Politica
Editoriali •
Un’altra non vittoria di Schlein
Il campo largo spiega senza successo di aver vinto alle amministrative. Verità distorte
10 GIU 26

Foto ANSA
Elly Schlein continua imperterrita a vantare lo splendido successo “progressista” nelle recenti elezioni amministrative. E’ normale che i leader di partito rivendichino in modo un po’ parziale gli esiti elettorali, ma gli altri lo hanno fatto con una certa misura e soprattutto, dopo un giorno, sono passati ad altro. La ragione è evidente: se si eccede nell’insistere sull’esaltazione di risultati che peraltro la maggior parte degli osservatori ha letto in un altro modo, si rischia di ottenere un esito opposto a quello desiderato. Una campagna elettorale che il centrosinistra aveva inaugurato con una forte propaganda sul successo che avrebbe strappato Venezia agli avversari, cosa che non è avvenuta, e che si è conclusa con un pareggio ai ballottaggi, terreno peraltro tradizionalmente ostico per il centrodestra, può essere presentata come un successo addirittura clamoroso? Se sono comprensibili le dichiarazioni immediate, l’insistenza, che non a caso è stata solo della leader dei democratici, più che rassicurare fa venire dei dubbi anche ai simpatizzanti.
Le elezioni si vincono nelle urne e quando questo accade davvero viene capito da tutti. Se invece si risolvono in una situazione che mantiene in sostanza gli equilibri precedenti, com’è accaduto in questa tornata, è meglio non insistere nel rivendicare quella affermazione netta che si desiderava ma che in realtà non si è ottenuta. Quello che forse assilla Schlein è il rischio di una difficoltà nella costruzione definitiva di un’alleanza competitiva, soprattutto per le tensioni che restano tra il Movimento 5 stelle e i settori centristi. L’idea che questo possa essere superato con l’entusiasmo travolgente per una marcia trionfale già iniziata è un po’ ottimistica e, soprattutto se non condivisa dall’intero schieramento, può diventare addirittura controproducente. Una volta la sinistra, il Pci in particolare, dedicava all’analisi del voto un’attenzione quasi certosina, per identificare i motivi dei successi e degli insuccessi. Non si chiede di tornare a quel metodo, ma un po’ più di misura va consigliata anche nelle temperie attuali.