Federale Lega di urla e nomine rimandate. Zaia contro Siri. Giorgetti a Salvini: “Devi tornare al Viminale, ora!”

La sala esplode, batte i piedi, tanto che perde la calma perfino un arciduca come Fedriga. Vannacci, il nero, li ha fatti imbiancare. Mercoledì prossimo un altro Federale, per presentare la nuova squadra, nuovi nomi e anche un sindaco del Carroccio in segreteria

11 GIU 26
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Foto Lapresse

Si tengono Salvini, non vogliono Salvini. Niente. Un dramma. Quattro ore di Federale con Giorgetti e Romeo che gli suggeriscono: “Per contenere Vannacci devi andare al Viminale, ora!, così possiamo recuperare. Bisogna dirlo a Meloni”. Il Viminale è la loro perestrojka. Niente. E’ il mezzo golpe, il mezzo assedio: è il mezzogiorno delle (mezze) scope Lega. Urla, porte sbattute da Attilio Fontana, il primo a lasciare, ad andare via. Le nomine di Fedriga e Zaia vice sono rimandate. Viene bocciata l’idea della doppia Lega, ma Zaia la rilancia e, dopo aver ascoltato Siri, chiede: “Ma chi è? L’ideologo?”. Giorgetti parla di Piantedosi: “Io non capisco quello che dice in Cdm”. Vannacci, il nero, li ha fatti imbiancare.
Il Federale finisce con la promessa di un altro Federale, mercoledì prossimo, per presentare la nuova squadra, nuovi nomi e anche un sindaco della Lega in segreteria. Ancora una settimana, ma per fare cosa? La trattativa Salvini-Zaia-Fedriga salta prima di cominciare. Niente nomine. Sono precipitati per le decisioni del capo, si sono consegnati a Vannacci, che ora li irride, ma giungono alla conclusione che la “situazione è compromessa”. Ed è una grande presa di coscienza, una novità epocale. Si toccano vette altissime con Armando Siri che spiega, parlando di filosofia e cervello, che tornare alla Lega nord non è praticabile, e Zaia gli risponde: “Ma ti occupi di anatomia o di economia? Nella vita che hai fatto?” e Siri: “Sono l’inventore della più grande proposta economica della Lega, la flat tax”. La linea è negare. Salvini fa un’introduzione di oltre mezz’ora, roba alla Elly Schlein quando si porta dietro il pc in direzione Pd, e si difende con: “E’ stato fatto molto, ma è stato comunicato male”.
In Italia quando un leader è disarmato, si rifugia ancora nel “non abbiamo saputo comunicare”. Non succede niente, succede tutto. Salvini non vuole la doppia Lega che propongono Zaia e Romeo perché, dice Salvini, “esiste solo la Lega attuale”. Ma quale, quella che Vannacci fa sembrare vecchia di quarant’anni? I giornalisti chiedono a Silvia Sardone, la vicesegretaria, se segue Vannacci, dato che a ogni Federale ripropone: “Bisogna fare come Vannacci”, ma Sardone smentisce l’addio perché “io resto con Matteo Salvini”, salvo ripetere a Salvini “fare come Vannacci!” e che Piantedosi è un disastro. La difesa più disperata del capo è sempre di Siri che attacca i governatori ed ex, Fedriga, Fontana, Zaia, “che non hanno aiutato il segretario, che non si sono candidati alle europee, ecco perché Salvini ha dovuto candidare Vannacci”, e continua con la solita sputazzata al governo Draghi. La sala esplode, batte i piedi, tanto che perde la calma perfino un arciduca come Fedriga. Zaia replica a Siri: “Quanti voti ha portato? Dimmi!”. In sala c’è Ceccardi, la prima che aveva osato sfidare Vannacci, quando era intoccabile, che viene rimproverata da Salvini perché si è intrattenuta con le televisioni e parlato di Vannacci, ancora. Ceccardi, a muso duro, gli risponde che bisogna farlo: “Vannacci è un fenomeno gonfiato dai giornali, lo seguono solo i minus …”. Sono stracci. Romeo si scatena contro il senatore Marti, la Lega frisella, la corrente sud, perché “Meloni ha valorizzato più il sud del nord”. Anche da fuori si sente il vocione di Romeo: “Abbiamo perso credibilità, non dobbiamo inseguire Vannacci, dobbiamo dire qualcosa che ci caratterizza”. E continua, ancora, parlando dell’immagine Lega: “Ci siamo logorati, non siamo più quelli della notte delle scope”.
Durigon e Paganella, i due soldati di Salvini, protestano. Riprende la parola Ceccardi e si porta avanti. Se si dovesse scorporare la Lega, anticipa Ceccardi, la Toscana deve andare con il nord perché la Toscana “è una regione che ha fondato la Lega”. I leghisti del nord si danno di gomito e ridono. Quattro ore, quattro ora di Federale. Salvini intima che non “vuole più sentire l’espressione doppia Lega”, perché “non se n’è mai parlato. E’ una fantasia”. Zaia è costretto allora a smentirlo: “Questo non lo puoi dire, perché ne abbiamo parlato io e te”. Niente. Se non ottiene quello che vuole, Zaia non farà neppure il vice. Niente. Giorgetti, con i suoi toni, prova a far capire a Salvini che “abbiamo bisogno di leader che hanno consenso al nord” e vuole far capire che adesso è Zaia. Niente. Zaia esce e cita Carducci: “La Lega è una come la mamma”. I salviniani fanno spirito: “Ma come? Un veneto che cita Carducci di Pietrasanta?”. La vera notizia non è più il futuro di Zaia ma quello di Salvini. Preferiscono mandarlo al Viminale piuttosto che accompagnarlo fuori e rischiano di avere Salvini ministro degli Interni e ancora segretario. Al posto di Salvini-Zaia, rischiamo il ballottaggio Salvini-Vannacci al Viminale. Dalla “Notte delle scope” al notturno nazionale.