Da Dibba a d’Orsi, il Vannacci rosso scombina il campo largo (che guarda a Rifondazione Comunista)

L'ex grillino Dibba pensa al ritorno alla politica dei palazzi, il professore di Torino ha fondato il suo movimento. Puntano il voto di protesta e rischiano di rovinare i calcoli del centrosinistra, che adesso dialoga Acerbo: "Per un accordo tecnico-elettorale", dice il segretario di Rc. Modello Molfetta?

Immagine di Da Dibba a d’Orsi, il Vannacci rosso scombina il campo largo (che guarda a Rifondazione Comunista)
Si va da Alessandro Di Battista, soprattutto, al professor Angelo d’Orsi. E’ il Vannacci rosso, lo spauracchio multiforme del Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte e forse anche del campo largo. Che intanto, e non per caso, da qualche settimana ha iniziato a dialogare anche con Rifondazione comunista, per sondare “un accordo tecnico elettorale”, per dirla con le parole del segretario Maurizio Acerbo.
Lunedì Di Battista ha lasciato intendere che un ritorno alla politica parlamentare, o almeno un tentativo, è molto più di una suggestione. “Ci stiamo pensando”. L’ex grillino, che al Movimento 5 stelle non ha mai perdonato il sostegno al governo Draghi, ne ha parlato dialogando con Andrea Scanzi, firma del Fatto, con cui condivide una certa avversità – eufemismo – verso Matteo Renzi, in una sorta di monito rivolto al M5s. Il veicolo sarebbe l’associazione Schierarsi, fondata da Dibba nel 2023, che porta avanti battaglie culturali e politiche, al di fuori dei Palazzi. Almeno per ora. L’ultima è una raccolta firme per un referendum che abolisca il finanziamento pubblico ai giornali, che da fine aprile ha raccolto oltre 220 mila firme – sebbene la strada fino a 500 mila sia ancora lunga. E’ anche un modo per pesare Schierarsi, a cui sono iscritti tra gli altri ex M5s come Barbare Lezzi, già ministra nel primo governo Conte. Qualche settimana fa a uno dei banchetti romani dell’associazione di Dibba è passata anche Virginia Raggi per sostenere la proposta referendaria. Mentre negli ultimi giorni, nei corridoi della Camera, si segnalava un nuovo attivismo (e qualche telefonata) dell’ex sindaca di Roma, scontenta della leadership contiana e, al netto delle smentite di rito, ciclicamente considerata in uscita. Del resto in passato Raggi ha partecipato ad altre iniziative di Di Battista, per esempio sulla Palestina, mentre una sua candidatura nelle liste M5s nel 2027 appare molto complicata, spiegano vari colleghi di partito. Dibba – che nel frattempo si divide tra teatro, tv e reportage – ha spiegato che la sua creatura si rivolgerebbe in particolare ai delusi della politica, agli astenuti, al voto antisistema. Ed è chiaro che il primo a farne le spese, al di là dei rapporti di stima, potrebbe essere proprio Conte. E di conseguenza anche il campo largo, con un effetto Vannacci anche a sinistra, tanto più se la contesa elettorale dovesse risolversi in un testa a testa. Valutazioni che andranno tarate meglio in base alla legge elettorale – anche la soglia di sbarramento è un elemento che aiuterà a chiarire il quadro. Dibba comunque è in buona compagnia: su tesi ancora più rosse, estremiste, si colloca il professore di Torino Angelo d’Orsi, studioso di Gramsci e altro volto noto, pure in tv, che si muove su posizioni filorusse (in alcune conferenze anche in tandem con lo stesso Di Battista). D’Orsi ha fondato di recente il suo movimento politico con l’obiettivo di arrivare in Parlamento. Per dire: ha già ottenuto l’endorsement del filosofo che si autodefinisce “controvento. Al di là di destra e sinistra” Diego Fusaro. Tra le prime, moderatissime, proposte: uscire dalla Nato e dall’Europa, mentre “il Pd è il partito della guerra”. Alè. Anche l’operazione D’Orsi si rivolge a un elettorato che è al di fuori del perimetro classico dei partiti. Ma anche da qui è passata la vittoria del No al referendum sulla Giustizia: sono consensi che il campo largo sta provando a intercettare favorendo la nascita di comitati, cercando nuove difficili formule. Oppure tentando di allargare: un esempio è il dialogo con Rifondazione comunista, che a Molfetta alla recenti amministrative ha eletto un sindaco – Manuel Minervini – con supporto del centrosinistra, renziani compresi. Inoltre Mercoledì Rc ha organizzato un confronto dal titolo “Tassare i ricchi”. Vi hanno partecipato anche Peppe De Cristofaro di Avs, la dem Cecilia Guerra e poi Chiara Appendino (la grande sostenitrice della patrimoniale, che non piace a Conte).
Sono segnali di convergenza in vista delle politiche? “Abbiamo dato disponibilità a trovare le forme di un accordo tecnico-elettorale per battere la destra”, risponde al Foglio Acerbo, che ha buoni rapporti con Conte e apprezza la svolta che Schlein ha dato al Pd. “Noi porteremo un 1 per cento, ma potrebbe essere fondamentale”, è il messaggio che manda a sinistra. E con il Vannacci rosso che avanza forse i leader del campo largo dovranno tenerne conto.