I tavoli di Salvini: prova a mettere Fedriga contro Zaia (ma non ci riesce)

Il segretario si inventa un tavolo degli enti locali Lega, ma mancano le gambe. Sta dicendo che il presidente del Friuli-Venezia Giulia farà il coordinatore del tavolo ma lui non ha mai accettato. E il vicepremier glissa sulla sua presenza a Villa Taverna

23 GIU 26
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Sono le verità parallele di Salvini: si inventa un tavolo degli enti locali Lega, ma mancano le gambe. Sta dicendo che Fedriga farà il coordinatore del tavolo ma Fedriga non ha mai accettato (e Salvini in verità neppure lo chiede). Siamo ormai fra Salvini e realtà. La cronaca: si riunisce, ieri, per la prima volta il coordinamento degli enti locali (19 membri), la nuova invenzione di Salvini per guadagnare tempo, ma il tavolo è da remoto (tutti collegati) e soprattutto non è vero che Fedriga è il coordinatore come viene raccontato da giorni. Salvini parla di Bilancio. Nulla, non accade nulla. Prima c’era la Bestia di Morisi, ora il modello è Matrix. Basta prendere la pillola e si entra nel mondo di Salvini. A Milano, Salvini racconta di aver ottenuto, alle primarie che si è inventato, cinquemila voti di preferenza, ma i dati li ha comunicati lui e bisogna credergli sulla fiducia. Sui social della Lega gira un video strepitoso di Fedriga, che è un manifesto contro tutte le fanfaronate di chi dice che l’immigrazione si risolve in un giorno. Vi ricorda qualcuno? A molti ricorda Salvini, solo che Salvini pensa di usare Fedriga in funzione anti Vannacci (che, ricordiamo, ha lanciato proprio Salvini). C’è metodo. Il metodo dei disperati. Con una batteria stampa, in particolar modo sui giornali del Veneto, si sta cercando di mettere Zaia contro Fedriga, spaccare l’asse dei governatori (Zaia, Fedriga, Fontana, Fugatti), che non crede più alle salvinate.
Si va avanti per effetti speciali e si lascia passare la nottata in vista del ritiro del 4 e 5 luglio a Mogliano Veneto. In tanti stanno consigliando a Salvini, “ripensaci”, “non farlo”, ma lui vuole una notte in hotel per dire che tutto va bene e che la Lega è “in doppia cifra”. Durante il fine settimana ha tirato fuori dal cilindro queste primarie che hanno incoronato Silvia Sardone (tutto il contrario del modello Fedriga e Zaia), ma gli alleati alla sola idea prendono la residenza a Inverigo. Per Salvini è tutto meraviglioso e non dice che il tesseramento della Lega a Milano è drammatico. Si è intestato il Piano casa, quello che Attilio Fontana contesta, e ha nominato ieri Felice Squitieri, come commissario, con tanto di struttura di supporto. Sta facendo perfino lo schizzinoso in vista del 2 luglio, la festa all’ambasciata, americana dove ogni anno non vedeva l’ora di partecipare. Cosa è cambiato? Adesso anche Salvini vorrebbe un papagno da Trump, uno, anche mezzo, per darsi un tono. A chi gli chiede se partecipa, Salvini risponde: “Deciderò”. Non cerca la pace, no, sta cercando solo lo specchio della favola di Biancaneve, e quando lo specchio gli risponde che non è lui il più bello della Lega, risolve così: ora domando a un tavolo. Dall’autonomia allo spiritismo.