Politica
porte aperte •
Carrozzone Vannacci. Il responsabile remigrazione pro riarmo ed esercito europeo
Giorgio Carta, avvocato ed esperto di diritti delle forze dell'ordine, vorrebbe riconoscere la Palestina. Era contro il sovranismo italiano e dell'Europa scriveva: "Può essere criticata per mille motivi, ma non per aver preso finalmente coscienza della necessità di armarsi”

Alla pedalata futurista, durante il triathlon vannacciano dello scorso fine settimana, più di uno si è presentato con la bicicletta a pedalata assistita. Tra questi, per dire, c’era pure il deputato Emanuele Pozzolo. Non esattamente l’amarcord un po’ balilla che voleva Roberto Vannacci per temprare il fisico (“bestiale”). Si fa quel che si può. Anche questo appartiene ai rischi di un partito nuovo, che cresce in fretta, s’allarga. E può ritrovarsi dentro un po’ di tutto, anche chi a lungo ha sostenuto posizioni ben diverse da quelle dal generale al contrario. Come Giorgio Carta, fresco di nomina a responsabile del dipartimento sicurezza e remigrazione di Fn, l’elemento centrale – finora praticamente l’unico – dell’offerta politica del generale al contrario. E’ un avvocato, esperto in diritto delle Forze dell’ordine e militari, che oggi ha sposato la causa vannacciana ma fino a qualche tempo fa ha portato avanti istanze poco futuriste.
Qualche esempio? A differenza del suo generale, si è detto favorevole al riconoscimento dello stato di Palestina. Ancor di più, lo scriveva sui suoi social, era convinto che “l’unico sovranismo alla nostra portata sarebbe quello europeo, ma è proprio ciò che i sovranisti nostrani combattono con più forza”, facendo così un favore alle superpotenze, come Stati Uniti, Cina o Russia. Non è tutto, perché “non c’è Europa senza esercito europeo”, scriveva ancora Carta, specificando che questa forza militare dovrebbe avere solo ed esclusivamente scopi difensivi: sarebbe uno strumento per rafforzare anche politicamente Bruxelles. E’ quello che grossomodo sostiene il blocco Pd-M5s-Avs, mentre Vannacci, al contrario, è un fermo oppositore di questa prospettiva, nella convinzione che una forza militare comunitaria “sarebbe un’ulteriore cancellazione della sovranità nazionale”. Per il responsabile sicurezza (che ha anche la delega ai rapporti con le forze dell’ordine) comunque l’Unione europea non è perfetta. E come si legge nello stesso post “può essere criticata per mille motivi, ma non per aver preso finalmente coscienza della necessità di armarsi”. Chissà se Carta, a cui toccherà occuparsi di remigrazione, è ancora di questo parere, ora che è passato da elettore meloniano a sostenitore di Vannacci.
Sono i cortocircuiti, si diceva, di una forza politica che i sondaggi raccontano in ascesa (tanto da superare la Lega secondo alcune rilevazioni). Con il rischio, però, di ritrovarsi in casa opportunisti, personalità dalla giravolta facile. Oppure grane interne: come quelle di cui abbiamo scritto su questo giornale sui Lefebvriani, l’ideologo Lorenzo Gasperini e Mario Borghezio, di cui qualcuno nel partito ha chiesto la testa. Ma ci sono anche le divergenze di vedute sulle carceri, con l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno che si muove su posizioni decisamente differenti rispetto a quelle di Vannacci. O ancora, venendo alla cronaca più recente, quel militante futurista che a San Benedetto del Tronto ha deciso di farsi giustizia da solo, prendendo a pugni un migrante che intralciava il traffico. Diversa è invece la questione calabrese, dove nel weekend 600 militanti (il responsabile locale Domenico Furgiuele però ha ridimensionato: sono 300) hanno stracciato le tessere di Fn lamentato nomine imposte dall’alto e logiche da vecchio apparato, più che da politica del futuro. Vannacci nel frattempo tira dritto, gioca un’altra partita. Continua a battere sulle preferenze e, dopo la tappa ligure, oggi sarà in piazza a Pescara. Sempre da queste parti, siamo a Chieti questa volta, il generale al contrario ha da poco aggiunto alla sua squadra Alessandro Carbone, che appena un mese fa era stato eletto consigliere comunale (era anche candidato sindaco) con il Partito liberdemocratico di Luigi Marattin, di cui era dirigente nazionale. Poi deve essere rimasto folgorato sulla via del vannanccismo, come tanti altri in questi mesi. Vannacci ringrazia, non se ne cura e apre le porte del carrozzone. Del resto anche lui un tempo giurava che non avrebbe mai fondato un partito: “Spaccherei la destra”. E invece.
