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Rischio Bonaccini per Schlein. L’idea di blindarlo a Bruxelles
Il presidente del Pd sta portando avanti una vera e propria linea alternativa fatta per piacere ai riformisti. Al Nazareno sono preoccupati, ma stanno già pensando a un piano: dargli la vicepresidenza del Parlamento europeo
16 GIU 26

Foto Ansa
Nel cerchio magico di Elly Schlein hanno iniziato a non fidarsi di Stefano Bonaccini. Ricordano le elezioni del 2013: la non vittoria del segretario Pier Luigi Bersani alla fine fece diventare capo del governo Enrico Letta, a quel tempo vicesegretario del Pd. Ora, mancando il vicesegretario, la figura più importante è il presidente, Bonaccini, appunto. A far drizzare ancora di più le orecchie, e preoccupare, i vari Furfaro, Righi, Taruffi e la potentissima Marta Bonafoni (ognuno di loro sogna una poltrona ministeriale, la Bonafoni è convinta di essere la prossima Mantovano di Elly a Palazzo Chigi) è la grande esposizione che Bonaccini sta avendo in questi ultimi giorni. Ma non solo: se la Schlein parla di antifascismo, ecco che Bonaccini mette subito in chiaro nelle sue interviste che l’antifascismo non basta al campo largo per vincere. Una vera e propria linea alternativa fatta per piacere ai riformisti del Pd e a quel centro della coalizione ancora senza un riferimento certo. Che fare allora per fermare le ambizioni di Bonaccini? Al Nazareno stanno pensando a un piano: dare la vicepresidenza del Parlamento europeo (da dove sta uscendo Pina Picierno) a Bonaccini per obbligarlo a rimanere a Bruxelles. A quel punto Zingaretti, nonostante le promesse ricevute direttamente dalla Schlein, resterebbe nel suo posto di capodelegazione del gruppo Pd in Europa. Nel caso in cui invece questo piano per arginare Bonaccini andasse in fumo, e Zingaretti venisse trasferito, per la sua gioia, in uno dei posti della vicepresidenza del Parlamento europeo, capodelegazione a Bruxelles diventerebbe la fedelissima della segretaria, Camilla Laureti.
La kermesse di Alessandro Onorato all’Eur è andata bene: tanta gente, una rete di quasi 700 amministratori locali, tutti i leader presenti. Ma ha lasciato un problema ancora irrisolto: il rapporto fra Progetto civico dell’assessore capitolino con Casa riformista, la nuova creatura di Matteo Renzi. L’ex presidente del Consiglio era infatti l’unico leader di partito a mancare e ora il rischio è che alle prossime elezioni le due aggregazioni del centro vadano divise. Che fare allora? Fino a settembre le due aggregazioni viaggeranno separatamente, in parallelo, evitando attriti e polemiche. Poi, dopo l’estate, si deciderà: a cercare di risolvere l’intricata vicenda, darà una mano Goffredo Bettini. In buoni rapporti con Onorato, Conte e la Schlein, ha ripreso a sentire anche Matteo Renzi, ancora di più in questi ultimi giorni di attrito al centro. Le vie della mediazione al centro passeranno quindi dal direttore di Rinascita, la rivista di Palmiro Togliatti.
Sembra che alle primarie per la leadership del centrosinistra, sempre più probabili, Renzi potrebbe giocarsi la carta Gori. Nome attrattivo per una buona parte del Pd riformista e del centro, è anche ben visto da una certa imprenditoria del nord italia. Una botta per la Schlein, che vedrebbe erodere una buona parte del suo ipotetico tesoretto di voti per le primarie.
Al Pd seguono con attenzione quello che avviene nel centrodestra: le mosse di Vannacci e della sua nuova formazione, innanzitutto. Al Nazareno però sono convinti che alla fine il generale si accorderà con Meloni e il centrodestra, magari con la promessa di ministeri importanti. Qualche dirigente dem ritiene che Marina Berlusconi e Forza Italia con la presenza di Vannacci in coalizione potrebbe tirarsi indietro. La segretaria però è assai meno ottimista. A parte qualche defezione isolata, Schlein resta convinta che Forza Italia non romperà, soprattutto se la prospettiva di vittoria del centrodesta, dopo le ultime amministrative, è aumentata. “Mediaset non abbandonerà mai il governo”, dicono dal Nazareno.