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Schlein la cattolica. Cerca la ricucitura con l’area Delrio (per evitare altre uscite). Ma anche sponde Oltretevere
Dopo il colloquio con Prodi va a un evento Acli a Torino per riconnettersi con la cultura cattolica del partito, "importante soprattutto in questa fase". L'obiettivo è scongiurare nuove uscite. Il lavorìo per accreditarsi con la Santa sede (e non perdere terreno con Conte)
16 GIU 26

Due ore e mezzo, non tanto per cercare di appianare le reciproche incompatibilità e divergenze di vedute. Quanto, piuttosto, per “stare ad ascoltare”. Confrontandosi, in modo anche molto franco, per arrivare a costruire una coalizione la più ampia e solida possibile. Cercando, soprattutto, di ricucire con i cattolici. Almeno, questo è lo spirito con cui Elly Schlein domenica ha incontrato Romano Prodi. Con cui, c’è da dire, nelle ultime settimane (facciamo mesi) non è che ci fosse proprio unanimità di giudizio. E allora la segretaria del Pd, che è volata a Bologna alla Repubblica delle idee anche per dare un’immagine di compattezza del mondo dem, ha cercato in qualche modo di dare continuità a quell’incontro. Ieri, infatti, la leader dem ha proseguito il suo tour verso il nord vedendo dapprima il sindaco di Milano Belle Sala (“ma non abbiamo parlato del mio futuro”, ha sottolineato il primo cittadino). In seguito si è diretta a Torino, dove ha partecipato a un convegno delle Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli) in ricordo di Mimmo Lucà, suo dirigente storico con un protagonismo politico nella sinistra italiana attraverso l’esperienza dei “Cristiano sociali”. A Torino tra i rappresentanti di quest’area c’erano personalità quali Stefano Lepri, molto vicino a Graziano Delrio. E al di là dei commenti a margine su “Meloni che parla della legge elettorale invece che dei problemi reali dell’Italia” o l’invito a Netanyahu “affinché si fermi garatendo che l’accordo di pace tra Iran e Stati Uniti venga firmato al più presto”, nella partecipazione al panel con Emiliano Manfredonia (presidente Acli) l’attenzione è stata posta proprio sulla capacità di una sinistra “plurale” nel sapere difendere gli ultimi. Schlein ha anche rivendicato quanto una “cultura cattolico democratica oggi è ancora più fondamentale”, specificando che “nessuna cultura politica può prevalere sulle altre” all’interno del partito. Ma anche che “la politica da sola non basta, serve un ponte tra l’associazionismo, il terzo settore e la società civile”.
Già a inizio maggio la segretaria del Pd aveva partecipato a un evento alla Camera per recuperare la “lezione di Aldo Moro”. In quel di Torino, insieme al sindaco Stefano Lo Russo, anch’egli di estrazione cattolica ma con militanza “riformista”, Schlein ha insomma cercato di parlare a quel mondo che negli scorsi mesi ha denunciato un allontanamento della linea politica del Pd. Una ricucitura che secondo alcuni è sembrata rivolgersi soprattutto all’area di Delrio, che con la sua Comunità democratica ha dato il via a un percorso “costituente” per cercare di elaborare una proposta che tenga conto della sensibilità del cattolicesimo riformista. Dopo l’addio di Pina Picierno, gli occhi erano puntati soprattutto sulle mosse dell’ex ministro dei Trasporti. Che però ai suoi ha confessato di voler aspettare, vedere meglio che tipo di piega prenderà la piattaforma programmatica del partito in vista delle elezioni. “Perché se prevarrà la linea M5s del ‘mai l’Ucraina nell’Ue’ è chiaro che trarrò le mie conclusioni”.
Il tentativo di riavvicinamento alla cultura cattolica interna al Pd, a ogni modo, non è l’unico modo per Schlein per cercare di accreditarsi a un mondo che a tutti gli effetti non è il suo habitat naturale. Per esempio, la leader dem sconta, nella competizione interna al campo largo con Giuseppe Conte, una minore consuetudine di rapporti con la Santa sede, uno dei requisiti impliciti di chi voglia ambire a correre per Palazzo Chigi. Del resto, l’ex premier ai tempi dell’università ha frequentato Villa Nazareth. Un dettaglio biografico che lo aiutò parecchio negli anni da capo del governo. Proprio l’esperienza a Palazzo Chigi, poi, servì a consolidare quei rapporti con le alte gerarchie vaticane, a partire dal segretario di stato vaticano Pietro Parolin (anche se i rapporti si sono fatti più saltuari quando Parolin ha preso posizione sul “diritto a difendersi degli ucraini”). Proprio per ridurre questo ritardo si vocifera da tempo un attivismo di un gran consigliori di Schlein come il giornalista Marco Damilano, che ha appena scritto un libro sulla continuità tra Papa Francesco e Papa Leone XIV. Ma anche un’inedita volontà, manifestata da Schlein, di intervenire su questioni teologiche come la pubblicazione dell’enciclica del Pontefice Magnifica Humanitas. Ma che, insieme alla concordia con Prodi ostentata a favore di telecamera, siano passi destinati a placare le tensioni interne, lo si scoprirà solo vivendo.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
