Il nome della “cosa”. Centrosinistra diviso su come chiamare la coalizione

Del programma si parlerà nel 2027 e manca anche una sigla che metta d'accordo tutti i leader. Gli scenari però sono tratteggiati: i centri saranno due, e le elezioni dopo aprile


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Elly Schlein è molto soddisfatta di come è andata la vicenda della commissione di Vigilanza Rai. Era da tempo che la segretaria del Partito democratico meditava questa mossa di cui qualcuno invece ha voluto attribuire la paternità a Giuseppe Conte. Un unico rammarico: la decisione dei due consiglieri di amministrazione Rai che fanno riferimento all’opposizione di restare in sella. La leader del Pd avrebbe preferito le dimissioni dei due per ottenere un effetto ancora più dirompente. Ma anche così, a suo giudizio, l’operazione può considerarsi riuscita.
Il nome dell’alleanza rischia di far litigare i leader del centrosinistra. La coalizione non è ancora nata nella sua versione stabile e definitiva ed è già scontro sul nome della nascitura. 
Giuseppe Conte ne aveva proposto uno. Alleanza per la Costituzione e la democrazia. O anche il più breve Alleanza per la Costituzione. Ma Angelo Bonelli glielo ha prontamente cassato. Ed Elly Schlein non ha proferito verbo a questo proposito. La realtà è che nessuno è disposto a concedere agli altri il copyright del nuovo nome dell’alleanza che sarà. Per questa ragione anche il possibile nome della futura coalizione tarderà ad arrivare.
Del resto, il ritardo sembra essere il marchio di fabbrica del centrosinistra. Che dire, ad esempio, del programma? Qualcuno aveva scritto e annunciato che si sarebbe partiti a settembre. Ieri su qualche giornale è apparsa l’ipotesi che si sarebbe andati più per le lunghe. Cioè, a ottobre. Ma la verità è che sul programma il centrosinistra non ci metterà la testa prima dell’inizio del prossimo anno. Autunno, infatti, è tempo di Finanziaria e le opposizioni, per ovvi motivi, saranno in tutt’altre faccende affaccendate. Per questa ragione più di un autorevole esponente del centrosinistra fa sapere in via ufficiosa che l’avvio di ogni cosa sarà a gennaio, dopo le feste invernali. Lo stesso dicasi per i lavori in corso nel cosiddetto centro dell’alleanza.
Pare ormai scontato che i centri saranno due, ma l’assetto definitivo si avrà non prima del 2027. Troppo tardi? Non è detto. Nel centrosinistra sta maturando la convinzione che le elezioni, nonostante i boatos recenti, non saranno in aprile. Questo perché le opposizioni sono convinte che tra le divisioni della maggioranza di centrodestra e l’ostruzionismo che metteranno in campo loro, l’approvazione della riforma elettorale voluta dalla premier Giorgia Meloni non sarà così spedita come si credeva in un primo tempo. Questo ragionamento ha indotto i leader del centrosinistra a non preoccuparsi troppo per i continui rallentamenti. Ma c’è chi invece nutre qualche apprensione, soprattutto perché oltre al nome della “cosa”, al programma, a un centro ben organizzato e capace di essere attrattivo manca anche un candidato premier.