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Meloni pensa a Draghi come inviato Ue. Crosetto: “Perché no?”
La premier in Parlamento rinnova la proposta di una personalità mediatrice da inviare a Kyiv, Mattarella è d'accordo. L'endorsement al Foglio del ministro della Difesa. Mentre l'ex ad di Leonardo Cingolani: "Sarebbe un ruolo sottodimensionato rispetto al suo standing. Meglio la presidenza della Repubblica, ma in Italia chi è bravo non piace..."
12 GIU 26

“Mario Draghi inviato dall’Ue per mediare con la Russia? Perché no? Io vorrei si avviasse immediatamente una mediazione. Non ho preferenze né prevenzioni con chiunque vada bene alle parti”. Lo dice, parlando al Foglio, il ministro della Difesa Guido Crosetto. Una presa di posizione che arriva pochi minuti dopo l’intervento della premier Giorgia Meloni alla Camera. La presidente del Consiglio si presenterà al Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno a Bruxelles con una richiesta precisa: l’Ue deve guidare il dialogo tra Ucraina e Russia “e non subirlo”. E a questo fine, ha ribadito ieri la premier in Parlamento, “sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli stati membri per portare il punto di vista dell’Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare”. Un’idea condivisa anche dal capo dello stato Sergio Mattarella secondo cui “è molto opportuno che l’Ue si presenti con una sola voce con Ucraina e Russia”.
Il primo all’interno del governo ad individuare la figura di Mario Draghi era stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, che a gennaio proprio col Foglio aveva scoperto le carte: “Sarebbe la scelta giusta? Se fosse per noi, sì”. Sarebbe anche un modo, si ragiona nel governo, per allontanare dall’Italia una “risorsa” che potrebbe ritrovarsi a giocare un ruolo nel caso si produca un pareggio elettorale. Allontanando gli spettri di governo tecnico. Suggestioni, forse, ma c’è già chi ha iniziato a prendere le misure e scandagliare quali saranno i prossimi appuntamenti dell’ex presidente della Bce ed ex premier, che negli scorsi mesi ha avuto un’agenda piuttosto ricca, con le varie presentazioni del suo rapporto sulla competitività e i discorsi di alto profilo, come quello tenuto per il conferimento del premio Carlo Magno ad Aquisgrana. Da quel che filtra da chi lo segue da vicino, l’agenda di Draghi continuerà a essere “molto fitta e molto mobile”. La gran parte dell’attività sarà però legata a incontri di natura riservata, con alcuni dei principali stakeholder internazionali ed europei, sempre per imprimere una certa “continuità” nelle interlocuzioni sui contenuti del dossier presentato all’Ue. Di certo c’è che poi, dopo l’estate, Draghi parteciperà alla prestigiosa Karl Brunner Distinguished Lecture, in programma il primo ottobre a Zurigo, dove è stato scelto per il suo “impatto sulla politica monetaria europea”. Ma secondo alcune fonti c’è chi starebbe cercando di portare l’ex premier a due appuntamenti estivi in cui in passato ha fatto capolino (e che considera molto prestigiosi) come il Meeting di Rimini organizzato da Comunione e liberazione e il Forum Ambrosetti a Cernobbio. Con un focus sempre sul rapporto presentato nei mesi scorsi alle istituzioni europee. Si vedrà se si passerà davvero dai sogni ai fatti.
Uno che Draghi lo conosce bene è Roberto Cingolani, ex ministro della Transizione ecologica e amministratore delegato uscente di Leonardo. “Se vedrei bene Draghi in un ruolo da inviato europeo in Ucraina? E’ chiaro che nessuno è migliore di lui, anche per rappresentare le istituzioni europee. Ma in quel ruolo sarebbe sottodimensionato. Il suo standing e la sua statura sono quelli di Lagarde, von der Leyen, del presidente Costa, mentre come inviato varrebbe meno di un commissario. Per questo credo sia poco proponibile. E in più non credo sia in cerca di lavoro”, ragiona parlando col Foglio Cingolani, mentre con la sua moto ha iniziato a girare l’Italia e ha già pronte le carte della pensione, dopo il brusco allontanamento da Leonardo. “Speravo di poter finire il mio lavoro ma va bene così, non sono incatenato alla poltrona. Mi godrò la pensione e questa nuova vita in cui non seguo le notizie. E il telefono squilla poco”. Ma visto che lei lo conosce bene, quale potrebbe essere il futuro di Draghi? “Il ruolo davvero perfetto per lui è la presidenza della Repubblica. Ma credo che, proprio perché è troppo bravo, in Italia non lo voglia nessuno. Come in generale non si vuole nessuno che abbia lavorato bene...”, conclude ironicamente l’ex ad di Leonardo.
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Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.
