente anche le idee e le motivazioni della protesta. La sinistra ha dimenticato, secondo Zerocalcare, che il nucleo forte della protesta di piazza è nella sua espressione violenta, da un quarto di secolo crea un panteon vittimista e lo coltiva, ma non osa richiamare la grandiosità di quei momenti di scontro diretto e soccombe a un’ideologia securitaria della destra che fa di tutto ciò che si muove un reato di devastazione e saccheggio, un comportamento sociale deviante. All’onestà emotiva non corrisponde, è il minimo che si possa dire, un elemento necessario di rigore intellettuale e di senso storico. L’altro mondo possibile era un mito introvabile, come il tempo trascorso da allora si è incaricato di dimostrare ampiamente, e l’idea di costruirlo attraverso l’esperienza violenta della piazza per impedire un summit politico legittimo non poteva che provocare ansia sociale, disperazione, lutti, degenerazioni nello stato e nella giustizia, ombre ideologiche che coprono ancora oggi una tradizione antagonista legittima fino alla linea rossa dell’esercizio della violenza politica di gruppo e di massa.
Zerocalcare è diventato un letterato e un ideologo delle periferie e del nuovo slang generazionale, un poeta popolare su Netflix, organo insigne della globalizzazione tecnologica, e bisogna dire che mentre il mondo cambiava e gli anni si accumulavano sugli anni, in molti dei protagonisti di allora, da Luca Casarini a Vittorio Agnoletto a Anubi D’Avossa Lussurgiu, hanno testimoniato con le loro vite (chi alla Caritas, chi nelle Ong che salvano i migranti naufraghi nel Mediterraneo, chi nella politica di sinistra e nelle università) un tenace e spesso rispettabile coinvolgimento nell’utopia della loro gioventù.
Intanto l’altro mondo possibile lo hanno creato i ricercatori dei vaccini, i socialdemocratici delle terze vie alla guida dei governi, i populisti e i tecnocrati miliardari che hanno avvolto il pianeta nella rete di possibilità di comunicazione e di nuova intelligence dei dati che fa il bene e il male, come sempre frammisti, dal rincoglionimento cognitivo di una generazione quasi perduta al dispiegamento di possibilità di difesa e contrattacco di un eroico paese europeo aggredito dall’autocrazia russa. Il mondo reale non è una palla di fumo ideologico, non è il teatro dei sogni, il dissenso è il sale delle democrazie in lotta di civiltà contro gli incubi fondamentalisti e imperiali che insidiano il primato declinante dell’occidente, ma è il dissenso a mani nude delle Politkovskaia e dei Navalny, è l’antagonismo elettorale democratico di un Mamdani o di altri che si battono contro ogni forma di populismo e di demagogia, è la fatica di ogni giorno per uscire dalla tenaglia fra violenza sociale e repressione di stato. Si può provare nostalgia per qualcosa che è scomparso con il secolo scorso, ed ebbe una assurda reviviscenza all’inizio di quello corrente, cinquanta giorni prima del fatale volo omicida sulle Torri gemelle di Manhattan, ma bisogna sapere che è un fumetto. Di Zerocalcare.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
