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La Zes per il nord non piace al sud e rischia di spaccare il governo
Urso convoca i presidenti delle regione settentrionali che hanno chiesto una Zona economica speciale sul modello di quella del sud. Ma il sottosegretario Sbarra frena: "Estendere solo le semplificazioni burocratiche"
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E’ un “contentino”. Ma di quelli a cui forse Giorgia Meloni non vorrebbe rinunciare. Conscia com’è, la premier, che di qui alle prossime elezioni politiche sarà importante ritrovare un feeling col nord produttivo. Anche per questo da Palazzo Chigi non hanno chiuso all’ipotesi ventilata la scorsa settimana da Matteo Salvini con tanto di conferenza stampa alla Camera: l’istituzione di alcune Zes speciali anche per il settentrione. Soprattutto per quel che riguarda le zone di confine. In realtà l’iniziativa del vicepremier e segretario della Lega ha anticipato un lavoro portato avanti dai presidenti delle regioni del nord (amministrate per lo più dallo stesso Carroccio) che con una lettera inviata al governo (e resa nota dal quotidiano La Stampa) hanno chiesto proprio l’istituzione di una serie di misure speciali per il nord: dal taglio delle tasse e degli incartamenti burocratici, incentivi per la produzione. Passando per l’istituzione di “zone di accelerazione industriale” in alcuni settori considerati strategici. Un modello che ricalca molto da vicino quelle delle Zone economiche speciali (Zes) utilizzate sin dal 2024 e che raggruppano per lo più regioni meridionali nella Zes unica (in cui hanno fatto ingresso nel 2025 anche Marche e Umbria).
Sarebbe, nelle intenzioni di Fedriga, Stefani, Fontana (che ieri è tornato a battagliare contro il Viminale sugli agenti da inviare in Lombardia) un modo per recuperare terreno a livello di competitività, per altro nel pieno rispetto di strumenti come il rapporto Draghi che ben racconta il ritardo dell’industria europea a livello internazionale. Per questo il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, destinatario della lettera delle regioni, si è subito detto disponibile al confronto e ad agire ancor prima della legge di Bilancio. Citando l’Industrial Acceleration act, direttiva europea che mira a recepire alcune delle annotazioni del rapporto Draghi per quel che riguarda la salvaguardia della manifattura europea. L’istituzione della Zes (o comunque l’adesione a un modello a pari condizioni) è qualcosa verso cui ha molto insistito, negli ultimi mesi, anche Confindustria. “Il sud deve continuare a crescere, perché l’intera Italia ha bisogno di viaggiare alla stessa velocità. Ma adesso serve una Zes unica per tutto il paese: bisogna sbrogliare la matassa burocratica, con una Conferenza dei servizi che metta tutti gli enti attorno allo stesso tavolo e abbia il potere di far partire gli investimenti”, ha ribadito in queste ore il presidente Emanuele Orsini. Chiedendo al governo di agire nel più breve tempo possibile. Solo che, così come era successo con la fuga in avanti a opera di Matteo Salvini, nel governo non è che siano proprio tutti allineati sul dossier. Soprattutto, c’è chi teme che l’eventuale nascita di una Zes unica che copra anche il nord possa andare a detrimento di quella per il sud su cui regioni e amministrazioni locali hanno molto investito. Chi in questi mesi ne ha seguito i lavori è il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra, ex segretario generale della Cisl. Sbarra ha ricordato in più occasioni come la Zes abbia mosso qualcosa come 60 miliardi di euro, abbia portato, solo nel mese di luglio “200 mila nuove assunzioni”. Ancora giovedì il sottosegretario sarà a Bari per un partecipare a un evento sulla Zes come “acceleratore di sviluppo per il Mezzogiorno”.
Anche per la natura dell’investimento, insomma, quando s’è iniziato a quantificare in circa 3 miliardi di euro i fondi da destinate alle regioni del nord, nella sua struttura hanno iniziato a storcere il naso. Tutt’al più, ha fatto notare Sbarra, al nord “si potrebbero estendere solamente le semplificazioni burocratiche”. Questo anche perché la Zes deve sottostare al rispetto delle deroghe, per la concessione di “zone economiche agevolate”, su cui a esprimersi è l’Unione europea. “Ed è ovvio che a regioni come per Veneto, Lombardia e Piemonte non possano applicarsi deroghe derivanti da gap di sviluppo valevoli al sud”, ragionano ancora dalle parti di Sbarra. L’ulteriore apprensione, poi, è dovuta al fatto che un cordone di spesa già particolarmente risicato possa risentire di una competizione tra nord e sud. Insomma, non è affatto detto che questa Zes del nord alla fine si faccia.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
