Politica
Egemonia arcobaleno •
I meloniani rilanciano i finanziamenti al cinema Lgbt+ e pro Pal. Mantovano è scontento del Mic
La commissione di esperti per i contributi selettivi finanzia i film di Pif o tratti da libri di Scurati e Chiara Valerio. Identità di genere e Gaza al centro delle opere prime

Roma. Il voto s’avvicina ed ecco dunque il Woke in salsa patriota, prossimamente al cinema. Con l’ascesa del cupo Vannacci, i meloniani cominciano a dirselo: “E’ ora di emanciparsi”. “E’ ora – dicono – di non essere più così ostili nei confronti del mondo Lgbt”. E se la settima arte è l’arma più forte, diceva Lui e nasceva Cinecittà, adesso che a Chigi c’è Lei, Meloni, con Alessandro Giuli al Collegio romano, nascono invece i contributi arcobaleno (con sfumature pro Pal e anti maschio). Ma entriamo nel vivo.
Tra i film lautamente finanziati tramite i contributi selettivi si segnala, tanto per cominciare, la storia di due cecchini, “So the Lovers Could Come Out Again”. E’ la vicenda di due uomini libanesi che lungo la Linea Verde di Beirut – indovinate? – s’innamorano: “All’interno della guerra, una storia omosessuale”. Ma imperdibile – forse anche di più – è poi il film della moglie di Chiara Valerio, Marcella Libonati, tratto dall’opera di Valerio “Chi dice e chi tace”. C’è l’action drama coi bambini palestinesi feriti. E infine, tra gli altri, la storia della trapper milanese che “rifiuta l’identità di genere imposta dalla società”.
Ci sono insomma tanti titoli. Soprattutto tra le opere dei giovani autori che al Futuro certo fosco di Roberto Vannacci oppongono il Futuro di governo in tema di egemonia. Ma facciamo ancora un passo indietro.
La commissione che seleziona cotanti film, ricorderete, è quella che bocciò a suo tempo il docu (o film?) su Giulio Regeni. La commissione di esperti “per l’attribuzione dei contributi selettivi” che scatenò l’ira di Giuli. Che costrinse il ministro a riferire in Parlamento. Che lo indusse a licenziare il capo della segreteria tecnica Emanuele Merlino (prossimamente a Chigi, altro film). E che tanto ha fatto penare.
In tempi più recenti, il film (o docu?) su Regeni è stato poi recuperato tra i “progetti speciali”, fintantoché la commissione – chissà se stavolta al governo ne sono informati – ha continuato la sua opera di selezione.
Sicché, accanto ai venerati maestri come Moretti, Amelio e alla divina Bruni Tedeschi, tra i selezionati spiccano oggi i titoli del Futuro filmico di FdI. Le opere prime, o dei giovani autori, le cui trame divertono ma suggeriscono anche una domanda. Seria. Una sola. Insomma, davvero c’era bisogno di scomodare per anni l’egemonia fascia se poi l’epopea di punta è quella di “Mademoiselle”? (Mademoiselle e cioè la trapper milanese che non sa se è maschio, femmina ma è contro la società). Ecco. Perché va bene, anzi benissimo, smarcarsi da Roberto Vannacci. Ma la destra di governo non poteva, magari, trovare un’alternativa a Chiara Valerio e al suo “Chi dice, chi tace”? Chissà. Meglio tacere, appunto.
I titoli degli emergenti, comunque, sono spassosi non meno dei tanti maestri selezionati dalla commissione. Oltre alla scrittrice di Scauri ci sono infatti registi, scrittori, conduttori e attori di pregio (e di sinistra) che talvolta convivono in un solo uomo. Pierfrancesco Diliberto in arte Pif, per dire, ha ottenuto i suoi 700 mila euro per un film di “particolare qualità artistica” (titolo: “Che Dio perdona a tutti”). “Cuore nero”, di Emanuele Crialese – che non c’entra coi cuori fasci ma col libro di Silvia Avallone – ne ha presi 750 mila. Ma c’è ancora il film di Claudio Cuppellini tratto dal romanzo di Antonio Scurati (800 mila), “Cara Giulia” ispirato alla storia della povera Giulia Cecchettin (600 mila), e poi “Gaza - Linea di difesa” di Alessandro Tonda (550 mila). Nomi, cose e persone che, per evitare l’effetto-sporca dozzina (o Fratelli di Vannacci), fanno molto Fratelli di Fabio Fazio. A proposito, chissà Che tempo che fa tra la nuova egemonia arcobaleno e Alfredo Mantovano, il katechon di Giorgia... I maligni dicono che osservi sgomento e un po’ scontento. E che sottovoce sussurri: “Quando c’era Lui...”. Un surreale rimpianto. Lui. Nel senso di Gennaro Sangiuliano.