Cinquant’anni nelle istituzioni e una festa al Teatro romano: il sindaco di Benevento Clemente Mastella, ex ministro, ex sottosegretario, ex parlamentare con solide radici nella Dc, domani, nella sua città, guarderà in retrospettiva al suo passato, in compagnia di amici e colleghi, live o in videomessaggio: tra gli altri, Luca Cordero di Montezemolo, Renzo Arbore, Mara Venier, Gigi Marzullo, Diego Della Valle, Maurizio De Giovanni e, tra i politici, Gaetano Manfredi, Matteo Piantedosi, Pierferdinando Casini, Dario Franceschini. Un ricevimento aperto per celebrare “un sogno da guinness dei primati, quello di aver fatto proprio tutto”, dice Mastella, alludendo alle cariche politiche italiane ed estere ricoperte da quando era ragazzo. Era il 20 giugno del 1976. E oggi, dall’alto dei cinque decenni di esperienza e della formazione Noi di Centro, Mastella osserva la foto scattata due giorni fa dai leader del campo largo Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni da Costanza Hosteria, a Roma, e scuote la testa.
Nella foto non c’è Matteo Renzi, non c’è Riccardo Magi e non c’è la triade dei leader civico-tecnico-politici della futuribile quarta gamba del centrosinistra: Alessandro Onorato, Ernesto Maria Ruffini, Vincenzo Spadafora. Ma qualcuno a sinistra si è già seduto su sette cuscini: “Tanto Vannacci farà perdere la destra”, è la convinzione. “Sbagliato”, dice Mastella: “Si oscilla tra l’idea di chi vorrebbe Vannacci all’interno del centrodestra perché ne ha paura, e l’idea inespressa dello stesso leader di Fn – che magari alla fine rientrerebbe vedendosi promosso da generale a ministro della Difesa. Ma, se entra, Vannacci perde il fascino tipicamente italiano della novità che le spara grosse, vedi Lega, Cinque Stelle e FdI delle origini. E il suo sarebbe comunque, anche da solo, un exploit attutito: in Italia, a differenza che in altri casi europei – parlo di Nigel Farage in Gran Bretagna e dei quasi nazisti tedeschi – esiste una sorta di matrioska della destra: Lega, Fratelli d’Italia, ora Futuro nazionale”. Non c’è da sedersi sugli allori, insomma. “E’ stato un errore a sinistra scattare quella foto, con tanto di didascalia dei prossimi appuntamenti. Mi ricorda la ‘gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto’. Ma dove andate, dico io?”. Dove vanno? “Se non si recupera l’area centrale, con una regia intelligente, si perde inesorabilmente”. E chi dovrebbe essere il regista? “Io ho già consigliato di affidarsi a Manfredi”. Che cosa dovrebbe fare, il sindaco di Napoli? “Facilitare, mettere insieme questi soggetti, come fu con Romano Prodi e con la Margherita”. Dovrebbe poi essere lui il leader? “No, Manfredi fa il sindaco, non sarà neanche candidato”. Non è detto che gli altri siano d’accordo. “E’ l’unica cosa da fare, anche perché è tutto da verificare sul campo, il consenso dei vari leader. Ruffini, per quanto autorevole, si è mai misurato con le urne? Non è detto che se scrivi un libro l’apprezzamento si traduca automaticamente in consenso elettorale”.
Che fare, quindi? “Mettere assieme tutti, ripeto. La voglia di centro c’è. Se componi una sorta di Margherita, lo spazio politico esiste e i voti li prendi. Ma se ognuno va per i cavoli propri, dove finiamo? Onorato da solo non va da nessun parte. Io neanche. Renzi arriva al due e mezzo per cento. Serve allora qualcuno che sappia mitigare gelosie e egoismi personali”. Vaste programme, povero Manfredi. “Si faccia come ha fatto Avs”, dice Mastella: “Non è che Angelo Bonelli o Nicola Fratoianni, ciascuno alla testa di partiti diversi, anche se con elettorati potenzialmente simili, potessero arrivare chissà dove. Invece si sono uniti. Bravi”. Unirsi, dunque, pena l’irrilevanza. “Se, com’è facile”, dice Mastella, “la coalizione vincitrice nel 2027 prevarrà di pochissimo, con Calenda da solo al centro e Vannacci da solo fuori, i due saranno decisivi in un senso o nell’altro. E in questo quadro puoi esercitare una forza attrattiva, al centro del centrosinistra, solo se ti presenti come squadra”. Siamo per così dire ancora a caro amico. Renzi non era presente neanche il giorno in cui è diventato partito Spazio Civico. “Purtroppo non lo vogliono”. Mastella è preoccupato: “Dici centro e tutti s’imbizzarriscono, e i piccoli raggi pensano di essere l’intera circonferenza. Ma intanto ai leader della sinistra dico: attenti, serve un centro”. C’è chi si sente già la vittoria in tasca. “Macché. Secondo voi, alla fine, un elettore di Vannacci non proprio irriducibile, uno che sente i principali partiti del centrodestra dire in campagna elettorale ‘così aiutate la sinistra’, alla fine che cosa fa? Fa come Montanelli: si tappa il naso e sceglie il voto utile”.