Lo statuto stracciato da Salvini per non dare poteri a Zaia e Fedriga. Ecco la bozza del “traghettamento”. Giorgetti: "E' confuso"

Ecco Il testo che modificava la natura del partito. Otto punti e nel primo: la direzione allargata. E' di fatto una guida collegiale della Lega. Giorgetti lascia Salvini al suo destino: "Muove le truppe come la prima guerra mondiale, ma dove sono finite le truppe?". E si oppone all'uscita di Donnarumma da Fs
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Punto Uno… Vuole far passare per bugia la verità e i critici per impostori. Salvini dice che la modifica dello statuto della Lega non esiste, ma mente. Ecco il primo degli otto punti, ecco la bozza di modifica concordata da Salvini-Fedriga-Zaia-Giorgetti-Durigon e Calderoli. E’ la carta del traghettamento della Lega per uscire dalla crisi, voluta in un primo momento da Salvini e poi stracciata. Il Foglio ha il primo capoverso. Punto 1: “Sia previsto un Consiglio direttivo composto da Segretari Regionali, dai Governatori, dagli ex Governatori e da eventuali ulteriori membri individuati dallo Statuto stesso che svolge anche le funzioni di Segreteria Politica”. E’ il passaggio dai pieni poteri ai poteri condivisi che Salvini ha abiurato. Giorgetti sta ripetendo: “Servono non due, ma più Leghe. Salvini sposta le truppe come la prima guerra mondiale, ma dove sono finite le truppe?”.
Quando i giornali scrivevano che Salvini avrebbe rimandato il ritiro di Mogliano Veneto, il 4 e il 5 luglio, la controreplica del partito, l’ufficiale, era: “Scrivete falsità”. Bene, il ritiro è stato rimandato. Quando i giornali scrivevano che esisteva un nuovo statuto pensato da Calderoli, chiesto da Salvini, consultato da Durigon, Fedriga, Zaia e Giorgetti, la risposta è stata: “Ve lo siete inventato. Tutto falso”. C’è un nuovo metodo Salvini ed è la negazione. Lo statuto della nuova Lega esiste e si può diffondere un punto al giorno. Sono otto, insieme alle specifiche. Se ne può diffondere uno al giorno per ripristinare l’altra verità, quella che a Salvini non piace. C’è una mal’aria da quando Salvini ha deciso di chiudersi nel bunker della cancelleria e di negare, negare, negare. Non sia mai che accada ma la mal’aria è arrivata al punto che chi si occupa di Lega da vent’anni, nelle agenzie, chi ha dato per prima la notizia della morte di Umberto Bossi, come Federica Valenti, di Agi, viene improvvisamente spostata di mansione tanto da sollevare il cdr che chiede ora la ragione. L’aria della Lega è guasta e non lo racconta un giornale. E’ Giorgetti, che ha tenuto la mano a Bossi, a dire adesso che “servono più Leghe” e che “Salvini sposta le truppe come la prima guerra mondiale, ma dove sono finite le truppe?”. La strategia ultima della Lega è dare mozziconi per ribaltare la narrazione sui quotidiani: le primarie a Milano, il sindaco a Milano, il tecnico scelto da Salvini, le stazioni da militarizzare… E’ un’operazione di cipria per camuffare le frasi che si rivolgono di nascosto nei federali, nei tavoli. Devono togliere il nome “Salvini premier” dal simbolo, ma presto devono cambiare anche l’oggetto sociale. Nel corso dell’ultimo tavolo, quello che doveva portare alla nomina di Fedriga coordinatore (un’altra millanteria) è stato Zaia a dire che “se l’autonomia non viene raggiunta si deve cambiare l’oggetto sociale”. E’ così guasta l’aria che in Lombardia i salviniani hanno mosso guerra a Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato, il loro segretario regionale. Vogliono fare a Romeo quello che altri vogliono fare a Salvini: ridimensionarlo, circondarlo e fargli smettere di parlare di nord. Dice Romeo: “Io continuerò a chiedere più nord, come stabilito dal congresso regionale e come mi chiedono i nostri militanti e sostenitori. Attilio Fontana, il presidente, un galantuomo che ama la Lega, la pensa come me”. Vediamo se anche questa è una falsità. Sta girando nelle chat una locandina con il volto di Salvini: “Se c’è lui, io non ci sarò, Pontida 2026. Domenica 20 settembre” e una didascalia: “Sempre che dopo il Federale e l’assemblea di Treviso non annulli per paura anche il raduno”. E’ la parodia della campagna della scorsa edizione di Pontida. Salvini sta cercando le scope. Sostituirlo democraticamente è impossibile, e si sa. Il consiglio federale è composto da 60 membri, ma solo 22 sono stati eletti dal Congresso. Sono salviniani, e lo sono anche gli altri membri nominati direttamente da Salvini. Per convocare un congresso straordinario servirebbe la maggioranza, più uno. Non accadrà. E’ tecnicamente impossibile. I leghisti stanno facendo di peggio. Giorgetti lascia andare Salvini incontro al suo destino. Salvini ha esibito come vittoria una nota dove Giorgetti diceva che “il segretario è Salvini, deciderà lui”. C’è un altro Giorgetti che tutti conoscono, i leghisti, i giornali, quello che parla in libertà quando si trova per strada. Quel Giorgetti pensa che Salvini sia “confuso”. Perché l’ad di Ferrovie, Stefano Donnarumma, non viene sostituito malgrado la volontà di Salvini di cacciarlo? Giorgetti, che è l’azionista, non sta partecipando a questa disputa sulla sostituzione. Donnarumma resiste perché Giorgetti non mette la sua firma, quella che desidera Salvini. In quello statuto stracciato, quello che Salvini ora nega, c’è la soluzione: il traghettamento. Da oggi questo documento esiste. Otto punti. E’ l’uscita di sicurezza che si sono inventati per redistribuire i poteri senza umiliare Salvini. Tra l’umiliazione e la soluzione, Salvini sta scegliendo la peggiore: negare.