“Bravo Alemanno sul carcere. Ma Vannacci non è il compagno giusto per questa battaglia”. Parla Caiazza

L'ex presidente delle Camera penali dice di aver "apprezzato il modo in cui Alemanno ha vissuto questa durissima esperienza, trasformandola in un'iniziativa politica". E però dubita che il generale possa seguirlo: "Né la destra, né la sinistra si occupano del problema, che così peggiora di giorno in giorno"

27 GIU 26
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"Ma davvero si può combattere l'indegna situazione delle carceri italiane con Vannacci? Bisognerebbe chiederlo ad Alemanno, a me sembra molto complicato", ci risponde ridendo l'ex presidente delle Camere penali Giandomenico Caiazza. Anche lui, come noi, è perplesso dalla strana combinazione scelta dall'ex sindaco di Roma per il suo ritorno: paladino del sovraffollamento delle patrie galere e consigliere del generale che vorrebbe ordine, disciplina e gente in carcere buttando via la chiave. "Come spettatore – dice – ho veramente apprezzato il modo in cui Alemanno ha vissuto questa durissima esperienza, trasformandola in un'iniziativa politica". Poi aggiunge: "Mi pare evidente però che i suoi nuovi compagni di viaggio siano almeno indifferenti, se non nemici, delle tematiche che con tanta durezza e chiarezza di pensiero sta portando avanti".
Alemanno invoca l'indulto e i parlamentari di Furturo Nazionale rispondono "giammai". "E non mi stupisco", commenta Caiazza. "Abbiamo ascoltato di peggio. Cose come: Caino deve marcire in galera. La storia di Alemanno insegna che chi fa esperienza del carcere constata in modo inequivocabile che quello sia un inferno". E a sentire l'ex sindaco, che a Rebibbia aveva già trascorso alcuni giorni da ragazzo, la situazione è peggiorata rispetto a decine di anni fa. "All'epoca sembrava uno studentato", ha detto. "Sì, il peggioramento va avanti giorno dopo giorno – conferma Caiazza – perché nessuna delle soluzioni che vengono prospettate, neppure quelle securitarie di costruire più carceri, vengono perseguite. Vale a destra, come a sinistra. A destra c'è l'idea grossolana per la quale ogni forma di espiazione della pena alternativa al carcere è considerata un cedimento dello stato. A sinistra, invece, si fanno molte chiacchiere, ma poi quando è il momento di assumersi la responsabilità ci si tira indietro. E' avvenuto ad esempio quando Orlando era ministro della Giustizia. Con gli Stati generali dell'esecuzione penale aveva messo sul tavolo una vera riforma. E invece il Pd lo ha mollato". Se Orlando non convinse i dem, non possiamo sperare che Alemanno persuada Vannacci? "Tenderei a escluderlo, ma mi farebbe piacere essere smentito".