Due fatti contingui, apparentemente scollegati, che dicono molto sulla situazione in Rai nell’annus horribilis della tv pubblica ai tempi del governo Meloni: negli stessi giorni, dalla stessa RaiRadio1,
è stato infatti chiuso “Lupus in fabula”, il programma del presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, scrittore, giornalista e intellettuale, anche protagonista dello scontro con il governo sul caso del padiglione russo a Venezia, ed è stata invece confermata la trasmissione “La mezz’ora legale” condotta da Claudia Conte (che è giornalista, attrice e autrice di un volume presentato due giorni fa al Circolo Canottieri Lazio con profluvio di ospiti di FdI, ed è anche la donna che, qualche mese fa, aveva in un’intervista dichiarato di avere una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi). Stessa rete, due fatti di segno opposto, anche se, visti i curricula, molti si sarebbero aspettati il contrario. Quali i criteri alla base della scelta? “Al di là dei giudizi personali, ci sono gli ascolti, i costi e anche la qualità”, dice Michele Anzaldi, giornalista, già parlamentare di Iv ed ex segretario della precedente Commissione di Vigilanza (altra legislatura, altro scenario rispetto al blocco a oltranza di oggi). “Si dovrebbe in qualche modo documentarla, la scelta, dati alla mano, ma intanto il punto è: la Rai è la tv pubblica e noi paghiamo il canone anche per vedere e ascoltare programmi che affrontino tematiche complesse e abbiano una certa valenza culturale. E Buttafuoco è un intellettuale orgogliosamente di destra che ha lavorato con governi di ogni colore, conosce la tv e la radio e sa dominare il mezzo con le sue doti istrioniche, mettendosi in gioco. Trovo quindi grave la chiusura di un programma che aveva un seguito e molta qualità”. E il programma rimasto in palinsesto, quello condotto dalla Conte? “Ribadisco: mancano i dati. Ma anche in presenza di ascolti stratosferici, se la qualità latita che senso ha dirsi servizio pubblico? Ad avere ascolti per ascolti si fa presto, basti guardare ai follower della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo, quella che con un video ha portato orde di persone a mangiare un panino sulla neve a Roccaraso”. Il caso di Buttafuoco, dice Anzaldi, “che, ribadisco, è un intellettuale orgogliosamente di destra ma anche un uomo che sa esercitare la propria autonomia di pensiero, fa pensare che siano finiti in tempi dell’appartenenza politica e iniziati quelli dell’obbedienza a 360 gradi. Ma ci sono organismi, come il cdaRai, che, dati alla mano, a voler essere indipendenti, potrebbero chiedere chiarimenti e persino bocciare un palinsesto. Mi domando: se chi sostituirà Buttafuoco in quella fascia oraria farà flop, chi pagherà? Sempre noi?”. Il j’accuse di Anzaldi punta dritto “agli ultimi dieci anni in cui Radio Rai ha segnato il profondo rosso, arrivando a essere l’ultimo gruppo radiofonico in Italia sotto la gestione di Roberto Sergio. Soltanto RaiRadio1 ha perso circa il 40 per cento. Ma i dati dei singoli programmi continuano a essere top secret e gli ascolti continuano a essere rilevati con interviste basate sul ricordo. Perché non si utilizza la rilevazione elettronica? Forse per il timore che i dati reali possano essere di gran lunga inferiori a quelli venduti attualmente in pubblicità?”. Consigli per la nuova stagione? “Ci si metta insieme, da destra e da sinistra, e si chieda ai governi presente e futuro di fare un’indagine seria per raccogliere opinioni e idee, intervistando giornalisti, addetti ai lavori, esperti del settore italiani e stranieri per cercare di capire quale fisionomia dovrebbe avere una Rai del futuro degna di questo nome”.