L'altra Lega è FI. Anche il partito di Tajani è in crisi (con congressi-ratifica). S’avanza un “asse del rinnovamento”

Non solo Salvini, anche i forzisti nei sondaggi arrancano. I congressi regionali stanno eleggendo figure vicine al segretario (senza competizione). E ora Occhiuto,  Zangrillo e Craxi puntano a smuovere un po' le acque interne

20 GIU 26
Immagine di L'altra Lega è FI. Anche il partito di Tajani è in crisi (con congressi-ratifica). S’avanza un “asse del rinnovamento”
Pungolano la Lega ma rischiano di essere loro, l’altra Lega. Nelle ultime settimane la lente d’ingrandimento dei giornali s’è posata sulle apprensioni interne al partito guidato da Matteo Salvini. A ben vedere, però, se i sondaggi hanno certificato il sorpasso di Vannacci al Carroccio, hanno anche evidenziato una distanza non insormontabile tra Futuro nazionale e quello che in teoria è il secondo partito della coalizione di centrodestra: Forza Italia. Le rilevazioni, per i forzisti, stazionano da mesi attorno all’8 per cento. Al punto che l’obiettivo del 20, annunciato qualche tempo fa da Antonio Tajani, tutt’al più adesso provoca un qualche sorrisetto di circostanza.
Nel tentativo di “farsi notare” ma forse, più che altro, per distrarre l’attenzione dai problemi interni, da FI hanno provato qualche sortita per cercare di punzecchiare gli alleati. Questa settimana, per esempio, hanno messo sul piatto la candidatura dell’economista Carlo Cottarelli, uno che alle ultime politiche è stato eletto con la sinistra, come potenziale sindaco di Milano per il centrodestra. Nondimeno, sono tornati a battere su alcuni tasti identitari su cui vorrebbero tenere alta l’attenzione di qui in avanti. Un obiettivo concreto è “resuscitare” la riforma della prescrizione approvata dalla Camera e accantonata in commissione Giustizia al Senato entro l’estate. Ci sta lavorando il viceministro Francesco Paolo Sisto. Anche Marina Berlusconi ha dato il suo beneplacito. E giovedì, intervenendo in Aula il senatore Pierantonio Zanettin ha “sfidato” il ministro Carlo Nordio: “Bisogna passare dalle parole ai fatti”. Ma sul dossier, com’è noto, non è affatto detto si riesca a portare qualcosa a casa entro il termine della legislatura.
Ciò detto, oltre al tentativo di guadagnarsi spazi in maggioranza, nel partito procede la campagna congressuale regionale che più di qualche malcontento lo sta ingenerando. Fu uno dei punti al centro del confronto tra Tajani e Marina Berlusconi. La Real casa avrebbe preferito posticipare i congressi. Della serie: meglio, prima, chiarire la linea politica che ci porterà alle elezioni. Ma poi, anche consci del tourbillon che sarebbe potuto scoppiare dalle parti di Tajani, i Berlusconi avevano avevano dato l’ok affinché si svolgessero. Eppure, anche a loro non sarà sfuggita l’immagine di un partito estremamente cristallizzato emerso dai congressi che si sono succeduti nelle ultime settimane. Qualche esempio? In Abruzzo è stato eletto l’uscente coordinatore Nazario Pagano (un contentino è stato dato al potenziale sfidante Lorenzo Sospiri a cui è stata data la delega nazionale all’Ambiente). In Sardegna è stato confermato Pietro Pittalis, nonostante i dossier interni contro la gestione degli ultimi anni. In Veneto segretario è stato eletto Flavio Tosi, in Calabria Francesco Cannizzaro. In Emilia-Romagna Pietro Vignali, ex sindaco di Parma. Sono praticamente tutti “uomini di Tajani”. Un congresso che si sarebbe dovuto tenere nella prima tranche, come quello in Piemonte, invece, è stato posticipato e dovrebbe celebrarsi a settembre. Ma quel che serpeggia nel partito è anche un tentativo di riorganizzazione per cercare di mettere “a sistema” alcune delle figure considerate più prossime alla famiglia Berlusconi. Dentro FI, insomma, c’è chi vede avanzare un cosiddetto “asse del rinnovamento” formato dal presidente della Calabria Roberto Occhiuto, dal ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo e dalla capogruppo al Senato Stefania Craxi. Con l’obiettivo di dare vita a un serie di attività ed eventi che possano posizionare Forza Italia su una linea più liberale. Anche guardando alla prossima campagna elettorale. E per non assumere troppo una posa à la Giovanni Lindo Ferretti nei C.S.I.: “Ciò che deve accadere, accade...”.
Presa dalle questioni internazionali (e dagli screzi con Donald Trump), insomma, la premier Meloni non dorme sonni tranquilli neppure se guarda allo stato della sua coalizione. E se un travaso di voti dalla Lega a Futuro nazionale sta nei fatti, ben meno auspicabile per la presidente del Consiglio sarebbe un tracollo di Forza Italia. Potrebbe accorciare una coperta che con l’eventuale exploit del generale già di per sé è piuttosto corta.