Guardare al campo largo in versione ristretta a Napoli, nel lancio di campagna elettorale non affollatissimo e assediato dalle incursioni di disoccupati e attivisti di Potere al popolo, e provare la sensazione che serva altro, molto altro. Beppe Giulietti – giornalista, sindacalista, ex parlamentare per l’Ulivo e Italia dei Valori nonché pilastro dell’associazione Articolo 21 pensa serva “qualcosa che il pensiero di papa Bergoglio e di papa Leone XIV suggerisce”, dice, “sulle guerre, sulla povertà, sull’AI. E servirebbe al centrosinistra quella che io chiamo ‘Alleanza per la costruzione di ponti’”. Non c’entra nulla il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che del Ponte per antonomasia ha fatto una bandiera, ma la consapevolezza che “oggi il centrosinistra non sia in condizione di espellere nessuno, e che anzi debba pensare ad allargare”. E dunque ponti, ponti e ponti per una coalizione che si estenda “dalle suore di clausura ai centri sociali”. Magari anche fino a Matteo Renzi e a Carlo Calenda? “Ripeto: il centrosinistra oggi non si può permettere di escludere. Tanto più che gli altri, nel centrodestra, riescono a tenere insieme neofascisti e liberali moderati, compresa Marina Berlusconi”. E quella piazza napoletana tormentata e non straripante fa venir voglia di respingere, dice Giulietti, “le inutili riflessioni su chi sia moderato e chi radicale e su chi abbia la camicia rossa o nera”, per mettersi invece al lavoro e “aggregare attorno a un programma in pochi punti tutti quelli che ci stanno”. Lo impone il panorama: “Si discute di selfie Trump-Meloni invece che dei comuni profondissimi interessi tra i due paesi, mentre si muove sulla scena il peggio dello stalinismo e dello zarismo cioè Vladimir Putin. Si impone uno sforzo di razionalità”. Ma la ragione, per Giulietti, “non porta dalla parte di chi chiede alla povera Elly Schlein, appena si muove, di dire prima di tutto chi vuole buttare giù dalla torre. Tanto più che nell’altro schieramento, specie se passa a colpi di fiducia la nuova legge elettorale, si andrà più che mai compatti alle elezioni”. Di là hanno il problema del generale Vannacci. “Se passa quella legge elettorale, Vannacci avrà un posto a tavola”. C’è chi parla di un antidoto: la convergenza al centro oltre gli schieramenti, fino a Forza Italia. “Mi sembra davvero improbabile che Marina Berlusconi lasci il centrodestra. E, ribadisco, trovo singolare che si chieda una preventiva scelta ad excludendum a Elly Schlein. Per non parlare di chi cerca, nel centrosinistra, leader alternativi dopo aver visto qualcuno spigliato in tv. Vogliamo perdere come nel 2022?”. Dalle suore di clausura ai centri sociali ai centristi: sì, ma come? “Ci si chieda chi sono gli elettori che hanno votato ‘No’ al referendum dopo essersi astenuti per anni, e li si ascolti. E poi si cerchi qualcuno che butti giù quattro o cinque punti per un programma di buonsenso attorno al quale costruire l’alleanza”. Lavoro per un mago? “Per una persona che risponde al nome di Pierluigi Bersani, uno che va in parrocchia e dialoga anche quando lo sbeffeggiano”. Il riferimento non casuale rimanda al lontano giorno ell’incontro in streaming tra un bonario Bersani e i due cerberi grillini Crimi e Taverna, nel 2013. “Ci si dimentichi il risentimento”, dice Giulietti: “Dobbiamo re-imparare a convivere. E c’è un’Italia variopinta e piena di passione civile che è pronta a votare chi si fermi un attimo a parlarle”.