Politica
Il colloquio •
Ruffini: “Serve fare il ‘campo aperto’. Renzi? Non si può escludere. La patrimoniale? No, il tema è l’Irpef”
L'ex capo dell'Agenzia delle entrate aspetta di capire con chi far convergere il suo movimento "Più uno". Onorato non lo convince: "Non allarga il consenso, quel civismo già votava il campo largo". Poi critica Schlein e Conte: "In quattro anni e mezzo nessuna idea alternativa di paese". E sulla legge elettorale dice: "Servono assolutamente le preferenze"
16 GIU 26

“E’ evidente che Più Uno non si limiterà a una mera testimonianza politica. Vogliamo dare un contributo a un contenitore che chiunque insieme a noi può contribuire a formare. Con una premessa importante: deve essere in grado di allargare la proposta politica, altrimenti non vale la pena. Vogliamo trasformare il campo largo in un campo aperto”, dice al Foglio Ernesto Maria Ruffini. Poco meno di un anno fa, l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate ha battezzato il suo movimento, omonimo del libro manifesto pubblicato per Feltrinelli: Più uno. “Oggi – racconta – abbiamo comitati in tutte le province italiane”. Ma che forma elettorale prenderà questo impegno? E sopratutto con chi della variegatissima galassia centrista, dalla Casa di riformista di Renzi ai civici di Onorato, passando per Più Europa? “Io – premette Ruffini escludendo accordi con i terzopolisti/europeisti Calenda, Picierno e Marattin – non mi riconosco in una politica di centro: sono di centrosinistra. In ogni caso bisogna aspettare di conoscere quale sarà la legge elettorale che accompagnerà gli italiani al voto per fare qualunque valutazione”.
Di sicuro, Ruffini venerdì scorso non era all’evento organizzato a Roma da Alessandro Onorato per lanciare il suo Progetto civico. E la sua assenza è stata notata. Lui la spiega così: “Quella proposta parte da esperienze civiche che già nel 2022 sostenevano partiti di centrosinistra. E’ inutile rivolgersi a elettori che già si riconoscono nei partiti esistenti, anche se lo fanno dall’esterno. La proposta politica del centrosinistra non può limitarsi a riorganizzare i voti che già ci sono”. C’è anche una questione più politica. Qualcuno ha pensato che l’operazione Onorato serva ad escludere Renzi dal campo largo per evitare grane a Giuseppe Conte. Ruffini risponde con nettezza: “Chiunque voglia fare una politica ad escludendum sbaglia. E’ necessario il contributo di tutti, anche di quelli che possono non stare simpatici a qualcuno”.
La “visione” è l’ossessione dell’ex direttore dell’Agenzia delle entrate. “Vincere le elezioni – dice – non è sufficiente: la vera questione è sapere dove si sta andando, qual è la visione? Non significa – prosegue – un elenco di provvedimenti bandiera in cui ciascuna forza politica si ritrova per richiamare una sorta di identità politica comune, che però non forma alcuna visione di paese”. Ed è difficile non vedere in queste parole una critica al salario minimo e alle altre proposte instagrammabili immaginate da Elly Schlein per unire il campo largo. E infatti con gli attuali leader del centrosinistra Ruffini è molto duro: “In questi quattro anni e mezzo di governo – dice – si può imputare al centrodestra di aver realizzato ben poco, al di là di una buona narrazione, ma negli stessi quattro anni e mezzo c’è stata un’opposizione che, arrivati al giugno 2026, si riduce a immaginare l’esigenza di un tavolo attorno al quale sedersi, ma che, a partire dalla politica estera, non sa offrire alcuna idea alternativa di paese”. A proposito di provvedimenti bandiera, da ex capo dell’Agenzia delle entrate, cosa pensa dell’idea di una patrimoniale? “La domanda da cui partire – risponde Ruffini – non è se sia giusto chiedere di più a chi ha di più. La Costituzione ha già risposto con capacità contributiva e progressività. La domanda è se il nostro sistema fiscale rispetti davvero quel principio. Oggi l’aliquota marginale massima del 43 per cento scatta già oltre i 50 mila euro e il sistema non distingue più tra chi guadagna 50 mila e chi guadagna 500 mila o 50 milioni. E’ ragionevole?”. E poi, aggiunge: “A cosa dovrebbe servire l’eventuale gettito? Il tema non è solo recuperare le risorse ma comprendere come vengono spese: dal 2015 al 2026 il debito è aumentato di 1.100 miliardi pur avendo incassato lo stato circa sei mila miliardi di imposte. Nell’ultimo anno il recupero dall’evasione è stato di 36 miliardi, ma queste somme dove vanno? Com’è possibile che con tutte questi risorse in più abbiamo una crescita così inconsistente?”.
Tornando al campo largo, anche l’idea delle primarie per scegliere il leader non esalta Ruffini, che però non chiude. “Le primarie – dice – sono uno strumento che può coinvolgere i cittadini, ma soltanto se servono per poter aprire un confronto su un progetto”. La legge elettorale, invece, lo preoccupa. “Lo Stabilicum non è rispondente ai principi costituzionali dell’uguaglianza del voto: l’obiettivo è quello di limitare la rappresentanza purché si abbia la certezza di sapere chi ha vinto e chi ha perso. E anche per questo temo che possa trovare qualche appoggio da parte di alcuni del centrosinistra che preferiscono avere chiaro la possibilità di vincere o perdere piuttosto che scontare il rischio di dover pareggiare e doversela vedere in Parlamento”. Su come dovrebbe essere il nuovo sistema Ruffini è categorico: “Credo che in questo momento la cosa più importante sia reintrodurre le preferenze”.
Di più su questi argomenti:
A Roma da sempre, anzi dal 1992, a eccezione di una parentesi di due anni a Perugia per studiare giornalismo. Una laurea in Economia. Prima del Foglio, ha scritto per OmniRoma, Agenzia Nova e il Tempo. Tende ad appassionarsi a troppe cose rispetto al tempo che una vita concede
