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l'evento nella capitale •
Vannacci chiude l'assemblea costituente di Fn a Roma: "Il femminicidio non esiste"
Non solo remigrazione e sicurezza. L'intervento del generale contro il reato di femminicidio innesca polemiche nelle opposizioni ma anche nel centrodestra. Bongiorno: "Vuole tornare al delitto d'onore?". E il deputato Furgiuele chiama la platea "camerati"

In qualche modo doveva farsi notare. E l'ha fatto, il generale Roberto Vannacci. Chiudendo l'Assemblea costituente di Futuro nazionale tenutasi all'Auditorium della Conciliazione a Roma ieri e oggi. Sicurezza? Remigrazione? Anche, certo. Ma gran parte delle polemiche l'hanno ingenerate le dichiarazioni di Vannacci contro la nuova disciplina per punire il femminicidio. "Sono contrario al reato di femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri ed è caratterizzato da circostanze aggravanti e attenuanti come tutti gli omicidi e atti criminali che avvengono". Era ovvio, quindi, che dalle opposizioni piovesse una batteria di dichiarazioni critiche verso il generale (si va dal Pd con Cecilia d'Elia che parla di Vannacci come "volte del patriarcato negazionista", passando per il M5s di Conte, Italia viva e Avs). Ma anche all'interno della maggioranza l'uscita non è stata affatto apprezzata. "Il punto non è che la morte di una donna 'pesa' più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Ecco perché la critica del leader di Futuro nazionale è totalmente fuorviante. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d'onore", ha risposto a Vannacci Giulia Bongiorno, deputata della Lega e prima firmataria della legge per l'introduzione del reato di femminicidio. Ma anche Mariastella Gelmini di Noi moderati ha descritto le parole del leader di Fn come "una visione arretrata e distante dalla realtà".
Come detto, poi, l'eurodeputato è tornato a battere su temi identitari quali la sicurezza e il progetto di remigrazione: "Mandateci al governo e ci riusciremo". Con una specie di ramoscello l'ulivo teso a Matteo Salvini. "Lui al Viminale? Perché no. Ma tante persone potrebbero fare il ministro dell'Interno". Sempre verso la fine dell'Assemblea, poi, il deputato ex leghista da poco confluito in Fn Domenico Furgiuele si è rivolto alla platea con l'appellativo di "camerati". Del resto è da tempo che rivendicava come il suo leader politico fosse morto "il 28 aprile del 1945".