Politica
Romanzo Viminale •
La Lega attacca sé stessa sulla sicurezza
Fontana chiede più agenti in Lombardia, Molteni sbandiera il rafforzamento dell'organico. Sullo sfondo, Matteo Salvini e la possibilità di un ritorno alle origini
15 LUG 26

Foto ANSA
Roma. Romanzo Viminale, è ancora fuoco amico. Il governatore leghista Attilio Fontana lamenta la carenza di agenti in Lombardia: non ci sono, non bastano. L’affondo arriva dritto al ministero di Matteo Piantedosi. A rispondergli, però, è un altro leghista: il sottosegretario Nicola Molteni. Sicché attacchi e contrattacchi si ripetono, a colpi di agenzia, anche se forse, qui, c’è molto più. C’è un Carroccio che spara su sé stesso. Forse per ritemprarsi? C’entra Matteo Salvini? Chissà. Ma ricapitoliamo.
Per diversi giorni, il governatore della Lombardia ha irritato, e non poco, il ministero dell’Interno. Attilio Fontana – il leghista anti-destraccia – ha affondato il colpo. Gli agenti di polizia, ha detto, in Lombardia sono pochi. “Riceverne 180 su 3 mila totali equivale ad appena il 6 per cento della quota distributiva, una percentuale inferiore alla sua impronta demografica” nella regione. Pronto, Nicola Molteni, il sottosegretario, ha rivendicato il rafforzamento di “organici di questure e commissariati grazie alle 3 mila assunzioni di poliziotti”, tra cui, appunto, i 180 lombardi. E così, mentre ai piani alti del Viminale s’osservava la collisione tra colleghi di partito, mentre l’uno attaccava e l’altro rivendicava – con numeri epocali ma forse un tantino fuori fuoco rispetto alle doglianze di Fontana – veniva fuori un’altra precisazione. La terza. Stavolta non partitica ma dal dipartimento di Pubblica sicurezza che si appuntava al petto, lunedì, l’assegnazione di 1529 unità di personale della polizia, dal dicembre 2022 a oggi, con saldo positivo di 533 rispetto alle cessazioni di servizio. Numeri che, sommati ai 264 uomini da destinare tra uffici e questure – sempre in Lombardia ma nei mesi di agosto e settembre – hanno poi chiuso il cerchio. Al punto che da Milano non hanno più risposto.
Nel mentre, però, a Roma ricordavano quell’altro attacco di Fontana in tema sicurezza. Il quale, alla vigilia delle Olimpiadi Milano-Cortina, s’era immaginato la possibilità d’ospitare l’agenzia federale Ice, nientemeno, per controllare Vance e Rubio. L’agenzia federale che, pochi giorni prima, il 7 gennaio, aveva sparato ad Alex Pretti, a Minneapolis. Una bella idea, lì per lì, non fosse stato per il paese intero che, da Cortina in giù, s’era subito figurato la Valle d’Ampezzo quale nuovo Minnesota. Con agenti armati, attivisti, pistoleri tutti tra i rifugi e le seggiovie. Poco dopo, comunque, fu precisato che il governatore parlava in via ipotetica. Che non era in possesso di informazioni viminalizie. Che era soltanto una possibilità. E, di nuovo, il cerchio s’era chiuso con il ministero che, ora come allora, parlava di “approssimazione”. Già mesi fa, quindi, Piantedosi (ieri intanto il Cdm ha approvato un nuovo ddl sicurezza) osservò imbarazzato la circostanza. Un caso, o forse una maniera, che oggi si ripete. E che, a questo punto, si spera abbia almeno un filo politico. Una logica che miri a reinstallare l’inquilino promesso all’Interno. Ed eccolo, dunque, Matteo Salvini. L’uomo che di Fontana e Molteni (litiganti) sarebbe sempre e comunque il capo. Il ministro dei Trasporti e segretario della Lega che i colonnelli, oggi, vorrebbero lì. Al Viminale. E non tanto, si sa, per magnanimità. Quanto per quell’antica idea di promozione in vista di rimozione.
Il filo politico, dunque, sarebbe sempre quello di spianargli la strada verso l’antica dimora, legge elettorale permettendo. Il tutto in preparazione del (chissà) rimpastino di settembre. Vendergli il fumo, togliergli l’arrosto, farlo rosolare al Viminale, prendersi la Lega. Una logica, questa, che darebbe finezza al fuoco amico degli ultimi giorni contro l’Interno. Anche perché, così non fosse, ci sarebbe da pensare che sia invece una questione di agenti e di forze sul territorio. Una questione, insomma, di sicurezza. Che però, stando all’ultima agenzia, non basterebbe a giustificare il rumore.