Il Pd pacifista usa il "no" alla leva obbligatoria per dire "no" al riarmo

La mobilitazione di oltre cento sindaci di centrosinistra per dire "no" alla reintroduzione del servizio militare è uno specchietto per le allodole. Alla Camera la conferenza stampa ospitata da Arturo Scotto per presentare la mobilitazione della rete "Un'altra Difesa è possibile"

13 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 19:44
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Elly Schlein - foto LaPresse

Per dire "no" al riarmo il Pd riparte dai comuni. Questa mattina alla Camera si è tenuta una conferenza stampa piuttosto singolare: il deputato del Partito democratico Arturo Scotto ha ospitato la rete "Una cosa di sinistra" per presentare gli esiti di una mobilitazione dal titolo "Cento comuni per la Pace", un'iniziativa volta a far approvare in diverse città italiane una mozione in consiglio comunale che si opponga alla reintroduzione del servizio militare obbligatorio "paventato dal governo italiano" e si adoperi per promuovere la "difesa civile e non violenta". Le amministrazioni che hanno sottoscritto il progetto sono oltre centoventi e tolte due eccezioni sono tutte amministrate dal centrosinistra. Peccato, però, che non esista un progetto concreto dell'esecutivo che vuole reintrodurre la leva militare. E infatti tutta questa mobilitazione sembra essere uno specchietto per le allodole. Un puntiglio per ricordare il pacifismo dem. Ma dato che dire no alle armi rischia di lacerare il partito, si cerca una via più semplice.
E infatti l'iniziativa si chiama "Cento comuni per la Pace" e fa capo alla rete "Un'altra difesa è possibile", un'associazione che riunisce diverse realtà e che da tempo si sta impegnando per una "campagna per il disarmo e la difesa civile". Il loro obiettivo, come si legge sul sito, "è quello della costituzione di un dipartimento che indirizzi il contributo alla Difesa civile con le proprie autonomie e modalità di lavoro delle varie componenti oggi esistenti fra cui il Servizio civile, i corpi civili di pace, la protezione civile oltre ad un ipotizzato Istituto di ricerca su pace e disarmo". L'iniziativa presentata stamattina alla Camera si tratta di un altro tassello che vuole portare a raggiungere le firme necessaria per portare in Parlamento una proposta di legge.
Tommaso Sasso, componente del gabinetto di Roberto Gualtieri al comune di Roma, ha dichiarato: "Alla nostra battaglia contro l’ipotesi del ripristino della leva militare obbligatoria, accompagnamo il nostro impegno a sostegno della proposta un’altra difesa è possibile, per l’istituzione della Difesa civile, a complemento di quella militare”. E ha aggiunto: "Il valore della nostra mobilitazione in tante città italiane va oltre il merito della proposta, e vuol ribadire che non ci rassegniamo all'idea che la guerra e il riarmo siano un destino inevitabile. Vediamo con preoccupazione il tentativo di delegittimare il fronte pacifista, dipingendolo come un naturale alleato di autocrati e criminali. La nostra posizione, infatti, è ad esempio perfettamente compatibile con il sostegno fermo e determinato alla resistenza Ucraina, che oggi va accompagnata con una più decisa azione diplomatica".
Nella mobilitazione presentata, gli organizzatori hanno inviato ai comuni aderenti il testo di una mozione da far approvare in Consiglio comunale. Il testo ha il titolo "La città di ... contro la reintroduzione della leva militare obbligatoria e per la promozione della difesa civile" e si tratta della stessa approvata circa un mese fa dal comune di Firenze. Il punto centrale è che il documento non si scaglia contro un progetto di legge specifico, quanto più in generale contro la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, abolito nel 2005.
Negli impegni che si vogliono sottoscrivere al sindaco e al Consiglio, la mozione cita "l'ipotesi paventata da esponenti di primo piano del governo italiano di reintrodurre la leva militare obbligatoria in tempo di pace in Italia", ma non c'è nessun progetto all'attivo e il ministro della Difesa Guido Crosetto aveva chiarito che le sue dichiarazioni non si riferivano alla leva, quanto piuttosto alla necessità di riorganizzare e ampliare (anche alle nuove tecnologie) il comparto militare del nostro paese. Nei successivi impegni, poi, il testo recita: "Proseguire l'impegno nella promozione di iniziative pubbliche orientate alla Pace, alla Cooperazione internazionale e alla non violenza", "a promuovere, nelle scuole e negli spazi pubblici del territorio comunale, iniziative culturali e percorsi educativi sulla Pace" e "a dare diffusione e sostegno alla raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 'Un'altra difesa è possibile', finalizzata alla promozione della difesa civile". 
In questi giorni dove il dibattito proprio sul riarmo è stato infiammato dalle parole di Giuseppe Conte, smentito dalla stessa Nato, proprio qui sul Foglio, la questione torna ad essere tutta politica: ci sono pezzi di Partito democratico in fibrillazione e che sin da subito si sono scagliati contro le parole del leader del Movimento 5 stelle. Ma c'è un altro pezzo di Pd, compresa la stessa Elly Schlein, che ha preferito non commentare. È lo stesso Arturo Scotto a dire al Foglio che su questo tema preferisce non rilasciare altre dichiarazioni "per alimentare il dibattito in corso". Ma se è vero che alle parole è sempre meglio preferire i fatti, sembra che il partito stia organizzando la sua contrarietà all'aumento delle spese per la Difesa proprio attraverso la grande rete di comuni che ha lungo lo stivale.