Arianna Meloni: "Rivendichiamo le preferenze". Rampelli: "Io sindaco? Alemanno mi ha bruciato"

Fratelli d'Italia si riunisce a Roma, dove il candidato sindaco ancora non c'è. Il racconto di Piazza Italia-Riscatto Capitale

10 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 12:44
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C’è Arianna Meloni che, dietro le quinte, sorride: “Se non si propone nessuno, vabbè... ci sono io”. E poi Fabio Rampelli che dice: “Io sindaco di Roma? Alemanno mi ha bruciato”. C’è tutta la destra capitolina all’ombra degli Aranci, per l’evento “Riscatto capitale”, anche se il pensiero, qui, è alle concomitanti elezioni politiche. E siamo quindi nel Giardino sull’Aventino, quando nel pomeriggio di ieri si manifesta lei. Arianna. La pontiera tra Roma e il mondo e tra noi e lei (beninteso: l’altra lei, Giorgia, divisa oggi fra Trump e le preferenze). Ma a proposito di preferenze – chiediamo – con le legge elettorale come va? “Le preferenze? Come sa, appartengono da sempre alla cultura politica di Fratelli d’Italia”, dice al Foglio la responsabile della segreteria politica del partito. Nel frattempo un’ammiratrice, da dietro le transenne, le chiede un selfie. “C’ho più foto con te che con mia figlia”, sorride Ari (e giammai si sottrae). Ma dicevamo, anzi diceva: “Noi le rivendichiamo, le preferenze, perché siamo convinti che la migliore rappresentanza nasca dalla libera scelta degli elettori”. Sì. Anche se non tutti, in coalizione, la pensano così. Per non dire della curiosa vicenda delle deputate donne che, dalla Lega al Pd, hanno firmato un appello contro le preferenze e pro listino. “Io penso che le donne non debbano essere protette dalla competizione. Penso che debbano essere messe nelle condizioni di competere ad armi pari”. S’avanza il matriarcato. “Le preferenze premiano chi è capace di costruire consenso, radicarsi sul territorio, dimostrare il proprio valore”. Chiude: “E le donne, di questo, sono perfettamente capaci”. Zac.
E il territorio, del resto, è il tema di giornata, qui a “Piazza Italia - Riscatto Capitale”. Un tema che si mescola, o si stempera, nella politica nazionale.
La sintesi tra Roma e il mondo, per dire, è tutta nello stand degli hamburger che portano i nomi imperiali di Giulio Cesare, Traiano, Domiziano, e persino di Augusto, il panino vegetariano. (Donald Trump, ovunque egli sia, avrà sentito l’amore. E l’odore).
Parliamo quindi con Arianna di riforma elettorale ma Roma – dal Giardino disegnato da De Vico che è lo stesso architetto di Colle Oppio – è il nodo che prima o poi dovrà essere sciolto. Arriva allora Giovanni Donzelli, che con i giornalisti non si risparmia su legge elettorale, emendamenti, persino sui vannacciani che, a differenza di Calenda, dice, “sono inaffidabili”, alla stregua di “Conte, Schlein e Soumahoro”. Ma che, interrogato su Roma, dice: “Non sono romano, non so”. Perché un candidato, appunto, non c’è. Anche se sul palco, con loro, sale l’uomo che “Piazza Italia” ha ideato. Il gabbiano Fabio Rampelli che di Roma parla, che a Roma pensa, che a Gualtieri telefona – dicono – per dare consigli su Tor Bella Monaca e che ha ricevuto l’endorsement di Alemanno: “Rampelli tutta la vita”. Un bacio a prima vista con schiocco – sono i “rivoluzionari permanenti” – oppure un bacio della morte per chi li conosce bene e per lui. “Alemanno mi ha bruciato”, ci dice il gabbiano. E lei che fa? Cerca il colpo d’ala? “Cerchiamo il riscatto delle periferie, che non può avvenire in pochi anni”. Riscatto Capitale, dunque, anche se un nome non arriva, e il vertice Nato nulla è in confronto a Roma. Intanto torna Arianna. Che a favore di camera scherza: “Se non si propone nessuno, vabbè… io ci sono”.