Politica
L'intervista •
Rai, di tutto di più
Anzaldi: “Se Trump parla a La7 è perché la Rai non vuole disturbare. Chiocci? Ha un suo disegno”

Roma. Dice Michele Anzaldi, ex segretario della Commissione di Vigilanza Rai: “Questa è la prima legislatura. La prima volta in cui il primo partito di opposizione, il Pd, non ha un consigliere di amministrazione in Rai”. E pensare che il Pd fu anche il suo partito. Quello con cui lei, Anzaldi, venne eletto prima di approdare a Italia viva. Come si spiega il cosiddetto Aventino dem? “Innanzitutto le dico che non mi pare abbia portato grandi vantaggi, considerando anche gli sviluppi...”. Alle ultime dichiarazioni di Gian Marco Chiocchi ci arriviamo. “Ecco, se ci fosse stato un consigliere di amministrazione dem, avrebbe potuto votare. O minacciare le dimissioni. O chiedere a Chiocci di conferire in consiglio di amministrazione. Io penso che l’idea del Pd sia stata quella di non voler partecipare a una presunta spartizione. Un’idea sbagliata, comunque, e forse anche all’origine della cattiva politica che guida la gestione dell’elezione del presidente del Cda”.
Nelle ultime ore – come ricostruito da questo giornale – il direttore del Tg1 ha convocato una riunione di redazione. Qui, ha denunciato l’invio dei “sonori”: i politici che si domandano, si rispondono, inviano le registrazioni ai Tg. La scoperta dell’ovvio, o cosa? “L’unico che inviava i sonori era Silvio Berlusconi. Fosse così, sarebbe un fatto inaudito. Da interrogazione. E non soltanto perché abbiamo il Tg1, 2 e 3, ma anche perché esiste Rai Parlamento”. Se l’ha detto… “Se l’ha detto, è un fatto grave per la libertà di stampa. A ogni modo, lui non è tenuto a pubblicare alcunché. Il direttore, non dovrei dirlo, è l’ultimo generale vivente”. Sì. “Può fare quello che vuole. E poi Chiocci è un giornalista scaltro”. Cosa intende? “Che lui scivoli sulle domande tendenziose di Telenord è ridicolo”. Ha dichiarato di essere di destra e grato a Meloni. “Lui lo voleva dire, come pure voleva dire quel che ha detto in assemblea”. Perché? “Perché forse si è stancato, a ragione, del modo di lavorare. Forse ha paura delle pressioni che riceverà tra pochissimo in campagna elettorale con l’incognita di Vannacci. E perché è un giornalista esperto. Uno che ha fatto le agenzie, i giornali, i tg. E che se scivola con una piccola televisione, non lo fa per caso. Il senso poteva essere: ‘Me l’hanno rubata’”. Chissà.
Al di là di questo, in che stato è la Rai? “Lui è in una situazione da sogno perché c’è una vigilanza che non si riunisce. Che non riesce a eleggere un presidente che sarebbe, poi, l’unico perno di garanzia”. Eletto a due terzi. “Sì. Ci faccia caso. Quando Giorgia Meloni si è lamentata di non essere stata abbastanza presente nei filmati del 2 giugno, si sarebbe dovuta rivolgere a lui: a un presidente. Gli organismi di garanzia servono a questo. Io penso che non ci sia la voglia di andare allo scontro. Basta guardare i Tg, oggi”. Allude alla notizia del giorno? “Sì. Allo schiaffo di Trump a Meloni che mi sembra la notizia più importante d’Europa. Quindici anni fa ci saremmo posti soltanto una domanda: perché Trump l’ha detto a La7 e non alla Rai?”. Ha ragione Mentana? La7 è la nuova Rai3? “Nessuno si pone questa domanda perché si sa che la Rai ha sette direttori e centinaia di vicedirettori. Si sa che non arriva mai prima e non ci vuole arrivare. E se riceve una notizia, la più scottante, risponde: dalla tu, io ci torno dopo”. Con quale scopo? “Per non disturbare il manovratore”. L’ha colpita particolarmente Trump su La7. “Sì. E’ la risposta concreta a tutto quello che ho già detto. L’uomo più arrogante del mondo sceglie un giornalista di quella rete, bravissimo, per affidabilità. E lo fa con un investimento della Rai, negli Stati Uniti, che fa paura. Un investimento di sede, di corrispondenti, mentre La 7 ha un semplice accordo”. Lei pensa non sia casuale? “Tutt’altro. Trump comprende che il giornalista è di quella rete. E dunque gli chiede come stia la premier. Si pone lui la domanda. La risposta a tutti i dubbi, le dicevo, sono i fatti. E dopo un fatto del genere, vent’anni fa, si sarebbero dimesse una serie di persone”