Europeisti, riformisti, liberali. Alta comunità d’intenti, piccoli distinguo

A Milano la chiamata a raccolta per "europeisti.eu", con, tra gli altri, Calenda, Picierno e Marattin. I circoli Matteotti per "tenere insieme le istanze riformatrici", l'istituto Sturzo che cerca di raccogliere le idee sul lato catto-democratico e la fondazione Einaudi, con qualche distinguo, che opera sul lato liberale tra "ego ed ago della bilancia"

16 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 08:01
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Foto Ansa

C’è il grande evento per il lancio del movimento europeisti.eu (ieri, al Teatro Franco Parenti di Milano), con la partecipazione speciale di Mario Monti e Carlo Cottarelli e la presenza e l’azione promotrice, tra gli altri, di Carlo Calenda, Pina Picierno, Luigi Marattin, Piercamillo Falasca, Sergio Scalpelli e Daniele Nahum, in vista della costruzione “di un polo europeista”. E c’è il parallelo sforzo matto e disperatissimo della piccola coalizione di volenterosi osservatori, professori, giuristi, giornalisti e politici che da associazioni, fondazioni, siti e teatri cerca di mettere insieme, al centro – inteso come alternativa a qualsiasi populismo di destra e sinistra, ma anche alla fiacca convivenza con il medesimo – tutti quelli che potrebbero parlarsi e che a volte non si parlano (specie quando si avvicina l’anno elettorale e la dittatura del 3 per cento). E a quel punto, a volte, anche le associazioni e fondazioni di volenterosi nel loro piccolo si incazzano. Ma continuano. Perché l’idea è resistere, resistere, resistere e mandare avanti il dialogo su che unisce più al di là di ciò che divide. E dunque a Milano sono giunti ieri “liberali, socialisti e popolari”, come da appello, e sempre a Milano il 25 si vedranno in simili e diverse nuances di riformismo, ma nell’ambito dei Circoli Matteotti, varie personalità che, spiega la deputata dem riformista Lia Quartapelle, tra le fondatrici del primo circolo Matteotti di Milano, “condividono l’idea di tenere insieme le istanze di forze riformatrici anche di diverse culture politiche attorno a comuni obiettivi”.
Primo: arginare il populismo e il nazionalismo. E dunque il 25 dibatteranno la stessa Quartapelle e Picierno (fresca del lancio del suo “Spazio Pubblico”), Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini, ex dem ora rispettivamente in Iv e in Azione, e la senatrice dem riformista Simona Malpezzi. “Sarebbe imperdonabile se, nel 2027, dovessero prevalere forze populiste e nazionaliste”, dice Quartapelle. Di mezzo, però, ci sono appunto le elezioni e, nell’incertezza legata all’approvazione della nuova legge elettorale, c’è chi non rinuncia, pur nell’ecumenismo degli eventi dialoganti, a partecipare con il proprio simboletto onde tenere, dice un insider, “un piccolo veicolo e una piccola rendita di posizione”. “Non parliamo di liste elettorali, ma di un metodo”, dice Quartapelle, in attesa fiduciosa di un vicino futuro in cui “le ambizioni personali lascino spazio alla costruzione in nome delle comuni idee”. Sempre in un circolo Matteotti, ma nella Bergamo dell’ex sindaco e ora eurodeputato dem Giorgio Gori (che a monte del referendum, da diversi fronti, aveva discusso civilmente a Milano con il renziano Ivan Scalfarotto), si affrontano vari temi “in verticale”, compresa “l’adolescenza fragile ai tempi dei social”, fin dal primo incontro inaugurale, nel settembre scorso, con Maria Elena Boschi, Claudio Martelli, Emilio Del Bono e lo stesso Gori. L’idea, comune all’area Franco Parenti e a Linkiesta.it, è di rimettere o mettere insieme voci anche distanti, ma accomunate da un approccio pragmatico.
A Roma, intanto, non da oggi, l’Istituto Luigi Sturzo prova ad aggregare, attorno a convegni e presentazione di saggi, personalità e idee post Dc e catto-Pd: si va dal ricordo di Aldo Moro al ricordo di Franco Marini (nel febbraio scorso, presenti Dario Franceschini, Pierferdinando Casini, Luigi Sbarra e Pierluigi Castagnetti) ai webinar su “come le forze di matrice democratico-cristiana e conservatrice possano fungere da stabilizzatori democratici di fronte alle spinte polarizzanti del nostro tempo”. Incessante, ma su altro posizionamento, è poi il lavoro di tessitura della Fondazione Luigi Einaudi, il centro di ricerca che promuove la conoscenza e la diffusione del pensiero politico liberale. Il presidente Giuseppe Benedetto era ieri invitato all’evento di Milano. Non ha partecipato per impegni concomitanti, ma (ecco il distinguo) dice, a proposito del voler “chiamare a raccolta liberali, popolari e socialisti”, e lo dice “da europeo oltre che da europeista”, che “in tutti i paesi europei i tre gruppi rappresentano famiglie politiche differenti. Possono collaborare, ma nella logica della distinzione”. Intanto l’istituto, dopo aver promosso una serie di iniziative sul fronte del Sì al referendum, è da tempo in sinergia con Calenda su nucleare, giustizia, legge elettorale proporzionale e assemblea costituente. Ma come si fa, tra fondazioni e associazioni animate da comuni altissime intenzioni, ad andare poi al sodo, superando la divisione del capello in cinque? Benedetto sdrammatizza citando Luca Bizzarri che, nel suo podcast, allude ai liberali che “hanno letto Tocqueville e Popper, ma appena vedono una scheda elettorale sentono l’irrefrenabile impulso di fondare un partito con il loro nome in grande. Ognuno vuole essere l’ago e l’ego della bilancia”. Auguri.